Ustica: fu un missile! Lo Stato risarcisca le famiglie delle vittime

di REDAZIONE

La tesi che fu un missile ad abbattere il Dc9 dell’Itavia ad Ustica “e’ abbondantemente e congruamente motivata”. A diradare la nebbia ancora fitta su uno dei piu’ grandi misteri italiani e’ la sentenza con la quale la terza sezione civile della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai ministeri della Difesa e dei Trasporti ribadendo che i parenti delle vittime del disastro vanno risarcite, come aveva stabilito nel giugno del 2010 la Corte d’Appello di Palermo. “Non c’e’ dubbio – scrivono i giudici di piazza Cavour – che le amministrazioni avessero l’obbligo di garantire la sicurezza dei voli e che l’evento stesso dimostra la violazione della norma cautelare”.

In sostanza, la rete dei radar civili e militari quella notte non aveva garantito un controllo sufficiente: “una volta dimostrata in giudizio la sussistenza dell’obbligo di osservare la regola cautelare omessa – spiega la sentenza – ed una volta appurato che l’evento appartiene al novero di quelli che la norma mirava ad evitare attraverso il comportamento richiesto, non rileva ai fini dell’esonero dalla responsabilita’ che il soggetto tenuto a detta osservanza abbia provato la non conoscenza in concreto dell’esistenza del pericolo”. Infondata, secondo la Cassazione, anche l’eccezione di prescrizione quinquennale delle domande risarcitorie. Per Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei parenti della vittime, la Suprema Corte riconosce “una colpa ed una verita’ gia’ emerse in sede penale.

E’ un segno importantissimo perche’ viene ribadito che e’ stato abbattuto un aereo civile in tempo di pace”. Ed e’ “determinante per potere andare avanti con piu’ forza nella ricerca della verita’”. “La verita’ e’ stata sancita definitivamente e per noi e’ una grande soddisfazione, dopo anni di depistaggi e omissioni”, ammette l’avvocato palermitano Antonino De Lisi, che nella strage ha perso la sorella ed un nipote: “la ferita resta sempre ma la vera tragedia e’ stata questa volonta’ di occultare la verita’”. “E’ la prima sentenza definitiva, dopo 32 anni, che ci dice finalmente cosa e’ successo, perche’ queste persone hanno perso la vita”, sottolinea un altro legale, Daniele Osnato, che in un altro procedimento civile assiste 150 familiari delle vittime. Con la sentenza della Cassazione “ci troviamo di fronte a una situazione di contrasto tra due giudicati, uno di sezione penale e l’altro proveniente da sezione civile – osserva il giudice Rosario Priore, istruttore dell’inchiesta sulla strage di Ustica – Mi auguro che questo contrasto sia risolto, altrimenti ne va della credibilita’ della nostra giustizia”.

Immediate anche le reazioni politiche. Per il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, l’Italia e le famiglie delle vittime aspettano “ancora una parola definitiva” sulla strage e “la Cassazione potrebbe averla data”. Mentre per Nichi Vendola, presidente di Sel, “non poter mai sapere la verita’ sulle stragi e’ una delle malattie del nostro Paese, che ha minato a lungo la storia della democrazia italiana. Benvenuta quindi la decisione di oggi: un po’ di luce, finalmente”. Sono comunque diversi i processi ancora in corso per la strage di Ustica, tutti in sede civile. Davanti alla Corte d’Appello di Palermo pende ancora un procedimento volto ad accertare, anche in questo caso, le responsabilita’ dei ministeri dei Trasporti e della Difesa. Un processo la cui prossima udienza e’ stata fissata l’anno scorso per il 15 aprile del 2015. Nel frattempo, la Corte presieduta da Rocco Camerata Scovazzo aveva accolto il ricorso dei due dicasteri, sospendendo il primo maxirisarcimento gia’ riconosciuto di fatto ai familiari delle 81 vittime: 110 milioni. (AGI)

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