Il “Grande Fratello” Usa mette sotto processo la libera stampa

di REDAZIONE

Sembra cambiare il vento attorno al ‘Datagate’. Com’era ampiamente prevedibile, l’autorita’ giudiziaria ha annunciato che avviera’ un’inchiesta penale sulla fuga di notizie top secret che per giorni hanno messo in crisi la Casa Bianca. Indagini molto delicate dagli sviluppi potenzialmente esplosivi. E l’autore dei tanti scoop, Gleen Greenwald del Guardian avverte: non mi faccio intimidire dalle minacce giudiziarie. Tuttavia, il clima di aggressione da parte della grande stampa americana nei confronti dell’amministrazione Obama sembra perdere colpi. Smorza i toni il New York Times. Dopo il durissimo editoriale di qualche giorno fa, in cui attaccava l’inquilino della Casa Bianca dicendo che aveva ”perso credibilita”, il giornale della Grande Mela, tradizionalmente progressista, oggi pubblica in prima pagina un pezzo decisamente benevolo dal titolo: ”Gli Usa aiutano i loro alleati contro gli hacker iraniani”.

In difficolta’ anche il Washington Post, per giorni in prima linea assieme al Guardian nel rivelare i programmi di controllo dell’intelligence Usa sulla rete. Il quotidiano della capitale oggi apre con un titolo che e’ tutto un programma: ”Le compagnie americane sostengono che i controlli erano legali e limitati”. E come sottotitolo, in grande evidenza, la reazione piccata del capo dell’intelligence Usa, James Clapper, che ieri ha parlato apertamente di ‘gravi inesattezze’ compiute dai media, Post compreso. Nello stesso articolo si ricordano esplicitamente quanto fossero ‘tecnicamente sbagliate’ le prime informazioni, circa il controllo diretto dei server dei giganti del web. Insomma, per usare le parole di Politico.com, il Post ha compiuto una ”dolorosa retromarcia”. Quello che invece continua a scagliarsi contro l’amministrazione Obama, annunciando nuove sconvolgenti rivelazioni e’ Glenn Greenwald, il giornalista americano autore dei diversi scoop di questi giorni. Parlando alla Abc non ha mollato di un centimetro. Tutt’altro: ”L’Fbi non mi ha ancora contattato. Ma se vogliono parlarmi ne sarei felice. Direi loro – ha detto con tono di sfida – che c’e’ una cosa che si chiama Costituzione, il cui primo emendamento tutela la liberta’ di parola. Che sono un cittadino americano. E ho il diritto e perfino il dovere, in quanto giornalista, di dire ai miei concittadini e ai nostri lettori cosa sta facendo il nostro governo, cosa non vuole che il popolo americano venga a conoscenza”. Aggiunge Greenwald: ”Spiegherei loro che il tentativo di intimidire i cronisti e le loro fonti con queste costanti minacce di indagini non funzioneranno. Direi che sino a quando il governo tiene nascoste le sue azioni con la minaccia di denunce penali, l’unico modo che abbiamo di sapere quello che fanno e’ attraverso queste ‘talpe’ coraggiose che meritano le nostre lodi e la nostra gratitudine, non la persecuzione giudiziaria e la prigione”.

E il riferimento a Julian Assange e al soldato Bradley Manning, sotto processo, e’ tutt’altro che casuale. Contro di lui si scaglia pero’ sul Daily Beast un autorevole avvocato e professore di legge a Harvard, Alan Dershowitz (diventato famoso per avere difeso O.J. Simpson), convinto che sul programma Prism non ci sia alcuno scandalo. Semmai e’ il frutto della paranoia che colpisce spesso gli americani, ansiosi di scoprire in ogni angolo complotti del governo contro di loro. ”C’e’ un’enorme differenza – conclude il principe del foro Usa – tra creare una banca dati di numeri di telefono e ascoltare le telefonate dei singoli cittadini”.

Ma chi è la talpa? E’ un giovane 29enne ex tecnico della Cia la ‘talpa’ della piu’ grande fuga di notizia sull’intelligence Usa. Lo rende noto il Guardian. Si chiama Edward Snowden e oggi lavora in un contractor privato del settore difesa, la Booz Allen Hamilton. Lo riferiscono il Guardian e il New York Times. ”Il mio unico obiettivo e’ informare il pubblico. Ho fatto tutto questo non perche’ voglio pubblicita’ su di me, ma su quello che ha combinato il governo. Vorrei che l’attenzione sia sui documenti e sul dibattito che spero provocheranno tra i cittadini in tutto il mondo su quale tipo di pianeta vogliamo vivere” Lo spiega la ‘talpa’ del Guardian: ”Sono sicuro che il governo mi demonizzera”’. E, per questa ragione, ha chiesto asilo politico in Islanda

 

 

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4 Comments

  1. Pedante says:

    Dershowitz, lo stesso scrittore di un libro “nato da una ferita tutta personale, il matrimonio del figlio dell’avvocato con una ragazza cattolica”.

    http://is.gd/FoyQ0l

    Non mi risulta che abbia mai dimostrato altro che ostilità verso l’americano medio e perciò il suo sostegno per lo spionaggio domestico è comprensibile.

  2. Miki says:

    Echelon allora è una sit-com? Non capisco lo stupore di questi gg su una notizia vecchia come arpanet

  3. Albert Nextein says:

    Se gli americani smettessero di andar in giro per il mondo a fare i giustizieri e a ficcare il naso in affari di altre nazioni ed altri popoli con scuse ogni volta diverse, tirandosi dietro altre nazioni dopo aver teleguidato l’inutile Onu, non avrebbero problemi col terrorismo internazionale.
    Ora che hanno trovato quantità gigantesche di petrolio nelle loro rocce, possono diventare autosufficienti e addirittura esportatori netti di petrolio e di gas naturale.
    Il Medioriente non è più nevralgico, Israele a parte e temporaneamente, per loro.

  4. La CIA ti spia sotto gli occhi della Polizia…

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