Caro direttore, servono gli indipendentisti del “fare”, non del “blaterare”

di VITTORE VANTINI*

Caro Marchi, ho letto con interesse il tuo articolo relativo all’ultima chiamata per gli Indipendentisti e vorrei risponderti a titolo personale e sulla base delle esperienze di questi ultimi due anni. Prima non mi ero mai interessato attivamente di politica. Non voglio fare nomi o sostenere posizioni, perché desidero che le mie idee (giuste o sbagliate che siano) abbiano il carattere di una voluta generalizzazione. Prendo atto inoltre  che nei numerosi commenti vi è una tale disparità di vedute e di tono tali da far cadere alquanto le braccia. Dov’è una volontà comune indipendentista, modello ex pluribus unum?

Faccio alcune premesse che possono essere strettamente prodromiche a ciò in cui credo e che propongo con sommessa convinzione. Lungi da me la pretesa o l’arroganza di essere il depositario di ogni verità, ma solo il portatore dell’opinione meditata di un cittadino qualsiasi. Ho vissuto molti anni all’Estero, dove, in alcuni casi, ho potuto sperimentare che cosa è una autentica democrazia (non perfetta, ma anni luce lontana dalla italica schiavitù) e in che cosa consiste e si estrinseca coralmente l’opinione pubblica, fatta di cittadini e non di sudditi, capaci di discernimento informato e di immediata critica verso i politici incapaci o corrotti.

E qui casca il primo asino: il livello di conoscenza dei cittadini di questo sciagurato Paese è del tutto risibile, peggio, prostituito da tutti i media. A ciò si aggiungano le proterve e contraddittorie convinzioni di molti, che emulano il ben noto colonnello Buttiglione (quello di Alto Gradimento), il quale non si arrestava mai neppure di fronte all’evidenza. I cervelli sono stati da molto portati all’ammasso e si continua sulla fallace e ormai antistorica strada delle ideologie classiche, furbescamente ostentate dai tanti finti salvatori. A costoro evidentemente non interessano i risultati migliorativi (che non arrivano mai), ma i fessi che disciplinatamente si intruppano in greggi belanti o in mandrie muggenti alla luna. E, inoltre, a proposito di media, credo si possa evocare il “soma” di Huxley, una droga-premio del potere agli schiavi, che porta alla felicità e all’accettazione di tutto, perchè capace di annebbiare le coscienze e di deformare volutamente la realtà in immagini gradevoli e salvifiche. Così, oltre alle bugie e alla non ricerca delle verità, vengono somministrati furbescamente panes et circenses (basta guardare i programmi televisivi), è stata prostituita la scuola,offerti targets indegni di autentici servizi di comunicazione, elevato il tifo sportivo quasi all’unica ragione di esistere, reso il gossip l’unica cultura imperante. E il potere si autogenera e i parassiti prosperano senza opposizione alcuna, perché l’opposizione si ferma alle chiacchiere, ai commenti, alle risate amare.

In non pochi si ergono contro il sistema, ma come? Si estenuano in masturbazioni mentali. Si autonominano duces di una miriade di movimenti indipendentisti, a volte formati da due o tre attivisti da poltrona, che non fanno, ma sputano sentenze su tutto e tutti e, in particolare contro altri dichiarati indipendentisti, perchè l’importante non è procedere e crescere, ma infarcire i network di sciocchezze trionfando stupidamente e sterilmente nelle discussioni. Ci sono poi intellettuali e studiosi (molte volte assai pregevoli), i quali, tendono a parlare ex catedra e propongono accademicamente strade e traguardi, con il difetto (absit injuria a verbis) di non comprendere che le idee sono ottime, ma hanno bisogno di “braccia, di andare a suonare i campanelli dei vicini, di fare meno congressi e più “visite”. Meno pensiero e più azione.

Basta parlare con la gente per sentirsi dare le solite demoralizzanti risposte: dal non credo più nella politica, al non vado a votare, al siete tutti ladri e poltronari, siete degli illusi, non ci riuscirete mai. Credo che, se lo chiedessimo a mille persone, almeno novecento (se non di più) ci darebbero le risposte precitate o si abbarbicherebbero a ideologie vomitevoli. Comunque c’è sempre un numero (non considerevole, ma considerabile) di persone disposte ad accettare idee indipendentiste, soprattutto quando riescono ad immaginare le abissali e positivamente salvifiche differenze con la situazione attuale. Vogliamo restare così o collaborare alla nascita di uno stato simile alla Svizzera? Allora tutti d’accordo?

Nossignori, perchè qui casca il secondo asino, che si configura in entusiasmi anche grandi, ma non seguiti dai fatti. Un qualsiasi movimento indipendentista deve possedere alcuni “beni” irrinunciabili (che spesso sono inesistenti o quasi): uno statuto degno di questo nome, un programma completo e circostanziato, una bozza di costituzione e diverse altre cose. Perchè saremo indipendenti, ma come? Che cosa succederà dopo? E serve una organizzazione ben strutturata, agile ed efficiente. Una volontà reiterata di partecipare, la generosa convinzione di sacrificio (anche economico), la fermissima volontà di correre qualche rischio. Ma ogni capetto dei movimenti si sente già un invincibile Cesare e desidera solo che gli “altri” concorrano ad elevargli il trono, perchè (con corrotto senso decoubertiano) l’importante è far finta di partecipare, non vincere, affermare la propria meschina personalità, ma mai con un passo indietro per il bene comune. E si noti che le strategie di costoro ed i comportamenti e lo stile sono perfettamente sovrapponibili a quelli dei politici da sostituire scimmiottando il peggio. Con lo sconfortante esempio di bisticci bizantineggianti.

Sono un pessimista? Forse è ciò che ti chiedi, caro Marchi. No! Assolutamente no! Come frà Cristoforo mi sento di alzare un dito e di dire profeticamente ad alta voce che “verrà un giorno”. Ancora una volta (ma in precedenza mai ascoltato, grazie) mi rivolgo a tutti gli indipendentisti di buona volontà e di autentica vocazione, perchè si cominci a parlare tra di noi, senza che nessuno si nasconda a causa della sua inconsistenza o di un comico complesso di superiorità. Chi non risponde si configura come un effettivo nemico della nostra gente (che viene destabilizzata e allontanata da una scelta indipendentista, visti i cattivi esempi che diamo) e porta sulle sue spalle la corresponsabilità dell’attuale deludente risultato.

In nome del professor Miglio, autentico genio politico e pietra fondamentale, invito tutti a “fare”. Resterò una voce che grida nel deserto, non riuscirò ad intercettare i generosi? Pazienza! Ognuno risponda alla sua coscienza emendandola dalla egoistica e superbiosa sordità. Potrei infine affermare che, data l’età, potrei fregarmene altamente di ciò che sarà, dei neghittosi e degli incapaci, dei velleitarismi e delle prosopopee, ma non voglio lasciare nulla di intentato. Dove siete pugnaci indipendentisti? Chi ha il coraggio e la forza morale di essere umile e di offrire la propria intelligenza e il proprio braccio? Gettate tutte le parole che non servono se non a defilarci e a dividerci. Mutate le facili critiche in difficili impegni. Da ultimo di tutti io attendo.

*Candidato sindaco del Comune di Brescia – Unione Padana

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9 Comments

  1. Comitato Ultimi Veri Venexiani says:

    Fare significa proporre; indicare la Via ovvero il percorso o il progetto. Il tuo articolo espone una lucida analisi ma la proposta, cioè il “fare” qual’è ? Noi, e ne siamo convinti, riteniamo che per raggiungere una Indipendenza del Popolo Veneto (da Crema a Perasto) si debba, per prima cosa, costituire un Movimento radicale europeo per l’eliminazione degli Stati (forme accentratrici ottocentesche, fomentatrici di guerre fratricide secolari) e dare vita a Macroregioni corrispondenti ai Popoli europei, costruite da un voto referendario (senza quorum) da tutti i Comuni europei. Voto aggregativo secondo Storia, Lingua, Cultura e Tradizioni.

  2. Franco says:

    Estraneo a qualsiasi “giochino di potere” e genuinamente disinteressato a qualsiasi forma di partecipazione politica retribuibile,apprezzo quanto scritto.Ci tengo a rammentare che prima di “utilizzare” il nome e gli insegnamenti del Prof.MIGLIO,è necessario dimostrare il completo disinteresse nei confronti della attuale “politica”,fatta da una variopinta categoria di imbroglioni e faccendieri,complici dell’attuale sistema ladro e corrotto,con il solo scopo di attingere un pò di ciò che resta per sbarcare il lunario.Il Professore intendeva cambiare il SISTEMA,nella convinzione che fosse inutile il ricambio dei personaggi in un sistema fasullo.
    Il tentativo di MARONI di “nominare” erede politico del “MIGLIO pensiero”Stefano Bruno Galli, è ridicolo al pari di coloro che si attribuiscono l’identità di INDIPENDENTISTI,mentre corteggiano maldestramente le chimere dell’attuale “democratico sistema”.Parlare di MIGLIO necessita di serietà,prudenza e competenza senza strumentalizzarlo in alcun modo,e sinceramente coloro che se lo possono permettere si contano sulle dita di una sola mano.

  3. Albert Nextein says:

    Ok.
    Cominciamo coi fatti.
    Organizziamo e partecipiamo ad una seria protesta fiscale.
    Del nord italia.

    Miglio,se non ricordo male, era favorevole a una tale protesta, la teorizzava e la prevedeva per ottenere
    risultati sulla via della confederazione.

    • Giorgio Fidenato says:

      Cosa significa seria protesta fiscale? Scendere in piazza e gridare basta tasse o autodenunciarsi che non si pagano 1000,00€ di tasse perché vanno per finanziare le partecipazioni a delle guerre o a finanziare banche o a finanziare il fottivoltaico???

  4. lucky says:

    GREAT!

  5. Giambrandero says:

    Ottimo, concordo in toto. Fare e non blaterare.
    Soprattutto non perdere tempo ed energie per mettere d’accordo tutti. La concorrenza anche in questo caso è benefica. I movimenti che hanno idee,determinazione e raccolgono consenso vadano avanti. Gli altri si accoderanno, se lo vorranno.
    L’importante è che venga meno questo mantra del cavolo che ripete sempre: “ci vuole l’unità….ci vuole l’unità”. Oltre tutto, per dei veri indipendentisti suona come una contraddizione inaccettabile. Si prenda esempio dalla Catalogna, perbacco! E’ che l’idiozia italiota ha pervaso le menti anche di molti indipendentisti. Ci vuole il dialogo…bisogna dialogare…sì e mentre dialoghiamo tra di noi, qualcun altro ci mette a pecorina. FARE BISOGNA…i dialoghi li faremo dopo l’indipendenza, davanti ad un caminetto acceso sorseggiando un buon bicchiere di vino…

  6. Stefano Gamberoni says:

    Ciao Vantini,
    condivido in pieno l’analisi e la sintesi.
    ti dò il mio contatto email, fatti sentire.

    officina@ideepercomerio.org
    ciao
    Stefano Gamberoni

  7. Riccardo Pozzi says:

    Ma è proprio sulla qualità del fare che ci dividiamo in mille movimentini con il capocespuglio e la cadreghina. Ottocento anni fa, il nostro problema più grande non si chiamava Barbarossa, ma erano i mille comuni, le mille recinzioni, muretti e portoni, in cui questa prodigiosa e laboriosa terra ancora oggi si divide. Ma cominciando dalla Lega di venti anni fa e arrivando alle tante leghe di oggi, quando cerchi di impegnarti per divulgare, per proporre e discutere, ti trovi davanti la fila di gente che ti guarda storta, chiedendoti conto del perchè non rispetti la gerarchia e l’ordine di arrivo. Il nostro problema è che vogliamo combattere un’ingiustizia storica senza meritocrazia interna. Perchè in realtà quello che i movimenti vogliono sono i porta acqua, la manovalanza e non gente pensante. Per questo le persone come Oneto rompono le scatole e diventano scomode, perchè innescano e prefigurano una Lega delle idee e non degli organigrammi. Ma non temano gli amici indipendentisti veri, la libertà arriverà presto, questa spaventosa e ancora sottovalutata crisi si incaricherà di far esplodere questa nazione posticcia e truffaldina. Speriamo solo di arrivarci con ancora un pò di respiro e non morti economicamente.

    • Dan says:

      “Ma non temano gli amici indipendentisti veri, la libertà arriverà presto,”

      Se andiamo avanti così l’unica cosa che verrà sarà l’esatto opposto della liberta il quale, essendo molto più pratico nel gestire le cose, finirà per sistemare in qualche modo l’attuale schifo quindi si farà piacere dalla gente e di libertà ne riparleranno forse i nostri nipoti tra cinquant’anni.

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