Varese, perché sei ragazze marocchine musulmane disertano il momento di silenzio?

scuola finitadi GIUSEPPE LONGHIN – Perché sei ragazze nemmeno quindicenni non si pongono il problema dell’integrazione?
Un’altra conferma, quella data da 6 ragazze straniere e di religione musulmana all’istituto tecnico Daverio, alla devastante disgregazione sociale dei nostri tempi, alla faccia della moralità e dell’intelligenza. Preoccupa l’accaduto, l’uscita dalla classe durante il minuto di silenzio per le vittime degli attentati parigini, ma soprattutto preoccupa l’assoluta mancanza di riflessione delle ragazze riguardo il proprio futuro e la propria integrazione nella società.  Non giudico, sarebbe troppo scontato, la mancanza di tatto e di rispetto delle giovani, ma pongo questa semplice domanda: perché?  Perché sei ragazze nemmeno quindicenni non si pongono il problema dell’integrazione? La verità è che non sono integrate loro e nemmeno le loro famiglie, questo spaventa e preoccupa più della mancanza di rispetto per vittime innocenti. Integrazione è avere la possibilità di partecipare agli usi e alle regole del paese ospitante, un tempo questo “status” lo si bramava lavorando sodo allo studio della lingua, al rispetto dei costumi e alla non prevaricazione del vicino. Ora 6 ragazzine si arrogano il diritto di non integrarsi nemmeno al buonsenso. Questi sono sempre più segnali del fatto che il punto del non ritorno, se non è superato, poco ci manca.  Questo è il risultato di una scellerata politica del buonismo ad ogni costo. O si interviene subito o la silente colonizzazione ci annienterà.

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5 Commenti

  1. Completamente d’accordo… non fidarsi… da un unghia alla mano e da una mano a un braccio e cosi via…

  2. Maloenton says:

    E’ inutile sbraitare…siete di fronte ai futuri cittadini dell’ex Italia.

  3. caterina says:

    sei ragazze quindicenni hanno fatto in classe quello che le loro famiglie hanno detto loro di fare, perché è chiaro che è prevalsa l’obbedienza ai propri genitori rispetto ad ogni altra considerazione che può esser stata fatta prima dell’iniziativa molto significativa del minuto di silenzio…
    Non le ragazze ma i loro genitori devono essere convocati, e la lezione circa il rispetto della vita delle persone al di sopra di ogni professione religiosa personale a loro deve esser fatta, inducendoli a mandare altrove le figlie a scuola se non accettano questo principio che è fondamentale nella nostra civiltà occidentale, nella quale sono venuti loro a vivere… liberi di andarsene, se non sono d’accordo!
    Ma spero che il Direttore scolastico avrà provveduto… anzi, avrà colto l’occasione per un dibattito nella scuola sull’argomento perché sul principio non c’è margine per l’ambiguità.

    • renato says:

      Carissima Caterina, forse non ha colto il significato (nemmeno tanto recondito) del mio commento: qui non c’è nulla da dibattere. C’è un regolamento che va rispettato anche e soprattutto da loro. Concedetegli un’unghia del mignolo e quelli vi strappano il braccio.

  4. renato says:

    Invece di porre tante domande retoriche con giri di parole inutili e fare del moralismo ridicolo andate dal preside della scuola e, se non è anche lui un marocchino, chiedetegli quali provvedimenti ha preso verso quelle ragazze. Se non lo ha già fatto esortatelo a farlo, pena una denuncia al provveditorato.

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