Uscire dall’euro è da fuori di testa

euro_smantellato_lapresse_thumb660x453di GIANLUIGI LOMBARDI CERRI – USCIRE è la parola che circola da tempo,  uscire dall’Italia? Uscire dall’euro? Uscire dai guai? Vale la pena di fare qualche considerazione.

Il quesito “uscire dall’Italia” non è nuovo. E’ stato collettivamente posto la prima volta negli anni 1945-52 quando la situazione economica era senza dubbio peggiore dell’attuale. Guerra persa; un paio di milioni di morti; città e aziende distrutte; debiti di guerra da pagare ai vincitori.

Eppure, nonostante tutto i giovani rientrati dalla prigionia, rientrati dai lager, rientrati dalle montagne si sono tirati su le maniche e chi voleva studiare è andato avanti e si è laureato. Chi voleva lavorare ha cercato un posto di lavoro, prevalentemente all’estero in attesa di tempi migliori per l’Italia. Certo che non era una vita facile! La maggior parte dei lavoratori in paesi esteri dormiva in baracche collettive, andava al bar o in birreria solo il sabato sera e tirava la cinghia alla disperata per poter mandare qualche soldo a casa.

Non avevano certo 35€ al giorno , telefonino gratis e vestiti ultima moda. E, per soprammercato , avevano un residuo di fame bellica da smaltire. Che cosa ha prodotto questa vita? Ha prodotto un oggi sconosciuto entusiasmo lavorativo. Entusiasmo non volto solo a prendere una paga ,ma volto, sopratutto, ad imparare un mestiere in una nazione tecnicamente più progredita. I risultati ci sono stati . Quando la massa di questi lavoratori è rientrata in Italia, ha prodotto il tanto ricordato “miracolo economico”.

E i giovani che cosa dovrebbero  fare? Prendere esempio dai vecchi di quei tempi assumendosi totalmente la responsabilità della propria vita. Piantarla di cercare disperatamente un pezzo di carta qualunque, avendo  presente che un mestiere imparato bene è una carta vincente, mentre una laurea presa tanto per prenderla è solo una carta giocabile, ma decisamente perdente. Alla base dello studio, ci deve stare, indispensabile, una autentica passione per la materia in cui ci si vuole specializzare.

Troppe lauree sono scelte solo per la facilità di conseguirle. Quindi uscire dall’Italia SI ! MA…..

Uscire dall’euro? Sono sempre stato nemico  dell’ingresso in area euro, motivata solo dalla stupida convinzione dei governanti di allora che gli altri Stati aderenti pagassero almeno una parte del nostro debito pubblico. Tutta questa speranza è andata delusa perché gli altri Stati non erano governati da stupidi, per cui , del nostro debito , nessuno ha pagato qualcosa. Come sono stato nemico dell’entrata ora sono nemico dell’uscita sic et simpliciter. L’uscita ci porterebbe subito una inflazione a due cifre.

Chi paga l’inflazione? I creditori dello Stato ossia pensionati e detentori dei titoli pubblici. E’ ben vero che una moneta svalutata favorisce le esportazioni, ma , per contro, fa pagare molto più care le materie prime essenziali. D’altra parte l’Italia ha gia provato a contrastare con l’inflazione il debito pubblico, ma arrivata in fondo ha dovuto cercare la scappatoia dell’ingresso in area euro. E allora?

Voltala e rivoltala in economia ti trovi sempre alla fine dei giochetti, con il problema fondamentale che ti aspetta. Il debito pubblico si risolve soltanto attraverso una radicale semplificazione dello Stato! Non con il “gioco delle tre carte “ che ci viene costantemente riproposto sotto aspetti sempre nuovi. Quindi una fase riorganizzativa ( coi fatti e con i risultati attesi, non a parole) è premessa indispensabile.

Oltretutto bisogna studiare bene la situazione inglese e trarne i debiti insegnamenti. L’Inghilterra, forte di una economia ben migliore di quella italiana, ha deciso di uscire dall’euro. E’ stata assalita con tutti i mezzi economico-politici disponibili. Si è trovata ad affrontare conti di non poco rilievo.

Siamo in grado di sostenere questi costi? Solo se la risposta è SI senza dubbio alcuno, USCIAMO dall’euro. Mi si dirà : ma la Gran Bretagna è uscita dall’euro! Certo, ma le condizioni organizzative ed economiche sono abissalmente differenti. Ciononostante deve sopportare costi non indifferenti , assolutamente lontani dalle capacità dell’Italia.

Quindi , in questo momento, niente uscita dall’euro, per seguire le insane proposte di Borghi Aquilini e su le maniche per cominciare ad applicare i suggerimenti di Cottarelli che dispiacciono molto ai casinisti romani, ma che sono l’unica soluzione. Certo che, grazie al costante interronamento dell’Italia, l’organizzazione diventa sempre più un mito.

 

 

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One Comment

  1. Walter Zanier says:

    La Gran Bretagna non esce dall’euro, mai entrata, esce dalla UE, che è un’altra cosa.

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