UNITA’ D’ITALIA, BENIGNI E NAPOLITANO FESTEGGIANO INSIEME

di REDAZIONE

«Presidente Napolitano, se ha bisogno di me, sono pronto a tutto, anche a un settennato tecnico!».

È da poco passato mezzogiorno al Quirinale quando a rompere il ghiaccio nella cerimonia fino a lì un pò austera per la chiusura dei 150 anni dell’Unità d’Italia arriva, travolgente, Roberto Benigni. Sullo schermo in fondo al solenne Salone dei Corazzieri zeppo di ministri e autorità, scorrono le immagini di un anno fa, quando il comico toscano irruppe a cavallo sul palcoscenico di Sanremo, sventolando il tricolore. Lui scherza, «Volevo venire a cavallo anche oggi, ma qui non me l’hanno permesso». Si concede una battuta nei confronti del governo («ho qui una paccata di fogli, come si dice adesso»). Poi si lancia appassionato nella lettura dei testi, dalle pagine di Mazzini e Garibaldi fino alle lettere dei condannati a morte della Resistenza. E il suo racconto dell’Unità d’Italia incanta tutti.

La conclusione è commossa. Benigni legge con un’intensità che toglie il fiato le parole di Domenico, artigiano di 29 anni fucilato dai nazisti, nei suoi occhi non c’è più niente del guitto. «Ecco – dice – c’è voluto tutto questo, tutta questa morte e questo orrore perchè si potessero scrivere le parole della nostra Costituzione». Accanto a lui Napolitano lo ascolta attento, alla fine applaude, caloroso, come tutti. Tocca a lui, ora, prendere la parola e anche il presidente scherza: «difficile parlare grigiamente dopo di te, Roberto». La cerimonia riprende il suo tono serio. Prima di Benigni avevano parlato il ministro dell’istruzione Francesco Profumo, sottolineando l’importanza della scuola e il percorso fatto in questi primi 150 anni; poi il presidente dell’Anci Graziano Delrio, ricordando il contributo appassionato arrivato, anche in occasione delle celebrazioni, dai comuni di tutt’Italia; quindi lo storico Giuseppe Galasso, ricordando le polemiche che hanno salutato l’avvio delle celebrazioni ma anche lo spirito critico alieno «da una visione agiografica, santificatrice e ideologica del Risorgimento» con cui gli studiosi sono intervenuti nel dibattito sul processo unitario.

Al giornalista Aldo Cazzullo il compito di raccontare l’adesione dei media, alla scrittrice Dacia Maraini quello di aprire uno squarcio sui tanti meriti che nella storia di questi 150 anni hanno avuto le donne. È Napolitano, alla fine a tirare le somme. Il presidente, che pure si sofferma a lungo sui temi dell’attualità, traccia il bilancio di uno sforzo che definisce «riuscito». Sono celebrazioni che «hanno costituito un fatto rilevante nella nostra vita nazionale, denso di significati e di potenzialità », sottolinea. Il presidente, ringrazia, ricorda le tante iniziative, anche partite dal basso, che hanno puntellato il lungo anno delle celebrazioni, i 9700 fra manifestazioni e convegni, i 10.600 istituti scolastici coinvolti, le pubblicazioni di ogni sorta, le oltre 4mila richieste di logo arrivate alla presidenza del Consiglio, le 4500 lettere scritte proprio a lui da cittadini di tutte le regioni d’Italia: «è finito l’anno delle celebrazioni del grande nuovo inizio per l’Italia segnato dal 17 marzo del 1861, ma non è finita l’opera del rilancio del nostro patrimonio unitario- conclude- e non può mancare la determinazione nel portarla avanti». Non solo perchè c’è qualche restauro ancora da finire e iniziative che vanno avanti; non solo perchè a breve saranno 100 anni dalla prima guerra mondiale.

«Faremo tutti la nostra parte come nel periodo celebrativo che oggi si conclude – chiude il presidente-la faremo nella convinzione di coltivare un filone non esteriore e rituale ma autentico e vitale, di azione sociale e pubblica , di pedagogia e e di partecipazione nazionale, capace di portare a un livello più alto la coscienza civile, la coesione e la volontà di progresso degli italiani».

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