VAFFAN MERKEL!

di STEFANIA PIAZZOGRECIA

La vittoria del no nel referendum che boccia le condizioni imposte dall’Europa – bancaria – per far rientrare la Grecia dai debiti, è stata acclamata come un esercizio di democrazia, in casa di chi quella democrazia la tenne a battesimo. Hanno ammazzato l’euro ma la Grecia non uscirà dall’Unione, e il gioco è fatto. L’euro è vivo anche se il dogma è finito.

Ora si parla di uscita dall’euro, di sconfitta del rigore a senso unico della Germania, di declino delle politiche della cancelliera. Il tempo lo dirà, intanto dalle urne esce un vaffa mediterraneo alla Merkel. Omaggiato da un gruppo di coreuti italiani, da sinistra a destra, felici della vittoria di Tsipras. Davide contro Golia?

Tutti  i commenti sui media sono economici, politici, ma quanto accaduto è figlio della storia non solo perché Atene fu nutrice del sistema politico moderno. Vogliamo, in questa circostanza, staccarci dall’ovvio e dagli stadi che urlano no euro o sì euro. Per una volta, guardiamo i fatti da un altro punto di vista.

Imparare da Senofonte: si amministra così

La Grecia, ma anche l’Europa e tutti i governi, dovrebbero in questo momento, rileggersi l’Economico di Senofonte, un dialogo scritto dal filosofo del IV secolo, dedicato alle Leggi per il governo della casa. 

Protagonisti dell’opera sono Socrate, maestro dell’autore e un giovane, Critobulo, sulla buona economia. Poi si passa poi al racconto da parte del filosofo di una conversazione avuta con un ricco proprietario terriero, Iscomaco, sul modo di amministrare i beni. Ecco. Senofonte spiega cosa sia la responsabilità nel far di conto, come debbano essere ripartiti i ruoli e le responsabilità. Un federalista antelitteram, con un retroterra culturale che allora si chiamava anche e soprattutto teatro e tragedia. Sono i secoli, il V Avanti Cristo, in cui si gettano le basi per la moderna notazione musicale. Tutto nasce lì, in quegli anni che anticipano Senofonte l’economico.

La disputa. La metrica come i parametri di Maastricht

La disputa allora, era se l’accento nell’esecuzione dei brani musicali dovesse deciderlo la parola, il testo, secondo la metrica matematica, o piuttosto le note musicali.   Prima la matematica, si direbbe oggi, prima i  conti metrici o l’anima?

Prima i parametri di Maastricht o la l’identità di un modo d’essere, di un popolo? Prima i numeri del patto di stabilità o le necessità di un popolo?

E in quei secoli, ogni popolo aveva una scala musicale. Dorico, Frigio, Lidio, Ionio, quattro scale dette anche modi, che poi si replicavano al grave, dando vita a scale di 16 suoni. Che varietà! Di più… Ogni suono era ripartito fino ad un quarto di tono (contro le nostre attuali ripartizioni solo in tono e semitono), quindi sfumature che davano origine a scale inimmaginabili, rappresentate con le lettere dell’alfabeto spezzate e ruotate fino ad esaurire l’estensione dei suoni. Geniale.

Furono le scale  musicali che arrivano fino al medioevo e poi, di semplificazione in semplificazione, ai nostri miseri sette suoni. Nulla a che vedere con la libertà  e l’autodeterminazione musicale del teatro e della tragedia greca, un sistema musicale per ciascun popolo. Erano le scale musicali su cui si sviluppò il canto cristiano, volgarmente detto gregoriano.

Gregorio il killer, come la Merkel

Che cosa quaglia questo parallelismo con piazza Sintagma ad Atene? Quaglia perché l’eredità del primo canto delle origini, fu distrutto da Gregorio. 900 anni di tradizione trasmessa di territorio in territorio fu purgata dalle rispettive differenze e distrutta. Una sola regola per tutti. Come chiede la Merkel in Europa. Venne realizzata un’edizione unica per tutto l’impero.  Via la differenze. L’uomo al quale la storia tributa il canto della chiesa fu in realtà colui che ne decretò la fine. Si salvarono poche cose, grazie alla testardaggine di qualche monaco copista, che salvò la liturgia diversa da Roma. I centri scrittori della scuola di Metz, quella di San Gallo o Nonantola, quella di Einsiedeln, di Novalesa, o di Benevento, avevano salvato qualcosa. Oggi pochi paleografi e filologi cercano ancora di rimediare al danno di Gregorio, che distrusse come l’Isis, il volto della cultura originaria dell’Europa dei popoli.

L’epitaffio di Sicilo

Oggi l’Europa continua su questa strada e il pendolo degli eventi riporta la Grecia alle sue origini, assieme al nostro destino culturale, economico, sociale, identitario. Quando diciamo no euro, ricordiamoci che i rudimenti arrivano da chi mise in musica, litigando con le regole della metrica, l’epitaffio di Sicilo o l’inno al Sole o gli inni delfici. E non dimentichiamo chi, nell’evoluzione di quella scrittura musicale di 16 suoni, diventati la matrice del primo canto identitario dell’Europa cristiana, pensò bene da Roma di farne un falò e bruciare tutti quei secoli di libertà. E adesso ditemi se non è la fotocopia politica e finanziaria della moneta unica, di un governo unico, di un esercito unico, di pochi che decidono chi deve vivere e chi deve morire.

In piazza Sintagma tornano i cori dei lidi, dei frigi, dei misolidi, dei dori. Contro Gregorio Magno, Roma e Bruxelles, vince il NO.

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6 Commenti

  1. caterina says:

    certo, Eugenio, che pagare debiti è dura se soldi non ce ne sono… e è anche assolutamente ingiusto affamare la gente per tenere in piedi gigantesche strutture mangiasoldi che stanno lì ora Bruxell ora a Strasburgo con trecento interpreti a inventarle tutte per complicarci la vita con l’idea di uniformarcela, obbligandoci a contare i grani dei piselli e a misurare in millimetri le vongole… chi l’ha detto che non ce la farebbero se uscissero dall’euro?…anzi, mi meraviglio che i capi insistano per restarci nel calderone… con quali vantaggi? in Grecia il turismo continuerà ad essere la maggior risorsa, e quella non gliela porterà via nessuno…si organizzino quanto prima per fare da soli, chè troverebbero un sacco di gente che gli darebbe una mano…naturalmente facendo anche i propri interessi, perché nessuno regala niente… soldi in giro ce ne sono tanti e invece che inventare città nel deserto, la Grecia con le sue isole tornerà ad essere un’attrattiva.

  2. caterina says:

    brava Stefania… la storia si ripete… ma ogni volta si perde qualcosa!
    forse no, si può recuperare coi mezzi moderni…chissà cosa verrebbe fuori andando all’indietro nell’orecchio di Dioniso, se non altro per riflettere…

  3. Dan says:

    La storia del referendum greco va letta in un altro modo, molto più semplice e pratico.
    Quando una persona viene portata allo stremo, ovvero si ritrova in tasca a malappena i soldi per far vivere se stesso ed i propri familiari, quando un imprenditore ha in tasca a malappena i soldi per pagare i propri fornitori e quindi assicurarsi di poter continuare a lavorare e mangiare un giorno in più, queste persone possono scegliere due strade: il suicidio o la delegittimazione con sciopero fiscale totale.
    I greci hanno scelto a larga maggioranza la seconda.
    Per la fine di giugno dovevano essere consegnati agli uffici delle entrate greci qualcosa come 7 milioni di dichiarazioni dei redditi: ne è arrivato a malappena uno, la gente da diverso tempo ha smesso di pagare le tasse e non ha intenzione di ricominciare fino a quando non vedrà dei cambiamenti concreti nella propria vita (per dire, entrare in un ospedale e non rischiare di prendere l’epatite perchè gli hanno fatto l’analisi del sangue con una siringa “resuscitata”) cosa impossibile con le attuali imposizioni di austerità.
    Se su 7 persone una non ti paga le tasse, la puoi punire ma quando su 7, in sei ti mandano a quel paese, cosa fai ?
    Il vero quesito del referendum greco non era chiedere se restare o meno in europa, se trovare o meno un accordo ma se si era disposti a riprendere il pagamento delle imposte al fine di guadagnare tempo.
    La risposta del greci è stata chiara: OXI, no.
    L’europa delle banche speculatrici prenda atto di questa decisione: l’hanno fatta fuori dal vaso e da lì hanno smesso di succhiare.
    Sicuramente cercheranno di farlo altrove, faranno di tutto per far pagare a noi ciò che non possono più spalmare sui greci ed è ora che anche noi gli rispondiamo con un bel no.
    Anche da noi prima ci vuole uno sciopero fiscale totale ad oltranza e quando finalmente verremo degnati di udienza (le nostre democrazie funzionano così, ti ascoltano solo quando togli la biada al sistema o direttamente vai a dargli fuoco) gli daremo il nostro NO.

  4. Eugenio says:

    Si, certo… bravissima… tutto condivisibile sul piano della storia, dell’arte, della cultura musicale e della filosofia umanistica di origine greca. Sì. Ma i 317 miliardi di € di debiti che l’umanità greca moderna ha accumulato, li paghi te? O li paga l’Italia in un ultimo sforzo della sua filosofia solidaristica partita dal Risorgimento? Del resto, qui si può fare tutto, risolvere ogni problema perché Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto sono sempre disponibili a pagare tutto a piè di lista… Si sa, noi abbiamo il cuore in mano… ed il cervello ormai fuso, e al macero…

    • Stefania says:

      Li paghiamo noi, naturalmente. E anche i greci che non hanno responsabilità per le mangerie dei loro partiti. Come a casa nostra, dalle nostre parti.

    • Dan says:

      Certo che li pagheremo noi, del resto le palle di fare come i greci ce le sogniamo.

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