Critica alla “ragion veneta”: la retorica è cattiva consigliera

di SERGIO SALVI

Ormai più nessuno che veda uscire, appaiati, da Montecitorio, il calvo e gigantesco onorevole Guido Crosetto e il minuscolo, quanto zazzeruto, altrettanto onorevole Renato Brunetta, dubita più della loro comune appartenenza al regno animale, alla classe dei mammiferi, all’ordine dei primati, alla famiglia degli ominidi e al genere homo sapiens. Ad onta della loro apparenza così difforme: non soltanto in relazione alla statura ma anche al rapporto tra lunghezza degli arti e del busto e alla persistente dicotomia antropologica prognato/ortognato, dolicocefalo/brachicefalo. Ciò vuol dire che, anche in Italia, la scuola e la scienza di stato hanno funzionato bene rispetto alla formazione intellettuale dei cittadini, i quali, nella loro maggioranza, sanno altrettanto bene che il gigantesco, minaccioso molosso Golia e il minuscolo, tenerissimo barboncino Fuffi appartengono entrambi, nonostante la loro apparenza così difforme, alla stessa famiglia dei canidi e si distinguono per questo dai gatti Lillo e Buricchio, assegnati unanimemente alla famiglia dei felidi. La scuola e la scienza di stato non hanno invece funzionato altrettanto bene nei confronti di altre classificazioni, anch’esse utilissime ai cittadini, relative alle principali differenze culturali: segnatamente le lingue e le conseguenti appartenenze etniche e storiche di coloro che le parlano. E che restano, checché se ne dica, la base di ogni autentica comunità.

Leggendo ogni giorno il quotidiano al quale ho l’onore di collaborare, mi stupisce sempre l’opinione, così ribadita e proterva, di molti veneti i quali credono di essere assolutamente indenni da quella, diremo così, vistosa commistione coi lombardi (e non solo: anche con piemontesi, liguri ed emiliano-romagnoli) che è, agli occhi della più accreditata scienza glottologica, un loro carattere profondo e di fondo. Si fidano troppo del parere degli Scilipoti della linguistica che i loro villaggi producono copiosamente.

È ormai stato chiarito a sufficienza che la cosiddetta ‘lingua veneta’ è soltanto una variante, sia pure dotata di vigorosa personalità, di una lingua comune alla quasi totalità della cosiddetta Italia settentrionale: una lingua che qualcuno ha deciso di indicare provvisoriamente col nome di “padana”, da altri aborrito, ma che si potrebbe denominare in altro modo: cisalpina oppure, che so, transappenninica (anche se sarebbe una fatica inutile). Storicamente, questa lingua, priva di una forma comune (ma che ostentava nel XIII secolo una indubbia koiné – studiare per credere – denominata dagli storici della letteratura del XX secolo, guarda caso, lombardo-veneta) aveva il nome di lingua lombarda e come tale era conosciuta in Francia, in Germania e soprattutto in Italia. Era detta “lombarda” per il suo riferimento al regnum langobardorum e certamente non all’attuale regione dello stato italiano cui è stato assegnato il nome residuale di Lombardia. L’attuale regione Veneto, esclusa la fascia costiera attorno a Venezia, era nell’alto medioevo parte integrante del regnum cui si è accennato. Le capitali di questo regno erano infatti Verona (oggi perfettamente “veneta”) e Pavia (oggi “lombarda”). La lettura della storia del territorio attualmente veneto è condotta, da alcuni veneti di oggi, in maniera fortemente sospetta, omologa a quella che alcuni cittadini italiani fanno del concetto di Italia, confusa con Roma. È come se un viterbese o un frusinate si ritenessero latini e non soltanto laziali.

Vediamo come stanno le cose. Non è vero che i veneti esistano da tremila anni: a meno di non confondere coloro che hanno assunto amministrativamente questo nome con i Veneti d’antan, chiamati dagli studiosi Paleoveneti, i quali parlavano, e talvolta scrivevano, una lingua del tutto diversa, chiamata venetico, oltre tutto strettamente apparentata con la lingua della Roma di allora: il latino. Confondere i paleoveneti coi veneti equivale, lo ripetiamo, a confondere i latini coi laziali. Il Veneto “veneto” è sorto nell’alto medioevo dalla confluenza di questi paleoveneti con gli euganei, i reti, i celti e magari qualche illirico e un buon numero di immigrati romani.

Per passare alla storia e al suo aspetto politico-istituzionale, non è affatto vero che la repubblica di Venezia /la Roma dei venetisti oltranzisti) sia durata millecento anni esatti (697-1797). La trasformazione del ducato bizantino incentrato sulla laguna in “commune veneciarum” risale, nella migliore delle ipotesi, al 1143. Nel 1423 poi, questo “commune veneciarum” si trasformò nella celeberrima “serenissima signoria”, di stampo nettamente oligarchico (non è una condanna ma una constatazione). L’espansione di questa signoria portò oltre tutto lo stato veneto a una tripartizione politico-amministrativa: il “dogado” (l’antico ducato bizantino); i “domini di terra ferma” (l’uso della parola “dominio”, così come l’invio di rettori e luogotenenti per amministrarli, sia pure blandamente, non è innocente); lo “stato da mar” (l’anticipazione di un colonialismo sia pure di stampo saggiamente “britannico”).

La spia di questa eredità appare quando i veneti di oggi sognano un moderno stato veneto: non sono infatti d’accordo tra loro sulla sua estensione. C’è chi ipotizza una comunità sottostante e persistente che arriva fino a Cipro partendo dal Friuli, da Trieste, dall’Istria e dalla Dalmazia; chi, più realista e buonista, rinuncia allo “stato da mar”, se ne vergogna anche un po’ e si limita al “dogado” più lo “stato da tera” inglobando così soltanto Bergamo, Brescia e Crema, rimaste nonostante tutto incontestabilmente lombarde, e l’intero Friuli che, in barba a Venezia, è rimasto ed è ancora oggi friulano, nonostante la venetizzazione del Pordenonese e della costa. La distanza linguistica tra l’idioma friulano e quello veneto è, del resto, superiore a quella tra veneto e lombardo, la cui distanza si avvicina a quella tra un molosso e un barboncino quando la distanza tra il veneto e il friulano equivale a quella tra un cane e un gatto, e non a quella esistente tra un Brunetta e un Crosetto. In realtà, la Serenissima è stata un vero e proprio impero universale, sia pure realizzato parzialmente rispetto ad altri consegnatici da una storia più sontuosa, che ha prodotto una propria civiltà politica e amministrativa di tutto rispetto e assai suggestiva, priva, come quelle romana, britannica, ottomana e così via, di una propria incontestabile dimensione etnica. Ed è defunto irrimediabilmente nel 1797. Il suo culto, sia pure sotto molti aspetti doveroso, non può costituire la sola base per una rivendicazione sensata, che non può rivendicare Corfù e Creta, Udine e Trieste, ma nemmeno Bergamo o Brescia, per non cadere nel patetico e nel ridicolo.

La mitomania e l’esaltazione retorica sono cattivi consiglieri. L’autodeterminazione veneta è parte di una più vasta richiesta di indipendenza che coinvolge l’intera “Padania”, all’interno della quale assume propri contorni e proprie specifiche necessità, che vanno comunque salvaguardate. Ma non enfatizzate. Nell’interesse stesso dei veneti. E dovrebbe essere orientata diversamente. Una “Padania” federale? Crediamo di sì. Ma, a nostro avviso, non federata né federabile col Molise o col Salento. Bensì all’interno della sopraddetta Padania. Lo impone la lingua, nonostante le apparenze. Lo impone anche la storia. Il regno napoleonico d’Italia e il regno Lombardo-Veneto hanno inciso sulla realtà veneta di oggi assai più della Serenissima. Per mentalità, costumi, leggi, abitudini, pratiche di vita. Per una esperienza moderna.

L’ostentata e presunta incomprensibilità linguistica tra parlanti lombardo e veneto è poi una sciocchezza. Solo i duri di mente e di orecchio fingono di ignorare che cesa e gesa sono, in fondo, la stessa parola. Proprio mentre capiscono a volo che cesa e chiesa, ma anche church indicano la stessa identica cosa. Anche in Veneto, la mente è più avanti dell’orecchio, talvolta intasato.

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36 Comments

  1. Crisvi says:

    Dopo aver letto i vari interventi, aggiungo solamente queste citazioni :

    ” Costoro non seminano, non arano, non vendemmiano, ma comprano ovunque grano e vino ”
    ( cronaca dell’ottavo secolo riferita con ammirazione alla potenza commerciale di Venezia )

    ” …Fatto sta che proprio a Venezia il doge riceveva Papa e imperatore con rispettivi seguiti, e si faceva garante della pace che, l’anno 1177, poneva fine al conflitto fra le due potestà supreme del mondo occidentale ”
    ( Il denaro di Venezia – di Alvise Zorzi pagina 64 )

    ” Una sala che non può avere altro soffitto che il cielo ”
    ( esternazione ammirata di Napoleone in visita a Piazza San marco )

    Sicuramente non sarà qualche vecchio rigattiere della storia, a farmi cambiare opinione, sulla maestosità della cultura, arte, percorsi millenari e tradizioni Serenissime .

    CrisV

  2. Paolo Pero says:

    Mah, vedo che la maggior parte delle classificazioni linguistiche distingue chiaramente il gruppo gallo-italico da quello veneto… che poi tra il XIII e il XV secolo sia esistita una koiné è vero, ma si trattava di una forma scritta usata da uomini di cultura e non di una koiné usata dal popolo per comunicare.
    E a proposito delle similitudini tra le parlate lombarde e quelle venete direi che, data l’appartenenza di entrambe al continuum romanzo, sarebbe sorprendente che non ce ne fossero.

    Per quanto riguarda l’aspetto storico: nel 1340 i componenti del maggior consiglio erano 1212, ovvero un veneziano su 82… meglio questa oligarchia rispetto alle signorie che governavano gli altri stati dell’epoca.
    I domini di terraferma, poi, erano si governati spesso da un rettore scelto da Venezia (non sempre, in alcuni casi la comunità poteva sceglierselo) ma mantenevano gli statuti e le leggi che avevano in precedenza quando erano liberi comuni. Non a caso nel corso della storia ebbero la possibilità di dimostrare la loro fedeltà alla Serenissima. E lo stesso si potrebbe dire per i territori dello stato da mar (basterebbe per esempio rileggersi il giuramento di Perasto).

    Veniamo quindi all’intento dell’articolo. Secondo l’autore non esistendo basi storiche e linguistiche su cui basare una rivendicazione di autonomia rispetto al resto del cosidetto “nord” è necessario un fronte comune per creare una Padania federale, e questo nell’interesse stesso dei veneti.
    Nell’interesse dei veneti?! Anche qualora non esistessero basi storiche e linguistiche ai veneti converrebbe comunque uno stato distinto da quello lombardo, che, anche se federale, sarebbe comunque, per forza di cose, Milano-centrico.
    Dunque “loss von Rom”, ma anche, anzi, direi soprattutto: “loss von Mailand!”. Questo però non vuol dire che non ci si debba dare una mano per uscire dalla melma (come giustamente scrive sciadurel).

    PS: qualcuno nei commenti ha scritto che il veneto condivide con il “nord” “un intero bacino idrogeologico e economico”… Innanzitutto il bacino del Po riguarda in minima parte i territori veneti (se non si conta la “Lombardia Veneta”, i cui cittadini un giorno decideranno se stare con Venezia, con Milano o anche da soli o con altri), dall’Adige andando verso est, volendo essere pignoli, sarebbe anche un’altra pianura (veneto-friulana)… E poi anche l’economia è differente sia per come è strutturata che per i mercati di riferimento.

  3. Trasea Peto says:

    Non me ne frega niente di quello che dicono gli studiosi o “esperti”. In pratica io vengo compreso nella mia lingua in tutta la costa adriatica da Chioggia a Rovigno e nell’entroterra veneto fino poco ad est del lago di Garda e a nord fino al Cadore.

    Pochi giorni fa ho dovuto per forza usare l’esperanto italico(lingua italiana) per poter essere compreso a Piacenza, Asti, Alessandria, Cuneo.

    Gli esperti posso scrivere quello che vogliono, ma in pratica questo succede.

    Ricercare una etnia pura padana, veneta, italica o europea è tempo sprecato. Mi fa tenerezza chiunque cerchi di parlare dì etnia pura.

  4. toscano redini says:

    Il solito grande Sergio Salvi, puntuale, preciso, informato; e il solito codazzo di commenti strampalati ispirati a quel che si vorrebbe essere e che invece non si è, o viceversa…
    Sentir poi dare del leghista a un Salvi che leghista non è mai stato, la dice lunga sulla fondatezza di tanti commenti.
    Comunque, con i Veneti, son d’accordo: delenda est italia!

    • Massimo says:

      Grande Sergio Salvi, puntuale, preciso, informato???
      Mica tanto…
      Mi basta solo leggere come commenta i “domini di terra ferma”.
      Forse si è dimenticato o forse non ha letto che quasi tutti i territori dei “domini di terra ferma” non sono stati conquistati dalla Serenissima ma si sono spontaneamente donati.
      C’è una bella differenza!

  5. Gian says:

    “… non può rivendicare Corfù e Creta, Udine e Trieste, ma nemmeno Bergamo o Brescia, per non cadere nel patetico e nel ridicolo”.

    da bergamasco, confermo al 100%!

    per il resto l’articolo è perfetto, magistrale, fantastico!

    solo una piccola perplessità quando dice: “mi stupisce sempre l’opinione, così ribadita e proterva, di molti veneti…”

    davvero sono molti o sono solo molto attivi e ripetitivi?

    • lancillotto says:

      Ma cosa vuoi che rivendichiamo, ma svegliatevi tutti che il ’45 è passato da un pezzo!

      Poi sai, i Veneti hanno un cuore grande, e per quanto questa bananera schifosa ci abbia derubato e insultato, pensavamo proprio di lasciare qualcheduno in ita a pagare le forniture miliardarie di pannoloni al quirinale. Poverino il re del colle, come farà a sedare le sue necessità senza le gabelle di tutti i bauscia? Tu sei tra i fortunelli che potranno restare! Contento? 🙂

      • Gian says:

        più che poter restare sono obbligato a restare a causa degli italiani, ma anche dei cervelloni come te che pensano di spaccare il mondo, che le sparano grosse e alla fine dopo aver sparato scemenze a raffica non concludono nulla nè per sè nè per gli altri cui complicano la vita.

        Pozzo di scienza, grazie (ironico) dal sottoscritto e grazie (senza ironia) dal quirinale.

        e adesso vai a compare i pannoloni che oggi è il tuo turno…

  6. sciadurel says:

    le basi storico-linguistiche non sono fondamentali ai fini politici (in Austria e Svizzera si parla da sempre lingue germaniche, ma non sono amministrate dalla Markel)
    i Veneti devono poter decidere i loro destino, noi Lombardi perseguiremo il nostro, ma se ci aiutassimo ad uscire da questo melma itagliota, non sarebbe male

  7. caterina says:

    chi è veneto sa di essere veneto, dovunque si trovi, e non ha bisogno certo che glielo venga a dire Sergio Salvi con le sue elucubrazione, a cui se ne possono aggiungere altre magari diametralmente opposte giusto per arrivare alle tesi che fanno comodo.
    Quarant’anni fuori dal Veneto e tuttora spesso altrove ne ho continuamente la conferma.
    Siamo abituati alla presunzione di quelli che ci propinano la storia manipolata, sia quella politica, sia qualla etnologica…dall’unità d’itaglia in poi le università ne hanno sfornato parecchi anche sulla scia di capiscuola ben motivati, osannati e ben pagati, ma non c’è bisogno di tanto sforzo per dire a noi veneti se proprio siamo veneti o quello che dovremmo essere per andar d’accordo coi lombardi o i friulani… le strade le abbiamo già praticate in diverse occasioni e comunque se ne potranno trovare di nuove, appunto perchè sappiamo quello che siamo e abbiamo le capacità dimostrate nel corsi di secoli di costruire alleanze quando è il caso e se del caso… con chi? non dipende solo da noi, ma dal rispetto, dall’intelligenza, dalla sensibilità dell’altro.

  8. Luciano F. says:

    L’Autore ha ragione, il nostro essere oggi è frutto del medioevo e delle invasioni germaniche che sono durate ininterrottamente per secoli e secoli e non di certo dell’impero romano, siamo tutti figli di barbari tanto che alcuni studiosi asseriscono, probabilmente a ragione, che senza la parte BARBARA NESSUN RINASCIMENTO SAREBBE STATO POSSIBILE.

    Se un giorno nascerà una Padania sarà organizzata come una Svizzera, altrimenti tanto varebbe tenersi questa Italia.

    Non ha comunque senso una piccola nazione limitata al mio Veneto quando in comune abbiamo un intero bacino idrogeologico e economico che ci accomuna. Una regione europea, ecco il futuro e basta nazionalismi, il progresso possono rallentarlo ma mai fermalo

  9. Marco fali says:

    Comunque almeno un paio di correzioni proprio non le posso tacere.
    1.la lingua conta quel che conta: in canyon Ticino si parla italuani ma gli abitanti si sentono svizzeri;
    2.è vero che la Republica si divideva in tre macro strutture: stato da tera, dogado, stato da mar ed andava da Bergamo a Cipro oggi queste terre sono divise tra i seguenti stati: Italia, Slovenia, Croazia, Albania, Grecia, Repubblica Greca di Cipro e Repubblica Turca di Cipro. Nessuno si sogna di imporre a qualsivoglia territorio di questi di seguire forzosamente la Nuova Rwpubblica Veneta. E del resto la Nuova Repubblica Veneta sarà uno stato federale alla svizzera con i cantoni coincidenti con le provincie venete (e forse anche con un loro aumento: reggenza dei sette comuni, Cadore etc). Se altre terre fià di San Marco da pordenone a Udine da Brescia a crema vorranno liberamente pacificamwnte democraticamente aderire alla Republica come fecero i loro padri le porte saranno aperte.

    • Gian says:

      guarda che in svizzera i ticinesi si sentono forse svizzeri, ma gli svizzeri tedeschi e francesi non considerano i ticinesi svizzeri, per molti svizzeri tedeschi la svizzera non finisce a chiasso ma molto prima al san bernardo.

  10. Wasser says:

    L’unico obiettivo rimane e rimarrà sempre: battere Roma!! Tutti assieme!!

  11. Marco fali says:

    Caro sig. salvi, non sono d’accordo su una sola virgola. Ma ha poca importanza. Noi veneti siamo veneti perché vogliamo essere veneti. Noi non pensiamo di essere migliori di altri solo pensiamo di essere noi stessi e non altri. Noi non andiamo in giro a pretendere che la Lombardia o la Liguria siano terre venete. Non vogliamo conquistate altri popoli. Non vogliamo conculcare altre culture. Noi siamo solo e modestamente veneti, vogliamo essere noi stessi e non vogliamo essere comandati da altri: né da Roma, né da Istanbul, né da Milano, né da Bruxelles. WSM

  12. Giorgio Fidenato says:

    Le risposte piccate di certi venetisti a questo interessante contributo giornalistico di Salvi, la dice lunga sull’immatuità della gente del nord ed in particolare dei veneti, di saper giungere ad un’indipendenza dei propri territori. La retorica della Venezia-Roma è vomitevole e non conduce da nessuna parte. Il Veneto da solo non raggiungerà mai nessuna indipendenza. Fino a che questi indipendentisti veneti da strapazzo non capiranno la necessità di mettersi insieme alle altrecomunità dei nord per avere forza contrattuae nei confronti di coloro che ci tengono sotto scacco, saremo sempre servì di Roma. Io sono friulano e mi sento culturalmente diverso dai veneti, ma continuò costantemente la loro alleanza per combattere Roma. Quando capirete l’importanza delle alleanze?

    • Paolo says:

      Caro Fidenato, io non sono un venetista ma un Veneto. Di alleanze si è parlato abbastanza negli ultimi vent’anni. Vent’anni durante i quali la lega in Veneto è rimasta in attesa che in lombardia aumentasse il consenso perché ci si potesse comandare con maggior autorevolezza. Il linguaggio volgare, le divagazioni in fatto di antropologia, l’erudizioncella d’accatto, gli incisi del tipo “L’autodeterminazione veneta è parte di una più vasta richiesta di indipendenza che coinvolge l’intera “Padania”, all’interno della quale assume propri contorni e proprie specifiche necessità, che vanno comunque salvaguardate. Ma non enfatizzate” denunciano questo articolo per quello che vale e mostra quali siano i pericoli in cui si rischia di incorrere pretendendo di fare della politica senza avere un retroterra culturale degno. Con tutto il rispetto per certe avventure spericolate nei territori della linguistica, subito dopo la guerra il partito d’azione propose la nascita di una regione del nord est ma a Roma si pensò bene di dividerci per tenerci meglio a bada, assegnando a Trento certi privilegi, a Trieste altri e ai territori che stavano in mezzo un bel calcio nel sedere con la garanzia di essere spremuti come limoni. Quanto all’autore dell’articolo se fosse un mio studente gli avrei già tirato contro il registro. Che una persona adulta non abbia ancora imparato la differenza che passa tra questi mitologemi da quattro soldi e lo studio responsabile della storia è a dir poco triste e la dice lunga sulla qualità del sistema scolastico italiano. Il Veneto (Friuli compreso caro Giorgio) dalla sottomissione a Milano, sotto i Francesi come sotto l’Austria non ricavò altro che di diventare una zona del tutto periferica di una provincia già sottomessa dal punto di vista economico e culturale e volere a distanza di due secoli ripetere gli errori del passato è francamente fuori di ogni logica, sia che ci si senta Italiani che Friulani o Veneti..

      • Salice triestino says:

        A Trieste non abbiamo alcun privilegio, anzi, veniamo sfruttati come la peggiore delle colonie, pur essendo, per il diritto internazionale, ancora parte del Territorio Libero di Trieste e non dell’Italia.

      • Salice triestino says:

        Comunque da leggere bene ed analizzare gli spunti proposti da Salvi, non dice stupidaggini, e sottolinea come la retorica sia estremamente pericolosa.

      • Sandrino Speri says:

        Caro Paolo,il tuo commento insiemea quello di Lancillotto,puntualizza la questione “more veneto”.La retorica padanista ha prodotto venti anni di frottole(secessione-devolution-federalismo-indipendenza)che non hanno portato a nulla,questa sì che è retorica in puro stile italiota,non certo veneto.Il popolo Veneto è passato dalla ragion critica alla ragion pratica,dalla teoria all’azione:la risoluzione 42 del 1998 e la 44 del 2012 con la questione del referendum,hanno riportatato in primo piano la questione Veneta: quella di un popolo che ha giuridicamente tutti i diritti,ma non può esercitarne alcuno perchè sotto dominazione coloniale. Al cammino interno che ,a mio parere, non porterà a grossi risultati(il referendum non ce lo faranno mai fare o ne inventeranno uno altrettanto truffaldino di quello del 1866) è stato aggiunto un percorso giuridico internazionale fatto all’O.N.U. da diversi movimenti di liberazione Veneti.Questa strada è di gran lunga quella che ritengo più percorribile,perchè il diritto internazionale(ius cogens) non è nelle mani delle co-orti italiane e sopratutto non può calpestare alcuni diritti umani inalienabili e imprescrittibili che sono degli individui e dei popoli(diritto alla vita-diritto di autodeterminazione che checchè ne dica il consiglio Veneto equivale all’indipendenza).Un altro vantaggio che ci viene offerto da questo percorso è che l’Italia non ha rispettato nessuna delle clausole della pace di Vienna,che imponevano al regno d’Italia una serie di condizioni tutte regolarmente disattese.Ma al di là del discorso storico,si profila nei Veneti una forte spinta verso la liberazione e la libertà.L’intervento dell’ONU potrebbe dare il via al percorso referendario.Ma in ogni caso il prezzo della libertà è l’azione.

  13. Carla says:

    Ecco un altro signor “so tuto mì”.Ha in comune lo stesso cognome del più famoso comico Francesco Salvi ma il Salvi giornalista non fa ridere.Piuttosto fa decisamente pena.
    Sparge il suo veleno antiveneto falsificando intere pagine di storia.Tiene in alto il termine padania mentre noi veneti ricordiamo più che bene che essa significa dipendenza dalla lega nord.Lega che di danni e di scandali specie quella lombarda ne ha fatti vergognosamente tanti.Non bastavano i trota in politica perchè adesso abbiamo anche i trota giornalistici.”L’apoteosi del peggio” come dice Crisvi.

  14. Alberto Pento says:

    A mi sto Salvi nol me gà mai piaxesto, el dixe on mucio de ensemense e come se no bastàse el gà anca n’aura negra de rogansa.
    Mi no ghe cato gnaon gusto a descorare co sto ‘omo tosco padan kive’ come ke no ghe cato gusto a discorare col so xemelo el lonbardo padan Oneto.
    El vecio Alegheri el Dante l’era sento olte mejo de sto Salvi; a cu ghe sovegno ke co se parla de veneti se entende on xmisioto etnego kel vien su dal Paleoletego co xe rivasto el Sapiens da l’Afrega; xmisioto ke vol dir “pì xenti” piùraletà etnega ma co na çerta entegrasion e omoxenetà.

    A lo gò purpio kive, a rente de mi el so livreto, livràso do: La lengoa padana e li so dialeti.

    Me despiaxe Salvi ma naltri par fortuna o par dexgrasia a ghemo on nome kel se gà mantegnesto par almanco 2500 ani, suparxò, da coando ke IATS VENETKENS OSTS KE ENOGENES LAIONS MEU FASTO, na eiscrision so na pria baxaltega coverta e calcaro ciàro, catasta a do pasi da caxa mia.
    La xente ke ke parla come Salvi no la gà amor amor gne creansa par el prosimo, soratuto par naltri veneti, on conpagno de viajo de sta nadura e co sta lengoa a xe mejo perdarlo ke catarlo; xe mejo e pì seguro ver par amigo on lovo o na bisa velenoxa ke on Salvi.

  15. gigi ragagnin says:

    c’è una fondamentale differenza, che forse è sfuggita al meglio toscano del mondo : il Veneto ha 5 vocali, mentre il Lombardo ne ha 7, proprio come le lingue celtiche e germaniche. esistono delle corrispondenze biunivoche come cesa/gesa e vecia/vegia, ma la differenza tra le vocali la dice lunga sull’influsso delle lingue celtiche che nel Veneto hanno inciso molto meno. inoltre posso affermare (sono friulano di confine) che le differenze tra Veneto e Furlan sono molto minori di quanto non si creda e un certo bilinguismo è largamente diffuso.

  16. Piccolo appunto personale, nel mio lavoro ho girato in lungo e il largo per lo stivale rendendomi conto di persona qualli fossero i confini “etnici” e linguistici del deforme territorio, se mi dice che il veneto e il lombardo suonano meglio che non il veneto e il friulano mi sa che lei le lingue le ha solo lette e non ascoltate perchè in quel di Umago (Istria) non parlavo croato o italiano ma il mio veneto di sempre e loro facevano altrettanto, (dandomi per altro la conferma che la nostra storia aveva molte ragioni comuni), mentre già nel bergamasco certi dialoghi mi risultavano quasi indigesti per la più totale incomprensibilità, il mio orecchio sente bene perchè in un dialogo non mi limito ad osservare ma pretenendo di capire soprattuto quando il soggetto sono io. In molteplici situazioni ho collaborato con gente che si capivano tra loro ma non con me e proprio in quelle situzioni ho affinato l’orecchio per interpretare i dialoghi, lavorando sotto macchinari che pesano 30 e oltre tonnellate le incomprensioni non sono accettate.

    • elio says:

      confondere l’idioma istriano o triestino con il friulano è sinonimo di ignoranza storica e geografica.

      certo che il comasco è più simile al veneto che non il friulano, giri un po in rete che può trovare scritti che le amplieranno le sue vedute linguistiche.

      inoltre la koinè è basata su un comunie sentire e agire.

      un mattiniero el se leva sù a como come a padova, credame vecio, che se a padania no esiste zè comunque on bèn che a se inventemo.

  17. Paolo says:

    Un articolo da cui trasuda tutto il disprezzo dei leghisti lombardi (e dei lombardi in genere) nei confronti dei Veneti. Quindi dovremmo farci governare da loro che sono il doppio di noi, avere per capoluogo Milano che sta dall’altra parte del globo, dovremmo rinunciare fin anco a chiamarci Veneti e a protestare la nostra identità perché ci viene spiegato che in realtà siamo Lombardi e parliamo un dialetto Lombardo. Preferisco essere governato da Roma che da Milano. Nemmeno il peggior centralismo fascista ha mai negato ai Veneti la loro identità, di contro la Lega ha sempre fomentato divisioni artificiose a Nord Est e all’intero dello stesso Veneto con l’intenzione di tenerci in una condizione subordinata ed impedire che si formasse un nodo di interessi concorrente rispetto a Milano. In realtà la Lombardia è sempre stata dalla caduta degli Sforza una terra di conquista (Tramaglino docet)

  18. Unità Popolare Veneta says:

    Potete cantarla e suonarla come volete, ma la Padania non è mai esistita, non esiste e mai esisterà!
    In ogni caso sarebbe una riedizione in piccolo dello squallore italiota…

    • AlbertoPd says:

      Ecco nantro coa Padania! dire che c’è un a parentela linguistica tra regioni non significa mica dire che è esistito uno stato Padano eehhh! ghe rivemo fioi?
      Sinceramente tutte ste boiate etnico linguistiche mi sembrano l’ultimo dei problemi.

    • Salice triestino says:

      Meglio la Padania o come stanno le cose ora? Ragioniamo un pochino!
      Inoltre tutto ciò che esiste ora, un tempo non esisteva! E tutto ciò che oggi non esiste, potrà esistere in futuro!

  19. Andrea Sulfì-Donant says:

    Grazie per questo meraviglioso articolo Signor Salvi, Lei è riuscito a riassumere attraverso una sola pagina la nostra storia antropologica.

    E’ però un vero peccato constatare che ai giovani, quei pochi giovani che siamo riusciti a mettere al mondo, di questo interessi quanto di una cosa che non sia alla moda, cioè…niente.

    Un peccato per noi….mortale, nel vero senso del termine.

  20. stef says:

    Sig Salvi, lei è un fervente sostenitore della padania e l’analisi dell’indipendentismo veneto è viziato da questa idea.
    Porta tesi che ci vengono citate in continuazione dagli statalisti, senza considerare i fondamenti dell’indipendentismo attuale.
    Lei ha diritto di pensarla come crede ma non riporti idee che oggi si possono trovare solo nei bar oltre una certa ora…

  21. Vittore Vantini says:

    Un articolo in larga misura condivisibile, soprattutto perchè tende a non confermare un concetto distorcente (che è quello della razza o della purissima appartenenza). A me personalmente non è mai piaciuto troppo il termine “padania”, in larga misura perchè fatto proprio dalla Lega, che lo ha volgarizzato e cristallizzato eccessivamente, senza peraltro renderlo più concreto. Credo che un territorio vada definito in base a tanti parametri, ma soprattutto “fatto” da chi ci risiede senza bizantineggiare su inflessioni dialettali o altro. Ciascun residente di un territorio può liberamente invocare la sua specificità, ma a discapito dell’interesse comune, che è quello di essere uniti e decisi verso un percorso comune. Auspico che i territori del Nord (certamente più che produttivi rispetto al resto della Penisola) sappiano trovare l’indipendenza, per poi confederarsi. Ne vale la pena, è l’unica via d’uscita dalla presente tragedia.

  22. Rtg says:

    La penso esattamente come lei, sig. Salvi.
    Ottima sintesi di una buona
    ricostruzione storica.
    La mancanza di realismo storico impedisce il riconoscimento delle forze vive all’interno
    di un dato territorio e rende impossibile
    la costruzione di un soggetto politico sentito
    dalla popolazione e quindi votato, come altresì
    dimostrano i risultati elettorali del passato ventennio. Rtg

  23. lancillotto says:

    La favola della padania-paperopoli ci ha già fatto perdere vent’anni e ora, nel suo parossismo finale, ci sta portando via delle vite umane. Non ripeteremo il fatale errore.

    Quando dei padri di famiglia si ammazzano per le gabelle, non è più tempo né luogo per dissertazioni etnico linguistiche, peraltro discutibili, e bisogna agire.

    Agire.

    La Venezia ora camminerà da sola, e nessuno provi ad annacquare l’amarone un’altra volta.

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