Vassalli: vi ho scritto di un Nord sferzato dai papi e dall’Italia fatta di cocci

di ALDO MOLTIFIORIvassalli

Recentemente è scomparso Sebastiano Vassalli;  l’ultimo grande “Aedo” della nostra gente e della nostra terra. Non un filosofo, non un politico,  non uno storico alla Cardini e nemmeno un romanziere storicista alla Manfredi o alla Smith. Semplicemente un cantore di gente e di terre  che, dal Monginevro al Monte del Re, dal Po ai Grigioni, ci ha romanzato il lembo meridionale dell’Europa delle grandi pianure celtiche e germaniche.

Vassalli aveva in comune con Gianni Brera, l’altro grandissimo “Aedo” della Lombardia, una vocazione, forse utopistica, a raccontarci le storie dei Piemontesi, dei Lombardi dei Cimbri e dei Teutoni che da sempre abitano le vallate del nord Veneto.

A differenza di Brera però, Vassalli scende oltre il confine sud, scende oltre il Po, e ci racconta storie del mondo bizantino tra Roma e Napoli.

Come sempre succede in questo strano Paese che Kundera a ragione rappresentava con il paradigma “Dentro un bel  vestito non vi è che il nulla”, in questi giorni vi è la gara dei  nostri pennivendoli a recitare retoriche, quando non sgangherate, orazioni funebri sul grande Vassalli.

Prima di lasciare a Lui le parole finali di congedo da questa vita voglio solo ricordare il tratto umano dell’ultimo grande Aedo della nostra gente e delle nostre terre. Vassalli nasce a Genova nel 1941 in una famiglia non troppo per la quale, si trasferisce ben presto a Novara e in quel lembo di terra che spazia tra Biandrate, il Monte Rosa e arriva  a Milano formerà per sempre il suo carattere e la sua passione letteraria. Vassalli è un tipico uomo del Nord, scontroso, piuttosto avulso dalle grandi sceneggiate pubbliche appassionato difensore delle nostre origini etnico – culturali. Vassalli va letto tutto! Io mi sono ripromesso di colmare questa lacuna e in particolare mi mancano  tre dei suoi migliori lavori: La Chimera del 1991 – La notte della cometa del 1984 – Il romanzo dei Cimbri e dei Teutoni. Non mancate altri romanzi storici di Vassalli di cui sono in ristampa numerose edizioni.

Ora è tempo di lasciare la parola proprio a Sebastiano Vassalli con la sua pagina finale di addio a questa vita!

“L’Italia è un patchwork di popoli e di culture: non viene da una storia comune, non ha una ragione unica o, se ce l’ha è un insieme di tante ragioni. Sono partito dal Ducato di Milano e della Lombardia del vescovo Bascapè e dalla strega Antonia  per parlare di una modernità che stentava a nascere, tenuta a freno da una religione che, pur considerandosi universale, era una parte cospicua (invasiva e regressiva n.d.a.) della storia dell’Italia. Con Mattia Lovat ho raccontato la storia della morte di Venezia, e l’ultimo atto di una vicenda che aveva avuto momenti di vera grandezza e di straordinario splendore. Con Dino Campana ho raccontato la Firenze degli artisti tra Ottocento e Novecento e l’Italia della belle epoqe che non fu un’epoca particolarmente bella né felix.  Nel “Cigno”, insieme a Raffaele Palizzolo, ho raccontato la Sicilia e la mafia come nessuno l’aveva mai rappresentata, senza mescolare e confondere le carte per amor di patria o per orgoglio isolano. Con Giulia Di Marco e Gian Lorenzo Bernini ho <rivissuto> la chiusura maschile di una Chiesa e di una religione: la religione dei Papi, che mirava al dominio del Mondo. Quella religione, nel presente non sembra (non ha, n.d.a.) poter avere un futuro: perché la politica ormai si fa altrove. E perché l’alternarsi di papi politici con papi più spirituali che le ha permesso di arrivare fino ai nostri giorni non funziona più. L’Ultimo papa politico della storia è stato il papa polacco; dopo di lui un papa spirituale e oggi il papa argentino non sapendo cosa fare fa il parroco del mondo. ( forse in attesa di fondare un nuovo partito con la croce senza scudo n.d.a.). Un papa che ha indetto un giubileo, ma l’unica cosa da giubilare,così direbbe suor Giulia, è la religione dei papi”.

Chiudo qui questa pagina di addio scritta, poco prima di scomparire, da Vassalli. Queste parole si devono solo leggere e meditare. Nel suo epos, così da 1200 anni, appare più che mai travolgente quella frattura con il mondo bizantino operata dai Longobardi. Nei suoi romanzi sta  scritta la sola nostra speranza: difendere ad oltranza la nostra matrice celtica e la nostra cultura longobarda. Dal Monginevro al Monte del Re, dal Po ai Grigioni questa è Europa. A sud vi è una penisola bizantina, con altra gente dai  principi e valori a noi alieni. Vassalli ci ricorda tutto ciò nei suoi romanzi pieni di azione e di passione. Ci racconta di gente  che non si arrende alle ingiustizie del Clero e dei potenti.  Sono storie di  Piemontesi, di Lombardi e di Veneti. Quando parla dei Bizantini a sud del Po ne parla con il guardingo (da guardare che deriva dal germanico warden) incedere lungo le oscure vie dell’ignoto.

Addio caro Vassalli, anche se vorrei tanto fosse un arrivederci.

 

 

 

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1 Commento

  1. renato says:

    grazie di aver ricordato persone e cose che valgono

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