Ve lo ricordate il referendum sull’autonomia? “I referendum consultivi sono sconsigliati dall’Europa”. Non vengono rispettati

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di ENZO TRENTIN  – Un autorevole parere della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa su referendum consultivi, quorum di partecipazione, e soglia delle firme da raccogliere, lo si riscontra nel suo documento n. 797/2014. Detta  Commissione svolge una funzione di consulenza su questioni costituzionali nei confronti dei Paesi europei.

 

Vi si legge alla «Sezione II – Referendum consultivo 58. […] è necessario chiedersi se i referendum consultivi siano, in effetti, appropriati. A causa della loro natura puramente consultiva, possono ritorcersi contro e creare ancor più malcontento se non sono onorati dalle autorità legislative. Tutto ciò potrebbe sprecare l’energia dei cittadini, e – soprattutto – servire come pretesto al legislatore per respingere la propria responsabilità, e comunque offuscare le responsabilità politiche.»

Si tenga anche presente che già nel 1981, Costantino Mortati, uno dei padri dell’attuale Costituzione italiana, ebbe a scrivere: «La posizione di organo supremo rivestita dal popolo in regime democratico non può in nessun modo conciliarsi con l’esercizio di una funzione subordinata, come quella che si sostanzia nell’emissione di pareri

 

Il parere sembra calzante se si guarda al referendum consultivo tenutosi nel lombardo-veneto nell’ottobre 2017. Infatti, in Lombardia l’affluenza è stata solo del 38,5%, mentre in Veneto si è superato il quorum raggiungendo il 57,2%, e di quest’ultima percentuale i Sì sono stati il 98,1%. Tuttavia nelle terre della Serenissima c’è da non sottovalutare che moltissimi veneti aspirano all’indipendenza, ed il loro voto pro autonomia lo hanno interpretato come una sorta di passaggio obbligato in attesa dell’autodeterminazione vera e propria.

Sulla soglia delle firme da raccogliere, e il quorum di partecipazione, è utile e importante considerare le raccomandazioni della Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto. Essa ha espresso una precisa raccomandazione nel suo sopraccitato parere n. 797/2014. In questo documento si consiglia di non prevedere un quorum di partecipazione né uno di assenso, in quanto avrebbero effetti non desiderabili da un punto di vista democratico.

 

Le raccomandazioni della Commissione di Venezia, ritengono “consigliabile” non prevedere un quorum di affluenza del 50%+1 come previsto dalla normativa vigente, o un quorum per l’approvazione.

I quorum di affluenza hanno almeno due effetti indesiderati: primo, le astensioni sono assimilabili ai non-voti, e secondo, i voti espressi per una proposta che alla fine non raggiunge il quorum saranno inutili.

Gli avversari saranno tentati di incoraggiare l’astensione, che non è salutare per la democrazia. I quorum di approvazione rischiano di “coinvolgere una situazione politica difficile, se il progetto è adottato a maggioranza semplice inferiore alla soglia necessaria”.

Per quanto riguarda le firme di sottoscrizione necessarie per proporre un referendum, il numero di riferimento chiave sembra essere quello relativo alla soglia di 1/50 (2%) degli elettori.

Un elevato numero di firme può indicare un ampio sostegno popolare. Tuttavia, esso non garantisce il supporto, perché le persone possono firmare perché sono convinte che la questione sia controversa e che dovrebbe essere decisa dal popolo (in qualsiasi senso).

Parole chiare da parte di un autorevole organismo internazionale di alta competenza. In realtà, a livello locale, le indicazioni europee sono pressoché inascoltate.  Infatti, osserviamo come queste indicazioni siano assenti in quasi tutti gli Statuti dei Comuni.

A titolo d’esempio ne citiamo solo alcuni, premettendo che i referendum comunali avendo molti argomenti inammissibili imposti dagli amministratori locali (Quis custodiet ipsos custodes? ovvero «Chi sorveglierà i sorveglianti stessi?») risultano uno strumento assai limitato:

 

 

Spesso, poi, esiste un Collegio di Esperti per il giudizio di ammissibilità del quesito referendario. E la domanda che molti si pongono è: «che legittimità può avere tale Collegio di Esperti che decide sull’ammissibilità del referendum, se i suoi componenti sono nominati dall’amministrazione comunale? Sono in conflitto d’interessi con i promotori del referendum, e soprattutto con l’esercizio diretto della  “sovranità popolare” di cui all’art. 1, comma 2, della Costituzione?»

 

E non mancano situazioni paradossali e dall’incerta democrazia come in questo Comune di circa 7.400 abitanti

che ha stilato l’Art. 37 – Referendum: [https://www.comune.costabissara.vi.it/wp-content/uploads/statuto-regolamenti/STATUTO_COMUNALE.pdf ]

  1. Un numero di elettori residenti non inferiore al 25% degli iscritti nelle liste elettorali può chiedere che vengano indetti referendum in tutte le materie di competenza comunale.

[…]

  1. Il mancato recepimento delle indicazioni approvate dai cittadini nella consultazione referendaria deve essere adeguatamente motivato e deliberato dalla maggioranza assoluta dei consiglieri comunali.

 

Se i cittadini italiani dessero ascolto ai politicanti che spesso dicono: «ce lo chiede l’Europa», oppure a dar retta all’ex Presidente della repubblica Giorgio Napolitano, che ha sostenuto come per tornare allo sviluppo bisogna concedere: «ulteriori trasferimenti di poteri decisionali e di quote di sovranità all’Ue da parte dell’Italia», non staremmo certo meglio di come stiamo ora.

 

Comunque, il Consiglio d’Europa (autorevole organismo internazionale) sta testando come la società civile e le autorità locali abbiano messo in pratica questa relativamente giovane Convenzione sulla partecipazione democratica. La Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto [meglio conosciuta come la Commissione di Venezia, perché s’incontra a Venezia – www.coe.int/venice ] è l’organo consultivo del Consiglio d’Europa sulle questioni costituzionali.

 

Riassumendo, i cittadini dello stivale debbono superare numerosi ostacoli per indire un referendum al fine di indicare all’amministrazione pubblica cosa vogliono che essa faccia. E dopo che tali cittadini si sono democraticamente espressi, il Consiglio comunale si arroga in diritto di fare quello che vuole?

La chiamano amministrazione democraticamente trasparente. 

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One Comment

  1. caterina says:

    nel cuore dell’Europa esiste la Svizzera che potrebbe essere il modello della “democrazia” se la si volesse esercitare dal comune allo stato centrale al megagalattico consiglio europeo, con tutti i suoi corollari di commissione che non servono a niente…
    così come siamo combinati, in pratica,: ci troviamo milioni di addetti si fa per dire ad esercitare la democrazia e strapagati, cioè ovviamente supercostosi che di fatto servono solo ad annientarla, rendendola una parola vuota che comunque piace tanto a tutti pronunciare…

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