Veneto, il referendum non è una questione di partito

di ROBERTO CIAMBETTI

“Tutte le questioni  sospese  all’interno di  ogni Paese  devono essere risolte con mezzi pacifici e attraverso il dialogo, rispettando la reale volontà delle persone coinvolte” Con queste parole Ban- Ki-moon, segretario generale dell’Onu rispose nello scorso aprile ai giornalisti che in Andorra gli chiedevano una dichiarazione sui referendum indipendentisti di Catalunya e Scozia: “Le nazioni Unite rispettano i processi di autodeterminazione”  rimarcò Bn-Ki-moon con chiarezza.

Per quanto riguarda la Scozia il referendum si terrà nel 2014, mentre in Catalunya il presidente Artur Mas  rispondendo alla stampa giovedì scorso  ha ribadito che cercherà di “esaurire tutti i meccanismi possibili” per raggiungere un accordo con il governo spagnolo per arrivare al referendum sull’indipendenza catalana  e formalizzerà la sua richiesta entro luglio: come in Italia anche in Spagna si cerca di bloccare il referendum sostenendo il principio costituzionale immodificabile dell’unità della nazione.

Ero presente di persona alle dichiarazioni in sala stampa del Palau de la Generalitat  e posso dire che Mas era sereno e per nulla preoccupato dalle defezioni dal fronte referendario di alcune forze politiche, Popolari fra i primi richiamati all’ordine dalla casa madre di Madrid.

Il ragionamento del Presidente catalano è chiaro: il referendum non è questione di partiti, è un diritto del cittadino e il principio di autodeterminazione prevale su quello dell’unità nazionale  Una vasta area dell’opinione pubblica catalana, trasversale alle forze politiche e interclassista  è dichiaratamente indipendentista ed è sinceramente stanca di Madrid.  Stanca, arrabbiata, ferita da una crisi economica che a Barcellona, morde, crea problemi sociali, che potrebbero essere affrontati  diversamente se solo  i catalani non fossero contribuenti netti dello stato spagnolo.

Xavier Trias, che proprio lunedì prossimo festeggerà il primo biennio da sindaco di Barcellona, mi ha confermato che i suoi cittadini hanno un residuo fiscale di circa 2.700 €: avreste dovuto vedere la sua espressione quando gli ho detto che in Veneto superiamo invece i 4 mila € pro-capite tra quanto versiamo all’erario e quanto la Pa spende nella nostra regione.

Sia veneti che catalani sono contribuenti netti, versano più di quanto ricevano e difficilmente i governi italiani e spagnoli perderanno tanto facilmente i loro principali finanziatori: quale pirata rinuncia alla sua Isola del tesoro?

Il problema del referendum, a Madrid come a Roma, non è una questione di diritto, ma di soldi, quelli che verrebbero meno alle casse statali dei due Paesi costringendoli a dover rivedere pesantemente le loro finanze e abbattere quell’architettura complessa di privilegi, perché, come spiegava bene Sergio Romano: “Esiste una nomenklatura politica, amministrativa, economica, sindacale, per cui l’Italia deve restare ‘una e indivisibile’. Per coloro che ne fanno parte non è soltanto una patria: è anche un grande collegio elettorale, un serbatoio di voti, un datore di lavoro, la ragione sociale del loro mestiere”.

Fino a quando il malgoverno potrà contare sui soldi delle Regioni virtuose né l’amministrazione centrale, né le aree malgovernate avranno alcun motivo per affrontare ogni riforma, ogni spending review, ogni taglio strutturale alla spesa.

Per difendere l’inefficienza e lo spreco ogni arma è buona: ci si appella alla Costituzione, ma non è per amore di diritto e di giustizia, né per intelligenza o cultura, bensì semplicemente per interesse anche se ciò rischia di portare l’intero paese alla rovina separandolo  dall’Europa per consegnarlo al sottosviluppo. E’ un rischio reale, perché le galline dalle uova d’oro possono anche morire di sfinimento.  Roma non difende la Costituzione, ma il portafoglio.  Il suo, s’intende.

Assessore Regione Veneto

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13 Comments

  1. Parole chiare e forti, ottima poi la citazione da Sergio Romano, uomo integerrimo. Avanti così! Non si deve giudicare una persona dalla propria appartenenza politica, ma dalle parole che dice. Grazie Assessore. Se poi la Lega si converte en masse all’indipendentismo referendario, molto bene. Spesso occorrono decenni per mettere a fuoco il proprio vero scopo, ne occorsero anche ai patrioti che con animo sincero e puro all’Italia sabauda diedero vita, senza rendersi conto che mettevano al mondo un mostro. Quindi, al lavoro per fare una III RV nuova…Per quel che mi riguarda, sto preparando un progetto di riforma delle università e dei centri di ricerca pubblici…

  2. LUIGI says:

    X giannarcixo. Gian, te se za che il Referendum così proposto non va ben. Sito drio torme tutti par el cesto? Martedì 02 07 2013 a San Martino di Lupari (PD) cercherò de spiegarte, pubblicamente, la strada coretta e percoribbile, democratica e pacifica, veloce ed indolore, economica ed efficiente, par liberare il Veneto (ma anche la Lombardia) dal Giogo dell’Occupante i-talian. Me feto parlar o me zittisito? Ciao Fradeo Veneto.

    • erik says:

      Ciao Fradeo Veneto, podarisito spiegarla anca a naltri sta strada o xea top secret?

    • giannarcixo says:

      te faso star xito. organixate e to serate e no star profitar del lavoro dei altri. Semo stufi de casae e che i altri aprofite del lavoro dei Veneti. El referendum el va benon basta soeo che el consiglio regionae lo vote, dopo spetarà ai Veneti decidar. Te ricordo che se se parla oncora de indipendensa del Veneto xe merito nostro. Ciambeti quando ch’el parla de referendum el se riferise al percorso de IV, se te voi visibiità, par naltra proposta, organixate par conto tuo.

  3. giannarcixo says:

    Sì Ciambetti, ma se la lega non ha ancora capito che a roma la maggioranza non permetterà mai al Veneto di liberarsi allora stiamo freschi. Tu sei parte di un partito che ancora è a roma alla ricerca, ora , di una non ben definita macroregione. roma non ti permette di cambiare devi guardare, la lega deve guardare al diritto internazionale. La lega DEVE approvare la 342 e farci votare prima che sia troppo tardi, prima che anche in regione si verifichi l’invasione grillina pittosto che comunista. Voi avrete una grossa responsabilità in questo. Volevo aggiungere che la Catalogna ha un ostacolo molto più grande del Veneto. L’art. 8 della costituzione spagnola prevede che a tutela dell’integrità statuale intervenga l’esercito. Quindi capisci benissimo che è una questione politica, una questione di volontà politica e il Veneto ce la piò fare. ANZI, CE LA DEVE FARE

  4. LUIGI says:

    Fradei Veneti che sbagliano sono tanti. Bravo L’assessore ad accorgersi e di tentare di salire sulla scialuppa Indipendentista. Ma Noi siamo attenti e li tamisemo: un pò de purgatorio anche per questo ex leghista; ghe farà solo del ben ( a lù e anche par noialtri).

    • pippovic54 says:

      Son d’accordo co ti, Luigi. Altri commenti i seguita a vardare le robe col paraoci. Anka dopo la la guera ghe xe sta ki ke se ga ricreduo. Mejo ricrederse ke seguitare a sbajare. WSM

  5. Gianluca says:

    Ma da quando i leghisti sono diventati indipendentisti e protettori del popolo veneto?????
    Aaahhaaahhhh…..ma quanto te bruxea a carega???????
    Traditore, verrai messo alla gogna come tutti i traditori………

    • giammarco.e says:

      L’assessore Ciambetti oltre che Leghista è anche un vero Veneto, non da oggi ma da sempre, ha avuto una manifesta sensibilità verso le forze indipendentiste che operano nel Veneto, tant’è che è uno dei firmatari della richiesta dell’indizione del referendum del Veneto. Ci sono Leghisti e Leghisti e Ciambetti ha sempre lavorato nell’interesse del popolo Veneto. Mi spiace dovere leggere che l’appartenenza ne faccia una diretta classificazione o una figura da deridere, non è certamente un trattamento da riservare a Roberto.

    • Franco says:

      takate in te a kana del gas e tira su forte

  6. Ernesto Furioso says:

    Bravo Ciambetti,che aspetti ad uscire dalla Lega?.

  7. erik says:

    Ben detto!!

  8. fabrizioc says:

    ti cito…

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