VARESE: QUI SI GIOCA LA PARTITA FINALE NELLA LEGA

di GIANLUCA MARCHI

Ahi Varese, che dolor! E sì, per la Lega Nord di Umberto Bossi il luogo d’origine è anche la culla dove potrebbe crescere e proliferare il germe della deflagrazione. Dire che qui la Lega Lombarda è nata e qui morirà è probabilmente un’affermazione eccessiva, se non temeraria. Ma di certo a Varese e nella sua provincia si giocherà la partita decisiva per la vita futura del partito padano, contesa fra il cerchio magico da una parte, con il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni in primissima fila, e gran parte del movimento dall’altra.

Il congresso provinciale del 9 ottobre scorso, quello in cui il senatur è stato platealmente contestato, è solo stato l’antipasto. Quel giorno oltre trecento delegati in totale subbuglio elessero, in quale maniera non si sa, un segretario provinciale, Maurilio Canton, che quasi nessuno conosceva e che oggi in molti disconoscono, ma lasciano vivacchiare nella sede provinciale di via Magenta, attorniato da un direttivo dove è in netta minoranza. Al congresso Bossi, o meglio il cerchio magico, impose Canton costringendo i due candidati in corsa a ritirarsi, ma il presidente dell’assemblea, il lodigiano Andrea Gibelli (vice presidente della Regione Lombardia) non consentì il voto, forse temendo che Canton, statuto alla mano, non avrebbe raggiunto il 40% dei voti minimi necessari quando il candidato in lizza è uno solo. I militanti erano furibondi, invocavano “voto, voto”, volarono sputi e parolacce, e il Capo assistette alla scena frastornato: come hanno impietosamente immortalato i video circolati sul web nei giorni successivi, appariva terreo e incredulo come Ceausescu al balcone del palazzo presidenziale di Bucarest nell’ultimo discorso del 21 dicembre 1989 quando subì i fischi e pochi giorni dopo finì fucilato. “Se dopo l’uscita di Bossi dalla sala – ci racconta un militante che preferisce l’anonimato – Maroni si fosse recato al tavolo della presidenza e avesse ammonito Gibelli a far votare, quel cuor di leone non si sarebbe opposto e i delegati avrebbero sbollito la rabbia. Ma forse Canton si sarebbe fermato al 30%…”.

Dopo di allora, però, a Varese e provincia tutto sembra essere finito sotto silenzio, come se quel malessere così evidente e diffuso, che i media nazionali hanno solo reso noto urbi et orbi, fosse stato rinchiuso dentro una bolla silenziata. E anche uno degli amministratori locali che più si esposero nel dissentire, l’ex sindaco di Buguggiate Alessandro Vedani (oggi vicesindaco dello stesso Comune), nelle scorse settimana mitigava e leniva: “In quel momento venne amplificato il ruolo dei militanti ridotti a semplici alzatori di braccio rispetto a un errore nella scelta del candidato alla segreteria provinciale. Ora, invece, è il tempo della riflessione e del chiarimento, e Maroni si muove in maniera elegante e da pompiere, nell’intento di tenere unito il movimento, perché si vince solo con Umberto Bossi e con la Lega unita”. Una riflessione che sembra non reggere più oggi che Bossi ha deciso (e Giancarlo Giorgetti ha eseguito) di vietare a Maroni i comizi in tutta la Lombardia.

E tuttavia anche nelle settimane della pace armata non è che Canton, e soprattutto chi lo guida, si siano dimostrati disposti a pacificare l’ambiente, se solo qualche settimana dopo a vice segretario provinciale è stata indicata Paola Reguzzoni, che a Busto Arsizio è ad della municipalizzata Agesp Servizi, nonché sorella del capogruppo alla Camera e alfiere principale del cerchio magico. Ma le reazioni sono state tali e tante che la signora ha preferito declinare. Il fuoco cova ormai da tempo, pronto ad ardere tutto, persino lo stesso Maroni, se prima o poi non si deciderà a prendere in mano la situazione. Questa l’analisi di un altro militante: “Al ministro non resta molto tempo per dimostrare la sua leadership, dopodiché se non si sarà mosso, qui nascerà un soggetto alternativo alla Lega: ci sono intere sezioni pronte a mettersi con chi si volesse proporre come una persona normale, dotata di capacità organizzativa e con una faccia presentabile. Mica siamo disposti a farci manovrare da quattro elementi che si fanno forza solo per il fatto che portano in giro Bossi come una madonna pellegrina. E men che meno a farci comandare da Calderoli, che magari ora, lasciato il governo, spera di ritornare sul territorio riproponendosi come secessionista, quando insieme al suo amico Tremonti è stato invece il più grande affossatore delle nostre amministrazioni locali. Giorgetti è bravo, ma parla di ritirarsi a vita privata”.

Bel quadretto! per non ricorrere a un’espressione sicula troppo scurrile. Il fatto è che a Varese e dintorni il malessere leghista cova da circa un anno e mezzo. Innanzitutto l’aver fatto scendere in politica Renzo Bossi, con ingresso immediato al Pirellone via Brescia, ha inviperito gran parte della base, che si è trovata senza più artigli per graffiare in qualsiasi discussione politica. “Zitti voi, che avete sistemato il Trota, ricorrendo agli stessi sistemi di quelli che contestavate un tempo”: è il ritornello che viene ripetuto ad ogni confronto, e non ci sono molti argomenti con cui ribattere. Anche perché altri discendenti della famiglia Bossi sono già spinti dalla Manuela a entrare nell’agone politico. Insomma, la base è incazzata e sconfortata, ed è scettica sulla possibilità di “rifarsi una verginità” nell’anno di tempo che potrebbe essere dato dal governo tecnico: anche perché intanto ci saranno da sistemare sul territorio le tante persone sloggiate da Roma e si prevede che se ne vedranno delle belle. Intanto di belle se ne vedono nella segreteria provinciale dove, sotto la cappella dello sconosciuto Canton, sono state distribuite poltrone e poltroncine per quaranta persone:

Segretario Provinciale: Canton Maurilio; Responsabile Coord. Segreteria: Fozzato Maurizio; Resp. Cultura, Diletti ed Identità Locali: Longoni Giangiacomo; Resp. Tesseramento: Ferioli Graziano; Commissione Disciplinare: Sommaruga Matteo, Cattaneo Dario, Brughera Gianni; Commissione Recupero Crediti: Miotti Arianna, Sommaruga Matteo; Resp. Amministrativo: Trecate Antonio; Resp. Organizzativo: Colombo Marco; Progetti Grafici: Cian Guido; Promozione: Peruzzotti Guido; Permessi: Lecchi Marco; Resp. Sicurezza: Minonzi Fabio; Resp. Enti Locali: Gambini Andrea; Resp. Parchi: Barra Giuseppe; Resp. Comunità Montane: Fiorio Giorgio; Resp. Politiche Aeroportuali: Borgo Roberto; Resp. Coord. Professioni e Associazioni: Bertagnon Luca; Resp. Ufficio Stampa e Comunicazioni: Dacò Giovanni; Resp, Informatico: Molinari Luca; Resp. Magazzino Feste: Titolo Dania; Resp. Gadget: Lecchi Marco. Un vero organigramma da multinazionale, dove i reguzzoniani sono maggioranza e dove è stato infilato anche qualcuno, come l’arch. Guido Cian,  che nel 2003 è stato associato alle patrie galere per concussione quando era membro della Commissione Territorio del Comune di Cassano Magnago.

E poi giungerà il nodo delle liste per le elezioni politiche, e il timore è che le decisioni siano prese dal poco amato Marco Reguzzoni (nella foto a fianco) e da Rosi Mauro, la Badante, che per stare più vicina al capo e alla Manuela ha trasferito la propria residenza a Gemonio. “Se così sarà – prevede il nostro interlocutore – cadranno le teste degli avversari del capogruppo, i vari Grimoldi, Stucchi, Fava, Molteni e via discorrendo. E’ per questo che Reguzzoni e i bossiani vorrebbe le elezioni subito, per sistemare i conti”.

Oltre alla imposizione del Trota, ciò che ha agitato l’intero ambiente varesin-varesotto è stata inoltre la storia di Terra Insubre, un’associazione culturale fiancheggiatrice che si occupa di storia, di archeologia, di dialetto, guidata per anni dall’avv. Andrea Mascetti, amico intimo di Giancarlo Giorgetti e in buoni rapporti con Maroni. Durante la Pontida del 2010 Bossi fece calare una sorta di scomunica sull’organizzazione, parlando di “intellettuali del Lago Maggiore che mi fanno litigare con i veneti”. Da quel momento scattarono una serie di attacchi verso Terra Insubre, con il beneplacito di Reguzzoni e del consigliere regionale Giangiacomo Longoni, che del capogruppo alla Camera è uomo fidato. Un bel giorno Mascetti, stanco di subire, decise però di passare all’attaco, facendo partire un sms in cui sosteneva che i due, Reguzzoni e Longoni, andavano buttati fuori dalla Lega perché dannosi. Apriti cielo. Il caso venne portato in Consiglio Federale, dove Reguzzoni sollecitò l’espulsione di Mascetti, che è militante da oltre dieci anni. Ma nel massimo consesso di via Bellerio venne difeso a sorpresa dal bresciano Bruno Caparini (il proprietario del Castello di Ponte di Legno dove Bossi ha trascorso innumerevoli vacanze, consigliere di sorveglianza di A2A, nonché padre di Davide, parlamentare dal 1996), oltre che dagli amici Maroni e Giorgetti, e quest’ultimo, come segretario della Lega Lombarda, neutralizzò l’espulsione anticipandola con un provvedimento di sospensione per sei mesi.

Terra Insubre, che fra i propri iscritti annovera anche molta gente di sinistra, ha comunque continuato nella sua attività tradizionale, ma a seguito degli eventi appena raccontati, è finita per diventare il coagulo di gran parte degli scontenti della Lega, elevandosi a nemico giurato del cerchio magico. E negli ultimi mesi è entrata nel mirino de “lavelinaverde.org”, che si definisce “pagina di informazione per tornare alle origini della Lega Nord” e ha sparato cannonate contro i maroniani, a cominciare proprio da Andrea Mascetti. E tuttavia ormai da mesi questa Velina si è zittita.

Intanto sul territorio, mentre si affilano le armi per la battaglia finale, imperversa la moda di volersi annettere al Canton Ticino. A scatenare la questione è stato il leader della Lega dei ticinesi, Giuliano Bignasca, che dopo le recenti elezioni guida il primo partito del Cantone. Ha detto il Bossi elvetico: “Siccome l’Italia sta per fallire, o peggio ancora, la Svizzera potrebbe allargarsi se vi fosse un pronunciamento delle province di confine, con la possibilità di arrivare fino a Bergamo”. Il primo a farsi avanti è stato il giovane sindaco leghista di Morazzone, Matteo Bianchi, seguito dai colleghi di Tradate e Vedano Olona, che parlano di un possibile referendum fra le loro popolazioni. Ma in realtà già tre anni fa il sindaco piellino di Saltrio aveva lanciato l’idea di annettersi al Ticino e oggi l’argomento non è tabù nemmeno fra alcuni sindaci di sinistra del Varesotto. Molti mettono in relazione questa ventata con le mosse di Terra Insubre, ancora lei! E qualcuno arriva a prefigurare (o a sognare) questo scenario: “Non sarebbe male che un bel giorno una trentina di sindaci del Nord si presentassero in piazza della Riforma a Lugano per fare un falò delle loro fasce tricolori. Ne parlerebbe il mondo intero”. Eccolo il germe dell’indipendenza, che non è mai morto e che rischia di rinvigorisi proprio partendo da Varese, dove intanto il partito è sempre più una casta stretta intorno alla ditta Bossi&Figli: il vecchio capo acciaccato è stato convinto dalla moglie e dalla badante Rosi Mauro che la successione dinastica nella Lega è una cosa possibile, e tutti gli altri cerchisti si sentono forti del rapporto diretto: Marco Reguzzoni punta a prendere il posto di Giorgetti alla segreteria nazionale della Lega Lombarda, Giuseppe Leoni, amico di vecchia data di Manuela Marrone e socio, insieme a lei e a Bossi della Pontidafin, la cassaforte del partito, fa comizi per pochi intimi in giro per la Lombardia dove insulta i militanti. E il Trota fa danni a cui corre a porre rimedio il cassiere Francesco Belsito. Siamo a una specie di Libia di Gheddafi ultimi tempi. Se potesse il cerchio magico si libererebbe del sindaco Attilio Fontana, l’unico che sul territorio ha rapporti personali con il mondo degli imprenditori, perché se fosse per loro manco sanno come sono fatti.

In questo quadro si inseriscono gli ultimi eventi, con i comizi vietati a Bobo Maroni e la manifestazione di domenica 22 a Milano dove sono attese le truppe cammellate e saranno scintille. Sempre che non accada qualcosa di più clamoroso prima e allora il Bobo si vedrà costretto a rivedere le sue strategie. E magari non solo ad accelerare la costituzione della Fondazione Padani-Europei da cui da tempo si parla.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

9 Comments

  1. lorenzo canepa says:

    come sempre il direttore e´ riuscito a fare un po´di luce sulla lega di oggi. Mascetti e´uno dei pochi leghisti che e´riuscito a fare qualcosa di buono con terra insubre.
    Pur vivendo all estero ricevo come socio le pubblicazione di terra insubre le uniche che raccontano la storia del nord. Macetti dovrebbe entrare in campo e rilanciare la lega eliminando tutti quei lecchini di bossi e lo stesso bossi che ormai non capisce piu´nulla. E´lontano dalla realta´ chiuso ldal cerchio magico
    all´interno del cerchio magico non capisce piu´nulla .
    Maroni deve decidersi rapidamente : o rilancia una nuova lega con forza o si ritiri pure luii e che si chiuda una lega che cosi´come e´non serve piu´a nulla.

  2. enrico4 says:

    avete salvato cosentino e in passato avete criticato saviano
    vergognatevi siete peggio della dc degli anni 70

  3. RADIO TANZANIA LIBERA says:

    Qui RADIO TANZANIA LIBERA
    trasmettiamo un nuovo messaggio

    “Bobo gioca con Umberto, tontoli”

    ripeto

    “Bobo gioca con Umberto, tontoli”

  4. Wilegio says:

    Maroni forever! Basta con queste pagliacciate! Avevate mezza Italia in mano e ve la state giocando per inutili giochetti di potere. Tanto il Cav. non la farà mai più l’alleanza con Bossi, nonostantye le promesse! Lui vuole tornare al vecchio amore con fini e casini, che lo accoglieranno a braccia aperte… come loro vassallo però. L’unica speranza di sopravvivenza per la Lega si chiama Roberto Maroni.

  5. Massimo says:

    “L’indipendenza” citata dal tg3
    http://www.youtube.com/watch?v=zkkzS3WJ3kA

  6. uraia says:

    grande direttore, grande informazione. Intanto, la carta da cesso prodotta in bellerio tace su tutta la linea.

  7. Maciknight says:

    Ottimo articolo, di vero giornalismo d’informazione, preciso e scorrevole al tempo stesso e non politically correct. Complimenti

  8. Maurilio Canton says:

    Grazie dei complimenti. Troppo generoso oltre che assolutamente obbiettivo.

Leave a Comment