VAKLAV KLAUS ROVINA LA FESTA ALL’EUROPA CENTRALISTA

di STEFANO MAGNI

Con il nuovo patto sulla stabilità di bilancio, da ieri l’Ue appare ancora di più come un unico super-Stato centrale, dotato di una propria fiscalità. Bruxelles potrà intervenire sui bilanci dei singoli Stati membri e imporre correzioni, nel caso risulti troppo poco in equilibrio. E’ il primo passo verso un nuovo Trattato, che verrà stipulato a marzo.

Due Paesi, su 27, non ci stanno. E rovinano la festa. Il presidente del Consiglio dell’Ue, Herman van Rompuy, non nascondendo una certa frustrazione, ammette che: “Un patto a 25 è un gran risultato, ma l’Ue è costituita da 27 membri”. Chi sono i defezionisti? E’ noto l’euroscetticismo del Regno Unito. Il premier David Cameron aveva già annunciato la sua ferma opposizione a quello che diventerà il prossimo Trattato. E avverte che lo denuncerà, nel caso dovesse risultare lesivo degli interessi britannici. L’altro campione dell’euroscetticismo è molto meno noto.

E’ Vaclav Klaus, presidente della Repubblica Ceca.

Il governo, guidato dal premier Petr Necas, della stessa formazione dello Stato (il Partito Democratico Civico), ha rifiutato i termini del patto. Il suo “no” ha provocato immediatamente un furioso dibattito interno allo stesso governo ceco. Contrario alla decisione del premier è il ministro degli Esteri, Karel Schwarzenberg, che ritiene quel rifiuto una scelta sconveniente, vista l’appartenenza della Repubblica Ceca al prestigioso club europeo. In parlamento, invece, la protesta contro il “no” e le voci a favore del “sì”, provengono soprattutto dai socialdemocratici. Il loro leader, Bohuslav Sobotka, la ritiene una “pessima decisione strategica” che “collide con i nostri interessi nazionali”. Ma, a questo punto, ieri sera, a scendere in campo al fianco del primo ministro è stato lo stesso presidente ceco. Vaclav Klaus ha affermato ancora una volta di voler porre il veto sul prossimo Trattato. A tutti coloro che ritengono la Repubblica Ceca una “serva” del Regno Unito, Klaus ha risposto: “Sono perfettamente d’accordo con la decisione presa da Necas. Non credo affatto che si sia unito alla Gran Bretagna. Secondo la mia interpretazione dei fatti, il primo ministro si è comportato come un responsabile rappresentante della Repubblica Ceca. Non abbiamo alcuna ragione di nasconderci dietro a qualcun altro”.

A coloro che ritengono che il nuovo Trattato aiuti la stabilità dei bilanci nel pieno della crisi del debito pubblico, Klaus risponde pacatamente che: “Questo patto non mira a implementare la disciplina di bilancio” (che, per altro, la Repubblica Ceca già applica, con successo, da un quindicennio, ndr) “Questo è solo un ulteriore passo avanti verso la distruzione della sovranità dei singoli Stati membri, attraverso l’unione fiscale. Detto in parole povere, ogni Paese sarà privato della responsabilità sul suo stesso bilancio”.

Il nuovo patto di stabilità di bilancio non aiuta a risolvere la crisi dei debiti nazionali. Klaus lo aveva già spiegato molto bene nel suo discorso a Ryiad, del 17 gennaio scorso. “L’attuale crisi del debito nell’eurozona, che occupa tutte le prime pagine dei giornali, è solo la più visibile punta dell’iceberg di crisi più profonde e di più lunga durata”. Queste crisi sono causate soprattutto da: “Un modello economico e sociale caratterizzato da una iper-regolamentazione e da uno stato sociale improduttivo”. E anche da: “la forma e il metodo del processo di integrazione europea”.

Su quest’ultimo punto, Klaus è chiarissimo: “Alle liberalizzazioni e alla rimozione delle barriere doganali, è subentrato un progetto diverso: centralismo, regolamentazione, standardizzazione, attraverso l’armonizzazione di buona parte delle attività e dei parametri economici; trasferimento di sempre maggiori competenze dai singoli governi a un unico stato maggiore dell’Ue a Bruxelles, cambiando il concetto generale di integrazione da ‘intergovernativo’ a ‘super-nazionale’; de-nazionalizzazione degli Stati membri e costruzione di un governo centrale europeo. Un continente fondamentalmente eterogeneo, fiorito nei secoli passati proprio a causa delle sue diversità e difformità, sta per essere gradualmente, artificialmente unificato e uniformato, da un governo e da una legislazione organizzati in modo centralista”.

Klaus, ex dissidente ai tempi del comunismo ed economista liberale, è sempre stato visto con una punta di sarcasmo, mista a fastidio dalle élite dell’Ue. Forse perché è lui il vero europeo, il difensore dei localismi, delle diversità, dell’indipendenza del proprio Paese. E’ rappresentante di un’Europa che, dalle parti di Bruxelles, si vorrebbe seppellire.

 

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2 Comments

  1. Domenico says:

    Ma quando lo capiranno gli italioti?

  2. Antonio Baldini says:

    Ottimo articolo e ottime notizie. Non è dunque solo l’Inghilterra, come sosteneva giustamente Bassani nel suo articolo precedente, a rappresentare una speranza per l’Europa libera da eurocrati e parassiti, ma anche la Repubblica Ceca, almeno fino a che Klaus la rappresenterà.

    A. Baldini

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