USA: ROMNEY LA BUTTA IN RISSA E RISALE NEI SONDAGGI

di CLAUDIO PREVOSTI

Uno-due: in meno di 24 ore di Mitt Romney contro Rick Santorum che, dopo la tripletta del 7 febbraio scorso in Missouri, Minnesota e Colorado, per il magnate convertito alla politica e’ tornato a essere l’avversario da battere, la nomination repubblicana alle presidenziali Usa del 6 novembre come posta in palio. Romney era gia’ partito all’attacco contro il rivale nel dibattito tenutosi ieri tra i candidati del Grand Old Party in Arizona, dove martedi’ prossimo andranno in scena le primarie. E oggi a Milford, nel Michigan dove parimenti i sostenitori del Gop voteranno il 28 febbraio, ha rinnovato l’assalto, tutto imperniato sull’incoerenza e dunque l’inaffidabilita’ di Santorum, descritto in sostanza come un ‘venduto’. Gettarla in rissa aveva gia’ giovato a Romney nel contrastare la rimonta di Newt Gingrich, dopo l’exploit di questi nella South Carolina. E la tattica dell’aggressione sembra pagare anche adesso, almeno a giudicare dai sondaggi: i quali danno per il momento ancora in testa lo stesso Santorum, tallonato dall’ex governatore del Massachusetts, che tuttavia sta risalendo la china, lentamente ma con costanza. Il suo distacco ora oscilla infatti tra i 3 punti percentuali indicati dal quotidiano ‘Detroit Free Press’ e dall’emittente televisiva ‘Wxyz’, e i 4 rilevati dall’American Research Group, mentre appena una settimana fa il divario tra i contendenti era a due cifre. Inoltre, gran parte degli interpellati hanno puntualizzato di non escludere di cambiare cavallo in corsa, a riprova di quanto fluida e mutevole sia la sensibilita’ dell’elettorato conservatore americano. Se poi si considera che i sondaggi medesimi sono stati effettuati a dibattito in Arizona ancora in corso, non se ne puo’ che concludere che Romney ha davvero qualche buona ragione per sperare.
Piu’ ancora dell’Arizona, il Michigan e’ uno Stato-chiave, e per il multi-miliardario ha altresi’ un indubbio valore simbolico, essendovi egli nato e cresciuto, e avendovi fatto una cospicua carriera suo padre: prima come alto dirigente dell’industria automobilistica, croce e delizia dell’economia locale, e poi come governatore, tuttora ricordato da molti cittadini con gratitudine. Si tratta inoltre del viatico verso l’atteso, temuto e cruciale Super-Martedi’ del 6 marzo, quando si andra’ contestualmente alle urne in dieci Stati diversi, parecchi dei quali di notevole peso politico. Nel dibattito a Phoenix l’italo-americano Santorum (origine che non dovunque negli Usa rappresenta un benefit) era stato costretto ad ammettere di aver qualche volta dovuto appoggiare disegni di legge che non gli piacevano: compresi alcuni che incrementavano la spesa pubblica, o il debito federale, oppure che riformavano l’istruzione. L’ex senatore della Pennsylvania si e’ giustificato sostenendo che la politica e’ “un gioco di suadra”: e qui Romney l’ha impallinato. “Parla come se avesse preso il singolo per una squadra”, e’ stato il suo sarcastico controcanto. “Mi chiedo a quale squadra si riferisse. La mia squadra”, ha affondato il colpo, “e’ il popolo americano, non sono i faccendieri di Washington”. A Milford, poi, Romney ha ripreso il filo dello sberleffo: “Ieri sera uno dei candidati”, ha rievocato, “ha descritto come si vota contro i propri stessi principi. Certi politici”, ha concluso in tono sbrigativo, “vanno a Washington e votano per cose nelle quali non credono”. Lo stesso uditorio non era stato scelto a caso: si trattava infatti di una riunione dei Tea Party, cioe’ di un potenziale elettorato del quale l’ultra-cattolico Santorum, anti-abortista e restio persino a riconoscere la piena parita’ tra i sessi, proprio non puo’ permettersi di fare a meno.

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2 Comments

  1. romain says:

    più i candidati repubblicani nelle primarie si scannano fra di loro, più ne gode Obama; ma perchè non lo capiscono?;
    perchè non puntare fin da ora sul candidato vicepresidente (per esempio l’ottimo giovane Marco Rubio)?

  2. rosanna says:

    per coincidenza Romney e’ sponsorizzato dalla Goldman Sachs.

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