Veneto, chi ci crede fino in fondo all’autodeterminazione? Lo stravagante referendum

cata3di ENZO TRENTIN –  Boris Makaresko, un autore-attore di cabaret di origine russo-rumena-montenegrina, milanese di adozione, nel corso dei suoi spettacoli ha detto: «Molti dei nostri uomini politici sono degli incapaci. I restanti sono capaci di tutto.»

Sembra ci sia un fondo di verità in questa battuta cabarettistica, infatti la vicenda è nota, e l’apprezzata collega Francesca Carrarini ci ha persino scritto un articolo [ http://www.lintraprendente.it/2014/04/fango-sul-referendum-veneto/] un paio d’anni fa, titolando: FANGO SUL REFERENDUM VENETO – Arrestati ventiquattro indipendentisti, gli indagati sono cinquantuno. Ora il tentativo mediatico (e non solo) è di schiacciare le istanze e i diritti di un popolo sotto l’esaltazione di pochi. Ma i Serenissimi non sono il Veneto.

Il Prof. Carlo Lottieri (docente universitario, scrittore e pubblicista) un mese orsono scriveva [ http://www.miglioverde.eu/127715-2/ ] su “Libero”: «I TERRORISTI? PER I PM SONO I “SERENISSIMI”. E IL CONTRIBUENTE PAGA QUESTE “INCHIESTE”. C’è da chiedersi quale uso venga fatto, in Italia, delle risorse (certamente non infinite) di cui i tribunali dispongono.
I nuovi «serenissimi» saranno processati e l’accusa è quella di terrorismo. La procura di Brescia ha chiesto infatti il rinvio a giudizio per 48 autonomisti e indipendentisti di Lombardia e Veneto, accusati di predisporre attività violente e progettare una seconda occupazione della piazza San Marco, a Venezia, pure stavolta utilizzando – come già era avvenuto nel 1997 – un rudimentale «tanko».

La notizia può solo lasciare perplessi. […] Tra i processati vi sarà Gianluca Marchi, che fu alla guida della “Padania” e de “L’Opinione”, mentre oggi dirige il quotidiano on-line il “MiglioVerde”. Interpellato sullo sviluppo della vicenda, il giornalista ha dichiarato che adesso sarà possibile divertirsi «davanti a questa farsa tragica dove si processano le idee più che fatti veri. E questo è davvero un punto cruciale, specie se si considera che qualche anno fa il Codice Rocco (risalente al fascismo) è stato modificato in taluni articoli cruciali, così che non più reato formulare tesi a favore della dissoluzione dello Stato italiano».

Aggiungiamo, per completezza, che la Procura di Brescia non avrebbe atteso, per procedere, nemmeno l’incidente probatorio sulla capacità del cosiddetto tanko, di sparare. Ebbene la prova, effettuata nella sede di una nota casa di armi, avrebbe fatto concludere ai periti che l’ipotetico carrarmato non sarebbe stato in grado di infrangere una lastra di vetro posta a due metri e mezzo di distanza. E con il tanko si doveva infrangere l’ordine costituzionale…

L’arte della guerra è l’arte di distruggere gli uomini, come la politica e l’arte di ingannarli. Come abbiamo scritto altrove: Sembra il caso di una parte del Consiglio Regionale Veneto, dove sono attivi alcuni pseudo indipendentisti che, in questi ultimi tempi, hanno comunicato ai mezzi d’informazione una loro proposta di legge regionale per convocare un referendum con il seguente quesito: «Sei favorevole alla convocazione di un referendum sull’autodeterminazione del popolo veneto?». S’intende che la proposta di legge regionale riguarderà l’indizione di un referendum consultivo. E nel caso tale appello all’elettorato avesse esito positivo, si andrà ad un altro referendum consultivo per sapere se la popolazione vorrà autodeterminarsi.

Sulla stravaganza di un referendum consultivo abbiamo scritto anche troppo per ritornarci sopra. Qui diremo semplicemente che non è un referendum, perché non è un appello al corpo elettorale affinché si pronunci con una decisione in merito a singole questioni. Insomma, i votanti i due referendum che una certa politica delirante vorrebbe far votare, in realtà non deliberano alcunché. Il tutto si trasformerebbe in un grande dispendio di denaro pubblico per lasciare le cose esattamente come stanno; ovvero che a decidere saranno sempre i cosiddetti “rappresentanti”, e non il popolo sovrano.

È necessario prendere coscienza che nelle società autenticamente democratiche i membri collaborano liberamente. L’intelligenza è una risorsa, un qualcosa in più. Mentre nelle organizzazioni gerarchiche strutturate attorno a una catena di comando, come nella centralizzazione dello Stato italiano, estesa alla Regione Veneto, l’intelligenza è un problema, è qualcosa che ostacola.

In questo contesto psicotico anche i peones di partito del rango più basso devono eseguire gli ordini senza discutere. Le loro facoltà critiche sono compromesse al 100% (sono un fastidio) e, se non si conformano agli ordini ricevuti, vengono sottoposti ad azione disciplinare. Tuttavia, sorprendentemente, alcuni di tali peones hanno confidato che se prima dell’indizione dei referendum di cui sopra fosse necessario l’allestimento di gazebo per raccogliere firme essi si opporrebbero. Anche perché, ormai, la gente è riluttante a firmare. Insomma, si sono tutti un po’ stufati!

Ma soprattutto ciò che meno convince delle pretese di questi pseudo indipendentisti che siedono in Regione Veneto, è che l’autodeterminazione è un atto lecito, legittimo e doveroso quando si è in possesso di un progetto istituzionale innovativo. Qualcosa che rompa nettamente con il passato regime. Che tale progetto istituzionale sia condiviso dalla maggioranza della popolazione al quale è rivolto; ed infine che chi lo propone abbia il “controllo” del territorio rivendicato. Ed a quest’ultimo proposito gli “indipendentisti” veneti sproloquiano quando fanno parallelismi con la Scozia e la Catalogna.

La Scozia, infatti, è una nazione costitutiva del Regno Unito. Il Parlamento scozzese non si può definire pienamente sovrano, ma sul piano pratico è piuttosto improbabile che il Parlamento britannico voglia (e, volendolo, lo possa politicamente) abolire in maniera unilaterale le deliberazioni parlamentari della Scozia senza indire prima un referendum (non consultivo ovviamente) in tal senso tra la popolazione interessata.

Il Parlamento scozzese ha potere legislativo in tutte le materie riguardanti la Scozia, oltre ad avere un potere limitato di variare l’imposta sui redditi. Così non può dirsi per la Regione Veneto, che anzi, con le riforme costituzionali in itinere sarà anche più marginalizzata. Nel Governo del Regno Unito, poi, esiste un dicastero specifico per gli affari scozzesi, lo Scotland Office. Esso è guidato dal Segretario di Stato per la Scozia cui rimangono un numero limitato di materie, come le relazioni con gli altri ministeri che mantengono competenze settoriali riguardanti la Scozia.

La Catalunya, invece, è una regione che gode di un’autonomia abbastanza estesa nell’ambito dello Stato spagnolo: per esempio, ha la sua forza di polizia (Mossos d’Esquadra), che coesiste con la Guardia Civil e la Policia Nacional, dirette dal governo centrale. Cosa assente in Veneto. L’autonomia catalana tuttavia manca di un sistema fiscale autonomo: il sostentamento economico dell’amministrazione regionale è regolato completamente dal bilancio del governo spagnolo, al quale afferiscono tutte le imposte raccolte nella Comunità Autonoma e che poi ne destina una parte alla Generalitat catalana. E in questo è simile al Veneto.

Insomma, come scriveva William Shakespeare ne “La tempesta”: «Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita»,  proprio per questo sarebbe stupido continuare a metterla completamente nelle mani dei “rappresentanti”. I sinceri indipendentisti, dunque, faranno meglio se creeranno ed opereranno per far conoscere cos’è effettivamente il Federalismo; su quali princìpi si regge il suo ordine politico ed economico, prefigurando un soggetto politico che chieda di scegliere fra il sistema dello Stato Sovrano (l’Italia di oggi) e quello del Popolo Sovrano (un Veneto indipendente e federale che non c’è), altrimenti niente cambierà rispetto al passato.

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One Comment

  1. Giancarlo says:

    Un referendum digitale privatistico nel marzo 2014 è già stato fatto.
    I risultati sono stati eclatanti e certificati due volte sia da una società ( la prima in italia) in grado di accertare i corretti processi di entrata nella piattaforma creata appositamente dei voti relativi ed un altra certificaione a livello diplomatico internazionale sui risultati dello stesso referendum.
    Adesso, a parte il cripto-stato che si sta creando e che taglierà fuori lo stato italiota da qualsiasi possibilità di visibilità di ciò che andremo a fare e che gli stessi Veneti faranno, stiamo operando a livello internazionale.
    Il ricorso a Strasburgo è giò stato fatto. Gli U.S.A. stanno discutendo come affermare e gestire il diritto all’autodeterminazione dei Popoli, specie qui in Europa…cosa non da poco!!!
    Insomma l’italia è già tagliata fuori dal processo di autodeterminazione del Popolo Veneto che gli piaccia o meno, dal momento che il massimo organo della Consulta ha sentenziato che il POPOLO VENETO non esiste e quindi se non esiste, non può esistere nemmeno per l’italia.
    Sarà fatto signori, sarà fatto !!!!
    WSM

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