USA, LE “BALLE LUNARI” DEL CANDIDATO PRESIDENTE GINGRICH

di MATTEO CORSINI

“Entro la fine del mio secondo mandato avremo la prima base permanente sulla luna, e sarà americana.” (N. Gingrich)

Newt Gingrich, ex speaker della Camera e candidato in corsa per le primarie repubblicane in vista delle elezioni presidenziali del prossimo novembre, se ne è uscito con questa perla. La cosa non deve stupire più di tanto:

Gingrich parlava a una manciata di chilometri da Cape Canaveral, una zona dove, per così dire, la popolazione è “calda” sull’argomento.

Finora Gingrich è stato attaccato per lo più in merito a vicende relative ai suoi matrimoni, ma se io fossi americano mi preoccuperebbero molto di più uscite allucinanti come questa della base permanente sulla luna.

Francamente faccio una grande fatica a capire come sia concepibile l’idea di aumentare l’impiego di risorse per programmi spaziali in un momento in cui sulla luna ci si potrebbe arrivare semplicemente scalando la montagna di debiti più o meno espliciti che gravano sul bilancio federale. A maggior ragione considerando che Gingrich propone anche corpose riduzioni del carico fiscale.

Capita, invece, di vedere liquidato come estremista o eccentrico (anche da commentatori non democratici) il candidato Ron Paul, il quale di certo non se ne esce con proposte di programmi spaziali tanto faraonici quanto inutili o con altre costose amenità. Anche questo, però, non deve stupire:

nonostante il consenso nei confronti di Ron Paul sia non trascurabile, ho la sensazione che molti elettori repubblicani vorrebbero zero tasse ma non zero spesa pubblica e, alla fin fine, sono antistatalisti solo di facciata.

Gingrich compreso, il quale mi chiedo se si renda conto del fatto che non è possibile spendere e spandere sostenendo al tempo stesso che Ron Paul ha ragione quando parla di togliere di mezzo la Fed. Perché senza la Fed a stampare denaro, il gioco di spendere e non tassare si inceppa subito.

Nella migliore delle ipotesi Gingrich è confuso, nella peggiore è un cialtrone.

Credo che, se questo è il livello di uno che sta crescendo nelle preferenze degli elettori repubblicani, gli statunitensi possano iniziare ad abituarsi all’idea di avere Obama alla Casa Bianca per un altro mandato. Mi si potrebbe dire: non è che in Italia ve la passiate molto meglio. In effetti, è così.

 

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