Indovinate cosa manca a Milano e Lombardia per contare sul serio

di CLAUDIO BOLLENTINIregione_lombardia

In questi giorni agostani in cui la politica si barcamena tra progetti, programmi, agenda e gossip, colpiscono la mia attenzione i risultati e i commenti sulla stampa e sui social media di alcuni sondaggi sul gradimento del governo di Matteo Renzi o dello stesso Presidente del Consiglio presso l’elettore italiano. Risultati in genere scontati e già noti, colpisce però un sondaggio di Rai3 (Millennium) che mostra, a fronte di un collasso del gradimento di Renzi presso le popolazioni del Centro e del Sud, una tenuta del gradimento su percentuali superiori al 50% al Nord. Il giovane politico fiorentino e le sue mirabolanti promesse condite di ottimismo sempre eccessivo nei toni ha evidentemente fatto breccia nell’immaginario padano e resiste ben oltre i soliti cento giorni della luna di miele. Nel mondo della blogosfera si parla molto di questi numeri, la maggior parte dei commentatori motiva questo inaspettato risultato con la “storia” che ha sempre raccontato Renzi fin dall’insediamento, ossia, siamo dotati di importanti fondamentali, siamo forti, siamo però frustrati e fiaccati da una crisi lunga e trasversale, occorre crederci, essere consapevoli delle proprie grandi possibilità, guardare avanti e voltare pagina.

E’ vero in gran parte, la Lombardia può mettere sul piatto ricchezza e solidità nonostante la grave crisi che ha fiaccato per troppo tempo le imprese e il privato, che ha frustrato grandi fasce di popolazione, come quella giovanile che non trova più facili sbocchi professionali e lavorativi. Sicuramente la Lombardia è forte e ha importanti eccellenze, ma non sono sufficienti per renderla influente in Italia e nel mondo ed è su questo aspetto secondo me, che il limite della azione di Renzi appare con grande evidenza. Un limite che rende la propaganda renziana un grande bluff, un’illusione ottica e una, speriamo non drammatica, perdita di tempo. A tal proposito andatevi a leggere il lavoro del ricercatore e giornalista Joel Kotkin di Forbes (www.forbes.com) che, insieme ad uno staff multidisciplinare di collaboratori, ha stilato una interessante classifica delle città più influenti della Terra, tra le quali svetta Londra seguita da New York e Parigi.

E quando si parla di influenza non conta solo la dimensione, la popolazione, la grandezza della metropoli che inevitabilmente penalizzerebbero in partenza città come Milano, ma anche Roma, troppo piccole tra le grandi metropoli. Contano già un po’ di più le zavorre imposte da “regolatori ostili” come la UE, una stretta che pesa più su di noi rispetto a Londra, ma non è certo un aspetto determinante. Essere leader, attrarre, avere influenza nel mondo, essere determinanti è un’altra cosa.

Secondo lo studioso americano ci sono otto fattori principali che determinano il successo di una città e la rendono influente a livello planetario:

1) la capacità di attrarre investimenti esteri calcolato sul numero delle società che hanno aperto un’attività negli ultimi 5 anni;
2) la concentrazione di sedi di società internazionali ovvero il numero di corporate headquaters presenti;
3) i primati su alcune nicchie di business;
4) le connessioni aeree: calcolato sul numero dei voli disponibili senza scalo verso mete internazionali (requisito minino tre volte la settimana);
5) la qualità e quantità dell’offerta di servizi alla produzione (studi legali, società di consulenza, infrastrutture tecnologiche);
6) l’offerta di servizi finanziari e la presenza di società quotate;
7) la concentrazione di start up e incubatori e dei media (tv, giornali);
8) la diversità razziale

Scorrendo questi otto punti si capisce facilmente che la missione di una città vincente deve essere quella di diventare un “hub”. Un obiettivo che si raggiunge solo con una classe politica seria e responsabile, che deve fare lo sforzo di capire e metabolizzare la suddetta tabella e creare le condizioni per centrare il maggior numero di questi punti. Creando le condizioni, facilitando i percorsi, agevolando risorse, programmando, legiferando seriamente.

Per poter attrarre energie, cervelli, finanziamenti serve ben altro di uno “sblocca Italia” o di riformicchie dal sapore dei pannicelli caldi. Ci sono le infrastrutture per raggiungere Milano come si raggiunge Londra, Singapore, Parigi o New York? C’è una Borsa all’altezza della forza economica della Lombardia e del nord? C’è una burocrazia efficiente e poco costosa? C’è una classe politica preparata e trasparente? C’è la certezza del diritto? E via discorrendo. Le risposte datevele da soli, ma tutti concorderanno che siamo molto distanti dalle metropoli benchmark in termini di influenza. Per ora siamo una città, una regione che è nota per accogliere folle oceaniche di disperati senza arte ne parte e che lascia fuggire, e fuggire è il termine giusto, le sue eccellenze siano essi giovani cervelli o aziende. Altro che influenza e peso da accrescere nel mondo, al momento stiamo pericolosamente avvitandoci nella spirale dell’impoverimento sociale ed economico.

(Claudio Bollentini)

http://www.labissa.com/opinioni/4431-uscire-dalla-crisi-milano-e-la-lombardia-devono-diventare-influenti.html

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