Veneti, riappropriamoci del nostro destino: difendiamoci!

di FABRIZIO DAL COL

Ho letto l’articolo pubblicato dalla redazione dal titolo “Zaia: il referendum è la legittima difesa dei Veneti  nei  confronti di Roma”  e il virgolettato del presidente : «Ho accolto l’invito all’ascolto di una istanza rappresentata da buona parte dei cittadini del Veneto: l’oggetto resta quello dell’indizione del referendum per l’indipendenza, in un momento di particolare difficoltà economica che relega il Veneto a semplice comparsa nazionale dove Roma si ricorda di noi solo con la creazione di nuove tasse e con la totale assenza di ogni forma di autonomia o di federalismo». Premesso che  non è nella mia intenzione innescare sterili polemiche politiche, né tanto meno intendo appellarmi alla classe politica che governa oggi il Veneto, intendo invece appellarmi a tutti i Veneti di buona volontà affinché capiscano che è arrivato il tempo di destarsi dal torpore,  e anche di smetterla  nel continuare a credere in chi, per ragion di Stato e a turno,  continua invece a governare il Veneto con il “cappello in mano”. I Veneti devono dimenticarsi  degli errori e delle colpe commessi  in passato, devono invece guardare in faccia alla realtà e questo per non commettere ancora gli stessi errori di ieri, perché oggi non ci sarebbero più le condizioni per porvi un qualsiasi rimedio certo.

In questo preciso momento bisogna che i Veneti  si  a prendere coscienza che in ballo c’è molto  di più: è più che mai necessario riprendersi  il destino e il futuro, ceduti in passato ad un potere alieno e illegittimo in cambio del nulla. E per ottenere ciò, oggi è fondamentale riappropriarsi di ciò che è stato ceduto in passato, ovvero riappropriarsi di quella sovranità del popolo Veneto che negli anni è stata delegata con troppa faciloneria, e che oggi, con la stessa faciloneria, rischia di essere nuovamente delegata con gli stessi errori. Detto ciò, i politici di oggi si sono appiattiti sulla logica politica della rendita, e questo  perché non sono stati forgiati a immagine e somiglianza dei nobili valori, bensì alla più comoda via della compiacenza verso il potere politico centrale.  Nonostante la cruda realtà dei fatti che accadono ogni giorno in terra veneta, i politici locali, invece di rivoltarsi ai soprusi dello Stato continuano a mantenere inalterata la loro compiacenza, e in modo vigliacco si trasformano in Veneti oltranzisti solo quando si tratta di avere in cambio la fiducia della gente. Ecco che, invece di riscattarsi   contribuendo alla causa Veneta con azioni politiche che contrastino questo Stato, continuano con la loro compiacenza, senza curarsi o meno, di soddisfare le esigenze venete o avere in cambio qualcosa di concreto.

Alla luce di ciò oggi non si può non tenere in considerazione che Zaia usa sempre parole istituzionali, ovvero parole che sono state sdoganate ancora nel lontano 1988, e alle stesse però, da presidente del Veneto, egli non ha mai dato un seguito concreto, tanto meno ha mai  favorito manifestazioni, movimenti, idee, fatti  concreti, e tutto ciò che fosse utile alla causa indipendentista. Non è una accusa, è una semplice constatazione, ma la stessa cosa si potrebbe dire per tutti i politici locali che con incarichi istituzionali o meno, piuttosto dei fatti concreti, preferiscono agire compiacenti verso i rispettivi partiti e lo Stato in quanto funzionale ad essere candidati o ricandidati.

Ad oggi Zaia e tutti i consiglieri regionali del Veneto non hanno ancora spiegato ai Veneti la ragione per cui hanno deciso di modificare lo Statuto nella parte che riguarda la partecipazione popolare. Prima, bastavano 5 Comuni che adottassero una stessa delibera di iniziativa  popolare (ovvero quella che recepiva il diritto internazionale sull’autodeterminazione), per imporre alla Regione l’indizione del referendum, ora invece  di Comuni ne servono 10  o in alternativa il consiglio provinciale, o la Regione stessa. Questo dettaglio fa intendere molte cose, come la dice lunga anche l’approvazione delle centinaia di provvedimenti  deliberativi adottati dai Sindaci, che tecnicamente sono utili a rafforzare il consenso del presidente regionale in vista delle prossime elezioni europee o regionali, ma diventano invece inutili, se si tratta di imporre l’indizione del referendum per l’indipendenza, e il virgolettato «ho accolto l’invito all’ascolto di una istanza» di cui sopra ne è prova eloquente.

Per tali ragioni, il mio appello è rivolto a coloro che invece ancora credono nei nobili valori, a coloro che come condizione pongono fatti certi e concreti necessari a determinare le possibilità di difendersi, e soprattutto a coloro che partecipano affinché si possano realizzare. Le parole dei politici locali  non contano più nulla.

 

 

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13 Comments

  1. Ivano says:

    La vergogna non ha fine. Zaia a Bassano voleva solo pararsi il culo.Un colpo alla botte uno al cerchio,per dire un giorno ero con voi nei momenti decisivi.Ma in effetti è un altro nominato che cerca di difendere quello che non è mai stato,cioè un vero governatore veneto.Sembra aggressivo,ma è tutta scena.E inoltre La Lega Nord non significa per noi veneti nulla di più che l’esternazione sterile del malcontento.
    Ma io chiedo da dove origina la fiducia che ancora ripongono molti cittadini nell’Italia?O siete autolesionisti o così pigri che sperate in un miracolo.Un paese così può solo portarci tutti alla rovina.Non siamo competitivi con nessun paese europeo ma quei 4 deficienti a Roma continua a far finta di niente e alzano le tasse.Fra poco da noi chiuderanno un altro ospedale per permettere di “sanare” i debiti creati dalla mafia della sanità al sud.
    Lo stato italiano ci chiede(a noi e non ad altri) il doppio del fabbisogno statale che ha la Germania,ritornando debiti,malaffare ed ineficenza.Ma li continuano a chiamare “sprechi” non ruberie.

  2. Carlo De Paoli says:

    Ho ascoltato l’intervento di Zaia a Bassano e concordo con Fabrizio Dal Col sul fatto che il “Governatore” ha altri interessi per la testa che l’indipendenza del Veneto.
    Seguivo le argomentazioni del politico e con il mio vicino occasionale di tanto in tanto si commentava qualche passaggio.
    A me stupì che il “Governatore” prendesse tempo, così diceva: “Bisogna non forzare le decisio perché si deve essere sicuri che la maggior parte dei veneti siano convintamente dalla parte dell’indipendenza”; grosso modo le parole erano queste.
    Al che il mio vicino mi fece osservare che Zaia, per parte sua, non prendeva impegno a sollecitare la discussione all’interno della nostra Regione fra i veneti per prospettare questa possibilità, quella appunto della divisione dall’Italia.
    Cosa aspetta?
    A Marghera, dove abito, l’incidenza degli extracomunitari ha raggiunto il livello, quasi, del 50% della popolazione.
    Cosa aspetta il Governatore, che governa in nome dell’Italia, detto per inciso, a promuovere, fra i veneti una discussione sui problemi indipendentisti?
    Aspetta forse che si diventi minoranza?
    Quello che mi ha deluso, poi, sono stati tutti quegli applausi che i cittadini gli hanno tributato tutte le volte che apriva bocca per non dire niente.

  3. Roberto Porcù says:

    ” l’oggetto resta quello dell’indizione del referendum per l’indipendenza, in un momento di particolare difficoltà economica ”
    Questo è per me come se se una motovedetta si avvicinasse ad un barcone stracarico in panne per controllare se siano presenti a bordo tutte le dotazioni previste dal RINA e se chi ne è alla guida sia abilitato per allontanarsi dalla costa più di 12 miglia.
    Ecchediamine ! La legge va sempre rispettata.

  4. Nico says:

    pensate alla repubblica veneta ma intanto le vostre citta’ sono in mano a bande islamiche di spacciatori che dettano legge…ma le avete le palle per essere pardoni a casa vostra? secondo me no !

  5. Giorgio da Casteo says:

    A Bassano c’ero e ho manifestato con il Popolo per la nuova Repubblica Veneta.
    Dai politici presenti filogovernativi dei poteri occupanti il Veneto non mi aspetto nulla !
    Meno che meno dalla Regione ormai ridotta a “ramo secco” del potere centrale. W San Marco

  6. daniele quaglia says:

    nessuno dei politici attuali merita una continuità nella Repubblica Venete che verrà. Sono soltanto dei collaborazionisti con lo Stato coloniale italiano e, una volta caduto questo meritano esclusivamente la condanna e l’esilio.

  7. gianni says:

    l aspettare il consiglio che approvi una proposta di legge per indire il referendum il 6 ottobre passato mi lascia perplesso, come pure l appoggio dei comuni ad una cosa ‘scaduta’.

    nel mentre si può finalmente votare digitalmente il 16 febbraio , su sforzo di plebiscito2013 , ovvero l anima innovativa staccata da indipendenzaveneta.

    • Maurizio Bedin says:

      Gianni, l’UNICO mio obiettivo è il raggiungimento della tanto agognata e sognata INDIPENDENZA della mia Patria (Parise docet), e quindi, che si ottenga con regolare referendum popolare o per altrettanto regolare referendum digitale, per me pari sono. Lo dico a tutti: qualsiasi mezzo che ci consenta di provare ad ottenere quel sogno, io lo perseguirò! Che venga proposto da Veneto decida, da Plebiscito 2013, da MLNV od altri, io ci sarò. E ora di finirla con le beghe personali (che ci sono), e di unirsi tutti a blocco unico e compatto e combattere la battaglia che è, non di una sola fazione o gruppo, ma di tutti noi! Per la nostra dignità, Storia, tradizione e mille altri motivi che ben conosciamo. Ma sopratutto per il nostro futuro e per poterlo dare ai nostri figli.
      Serenissimi saluti. WSM!

      • pierino says:

        perfettamente d accordo.
        prima si fa meglio è
        sottolineo il solo il fatto che per ‘il Veneto decida’ l UNICO percorso è dover aspettare che ‘il consiglio decida’ …

    • caterina says:

      questa è la soluzione, l’abbiamo davanti e il 16 febbraio è alle porte… uniamoci nella corsa verso la libertà!!!
      Saremmo fritti se aspettassimo i tempi biblici di una maturazione del Consiglio che non può avvenire e, dopo il discorso di Zaia che ha confermato a tutti i dubbi e le perplessità sulla reale volontà di diventare un protagonista positivo, non dobbiamo perdere tempo a incalzarlo perchè è chiaro che è contro la sua volontà, anche se fa di tutto per nasconderla… chissà quali suoi progetti persegue per l’avvenire sempre che trovi chi è disposto ad assecondarlo… la gente veneta l’ha capito ora che deve andare per la strada verso il referendum e l’indipendenza autonomamente, e abbandonare al suo destino chi tergiversa per motivi che non può confessare inseguendo il suo distorto concetto di democrazia invece di diventarne l’interprete ed esecutore…
      Faremo senza di lui, applicando dall’inizio il metodo della democrazia diretta, cioè dal basso, non delegata, che farà la differenza della nuova Repubblica Veneta che andremo a costruire.

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