VAL DI SUSA, PERCHE’ NON HAN MAI FATTO UN REFERENDUM?

di REDAZIONE

Il problema, in Val di Susa, non è il ricorso alla violenza (che riguarda una minoranza in gran parte esterna alla valle) ma il rapporto fra la comunità locale e lo Stato centrale. In altre parole, la domanda è: chi decide per una grande infrastruttura che, proprio perché grande, ha una notevole importanza strategica per il Paese intero nonché un notevole impatto sulla comunità che dovrà ospitarla?

L’Italia centralista e dirigista ha deciso di decidere da sola, appellandosi ad un’entità sovranazionale non eletta, l’Unione europea, in nome di un presunto interesse nazionale. Questa scelta è illegale, perché contrasta con i diritti naturali e inalienabili dell’uomo, fra i quali c’è il diritto all’autogoverno. Autogoverno significa che ogni comunità che decide di riconoscersi come tale – la Val di Susa, per esempio – ha il diritto di decidere su tutto ciò che avviene nel proprio territorio, perché il territorio appartiene alla comunità che lo abita, non allo Stato che l’ha incorporato. Questo diritto non può essere conculcato, e chiunque lo faccia – un governo, un Parlamento, una Costituzione – si pone al di fuori della legge naturale, e la sua validità è dunque nulla.

L’obiezione secondo la quale in questo modo – cioè secondo la logica particolaristica del ‘not in my backyard’ – nessuno riuscirebbe a costruire alcunché è figlia di una concezione proprietaria dello Stato e della sovranità, presuppone che ogni comunità sia formata da imbecilli incapaci di ragionare al di là del proprio naso, si arroga un diritto che non possiede. Ci sono molti modi per convincere una comunità a cambiare: posti di lavoro, indotto, sgravi fiscali. Se la comunità non si convince, si alza l’offerta o si va da un’altra parte. Mandare i poliziotti in assetto di guerra significa rompere il contratto sociale e uscire dai confini della legalità.

In Val di Susa non c’è mai stato un referendum popolare fra i residenti, e dunque non sappiamo come la pensa la comunità che, unica e sola, può decidere. I partiti si disinteressano clamorosamente al problema, il governatore leghista del Piemonte e il sindaco democratico di Torino chiederebbero volentieri l’intervento dell’esercito, il governo pare non capire, e un certo numero di facinorosi, bamboccioni e piccoli criminali sta giocando alla rivoluzione per far felice il capo della Polizia. Delle donne e degli uomini della Val di Susa non sappiamo nulla.

Gli abitanti della Val di Susa hanno il diritto di indire autonomamente un referendum popolare sulla Tav, il cui risultato dovrà essere vincolante per lo Stato italiano, e di ingaggiare una lunga battaglia legale dentro e fuori i confini nazionali per il riconoscimento dei propri diritti. Proprio come ai tempi di Locke, se non sei libero di possedere la tua terra non sei libero affatto.

di Fabrizio Rondolino

FONTE ORIGINALE: http://www.thefrontpage.it/2012/02/29/referendum-in-val-di-susa/

 

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4 Comments

  1. Giacomo says:

    Ottimo Rondolino. Lottando da anni per la sovranità dei cittadini e delle comunità locali sullo stato ladro, accentratore e truffatore mi dolgo di vedere quanti schiavi per vocazione si annoverino tra i suoi lettori.

    Quest’opera serve a far viaggiare le scatolette di tonno alla velocità del suono, e costa una montagna di miliardi di euro. È incredibile vedere quanti ottenebrati non si pongano il problema. “Tanto il 40% lo paga l’UE”. Certo, coi soldi dei contribuenti italiani, cioè padani, visto che gli altri non contribuiscono quasi per nulla.

  2. lidia says:

    L’alta velocità è una presa in giro preposta solo per intascare denaro da parte dei politici , denaro che hanno già intascato e non possono più restituire , quindi useranno tutta l’autorità possibile per andare avanti.
    Quello che non viene detto e spiegato… è l’inutilità perchè l’alta velocità in galleria non esiste non si possono superare i km. 100/120 l’ora.
    Se si potenziasse la linea già esistente allora sì che si può fare l’alta velocità risparmiando molti ma molti soldi che permetterebbero di sanare tutta la linea italiana delle ferrovie.inoltre il guadagno in salute, non dimentichiamoci che la montagna è satura di amianto e scavare significa spargere polvere di amianto da invadere tutto il nord italia e oltre creando negli anni leucemie tumorali …e altro.
    Questa TAV è pericolosa!!!! Non serve che a creare danni e malattie. Fermate quei politici !!!!

  3. fabio says:

    condivido appieno. la battaglia no tav non è, come spesso la si vuol far passare, lo scontro tra l’interesse “generale” e l’interesse “particolare”, ma bensì tra un interesse “nazionale” e un interesse “locale”, cosa ben diversa.
    L’egoismo particolare si ha quando una singola categoria di lavoratori, una componente sindacale, una lobby o un gruppo di cittadini si oppongono a un provvedimento voluto da un organo legislativo che rappresenta l’intera comunità.
    La protesta no-tav risponde, invece, anch’essa ad un interesse “generale” e “collettivo”, perchè riguarda l’intera comunità, l’intero territorio, un territorio esteso a decine di comuni e migliaia di abitanti, cittadini e istituzioni locali insieme, un territoro che rischia di essere definitivamente compromesso per la realizzazione di un’opera che “interessa” a livello nazionale o statale ma che riguarda anzitutto una valle, il suo futuro e la sua stessa esistenza. E’ lo stato contro la comunità all’ennesima potenza. E’ una questione di autonomia e di sovranità prima di tutto. E’ una battaglia autonomista. Attualmente è LA battaglia autonomista punto e basta. O di qua, con la valle, o di la con lo stato e i suoi gendarmi. La lega e il suo ex ministro della polizia hanno detto chiaramente da che parte stanno. Noi da che parte stiamo?

  4. gian luigi lombari-cerri says:

    Fare un referendum ?
    Ma scherziamo ?
    Col rischio che gli speculatori che appoggiano l’inutile TAV restino al palo.
    Giammai !

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