Burka vietato a Varese: “Imitiamo la Svizzera”

di BENEDETTA BAIOCCHIislamico anti-occidentale

Ogni tanto tornano. Sono le iniziative politiche per il divieto di burka in pubblico. Di certo, con i tempi che corrono, le smanie multiculturali stanno subendo frenate istituzionali, anche da parte di chi appoggia le politiche di apertura e integrazione a tutti i costi. E così, a Varese, sta andando di scena in Consiglio comunale l’ipotesi di vietare in pubblico l’uso del burka.

La proposta di Piero Galparoli, consigliere di Forza Italia,  si ispirerebbe all’iniziativa cantonale “Vietare la dissimulazione del viso nei luoghi pubblici e aperti al pubblico” già approvata dagli elettori del Ticino nel settembre del 2013. E adesso il dibattito è aperto.

Di sicuro la Confederazione ha fatto già da apripista. I casi più recenti che hanno fatto discutere si sono consumati nel cantone di San Gallo, quando l’UDC ottenne una vittoria nel referendum contrario alla decisione della commissione scolastica che aveva permesso a due ragazzine somale di indossare il velo nell’istituto elementare  ad Au-Heerbrugg. E non si trattava di burka ma di velo.

Sulla vicenda, scaturita dal divieto di un regolamento scolastico a  Sankt Margrethen, si era espresso il Dipartimento dell’istruzione del canton San Gallo; a dire la sua anche il Tribunale amministrativo cantonale che aveva provvisoriamente autorizzato la ragazzina a indossare il velo, fino alla conclusione della procedura di ricorso.

Adesso tocca a Varese aprire il varco.

 

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