Unione Padana: anche in Lombardia referendum per l’indipendenza

di GIULIO ARRIGHINI*

La campagna elettorale per le prossime elezioni lombarde offre punti di interesse ma anche di grande confusione. Il dibattito politico sembra essere sparito in uno sfascio di vecchie sigle e in un turbinio di nuove aggregazioni: non si sente parlare di progetti e di programmi ma solo di alleanze e candidati. Destra e sinistra sono in evidente crisi di contenuti di idee e di credibilità morale, il 5 Stelle è una galassia misteriosa che terrorizza i partiti storici ma che manifesta palese fragilità. La sola certezza è la delusione della gente e la crescita dell’astensione disgustata.

La Lega sembra avere superato il momento di massima crisi ma, dopo una breve stagione in cui sembrava volere tornare alle sue origini più  commendevoli, dà l’impressione di essersi nuovamente persa nell’indecisione, nella confusione sostanziale e lessicale e nel vecchio pericoloso gioco di ambigue alleanze. Ha ripreso l’idea di Macroregione (pur pasticciandola con una alquanto misteriosa Euroregione), ha avanzato la concreta richiesta del 75% delle risorse da trattenere ma sembra non riuscire a liberarsi dalla sua vecchia dipendenza dal berlusconismo. La recente alleanza con Tremonti non prospetta nulla di buono per le particolari inclinazioni stataliste e mondialiste del personaggio e per la sua totale inconsistenza nel favore popolare. Sull’onda della spinta indipendentista veneta, anche in Lombardia la Lega ha accennato a qualche incerta apertura verso i movimenti indipendentisti e Maroni si è lanciato nell’ipotesi di tenere pure in Lombardia un referendum sull’indipendenza. Non si capisce come tale proposito si possa accordare con le sue alleanze, con quelle che forse spera ancora di concludere, ma anche con l’idea del 25% di risorse da mandare comunque a Roma.

La Lombardia dà allo Stato italiano ogni anno 70 miliardi in più di quello che riceve: ogni cittadino lombardo paga perciò circa 7mila Euro il  piacere di avere Napolitano come presidente. In cambio la Lombardia riceve solo immigrazione molesta, criminalità, corruzione di importazione, disservizi burocrazia e mal governo. La sua cultura viene schiacciata e umiliata da una globalizzazione e da una romanizzazione invadente nelle scuole, negli uffici e sui mezzi di comunicazione. 150 anni fa la Lombardia era stata annessa al Regno d’Italia senza neppure la finzione di un voto popolare, sulla base di un Plebiscito truffa tenutosi 13 anni prima e condizionato alla convocazione di una Assemblea Costituente che non c’è mai stata.

La vigente Costituzione italiana che sancisce l’indivisibilità dello Stato non è mai stata sottoposta ad approvazione popolare ed è perciò stata imposta ai lombardi. Ci sono tutti i presupposti, in base al diritto naturale alla libertà, come riconosciuto da tutte le Carte, i patti e i principi internazionali, perché il popolo lombardo possa esprimersi  liberamente sul proprio destino.

Per tutte queste ragioni è davvero venuto il momento di fare del referendum il punto principale – se non addirittura il solo – di un serio programma elettorale. L’Unione Padana intende perciò presentarsi alle elezioni lombarde con la chiara richiesta che si indica un referendum consultivo per chiedere ai cittadini residenti da tempo e che pagano le tasse in Lombardia se vogliono continuare a essere parte dello Stato italiano o se vogliono che la Lombardia diventi una Comunità indipendente libera di federarsi con chi le è più vicino a ha identici interessi.

Sulla base di questo semplice e chiarissimo programma l’Unione Padana chiede la collaborazione di tutti gli indipendentisti singoli o riuniti in gruppi operativi e associazioni che condividano lo stesso obiettivo di base.

La richiesta di indipendenza regionale è il solo vero presupposto per ogni altra azione politica di più ampio respiro, è la sola comune imprescindibile piattaforma  per ogni ulteriore approfondimento ideologico.

L’Unione Padana chiede che tutti gli indipendentisti lombardi ripongano settarismi, divisioni, distinguo e anche giustificati rancori e riuniscano i loro sforzi per raggiungere l’obiettivo minimo di avere nel prossimo Consiglio regionale lombardo dei rappresentanti che chiedano con forza il referendum sull’indipendenza e che condizionino tutte le altre forze politiche su questo obiettivo, denunciandone alla gente le inadempienze e le connivenze con l’oppressione italiana.

Servono tutte le energie per raccogliere le firme, compilare le liste e convincere il maggior numero di lombardi ad aspirare alla libertà.

*Segretario nazionale Unione Padana

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8 Comments

  1. Luca polo says:

    La idea di indipendenza è sempre valida e giusta.
    Essa fonda il concetto di libertà.
    Indipendenza di ogni popolo storico o che abbia un idem sentire.
    Indipendenza di ogni persona – al massimo grado possibile – dallo stato “etico”.
    Tuttavia è evidente che in questo momento è in Veneto che la battaglia è più forte. Il sabato 15 (cioè il,prossimo) ci sarà addirittura la Prima Conferenza/Congresso congiunta di Veneti, catalani, scozzesi, fiamminghi, tirolesi e baschi proprio a Vicenza per opera di uno dei due maggiori partiti indipendentisti veneti.
    Ora se il Veneto riuscisse ad aprire una breccia nella muraglia italiana (magari assieme alSudtirolo) questo aprirebbe molto spazio anche ad altre istanze come ad esempio quelle di lombardia.
    Pertanto mi sembra che la prima cos che gli indipendentisti lombardi dovrebbero fare sarebbe quella di sostenere la battaglia degli indipendentisti veneti i ogni modo possibile dato che la strada che essi aprono può servire poi a tutti.
    Se non ora, quando?

  2. ingenuo39 says:

    Le cose che fanno gli altri, vecchia lega compreso, non interessano a chi vuole fare. Il referendum è cosa buona, ma in Italia i referendum devono essere abrogativi. In Veneto credo stiano o sono sulle tracce di un referendum autorizzato dal parlamento europeo tipo Scozia e Catalogna. Adesso perchè non si dialoga con le associazioni culturali e politiche del Veneto, visto che loro sono piu avanti e così aumentare la forza parlamentare della questione che interessa anche a noi, senza disperdere energie?

  3. Vittore Vantini says:

    Non posso che condividere caldamente questo articolo e le ragioni rappresentate. L’Unione Padana è riuscita a darsi una struttura organizzativa efficiente ed efficace. Lo dimostra il successo ai vari gazebo e la spontanea partecipazione di molti cittadini, i quali, a differenza dei politici vecchi e nuovi, cominciano a capire che una vera possibilità di indipendenza non nasce dal didentro del sistema,bensì dal territorio, dai Comuni, dalle Province e dalla Regione. Spero che sia chiaro a tutti che l’unica vocazione è il raggiungere l’indipendenza della Lombardia.
    Chiedo a tutti coloro che non sopportano più gli interpreti del panorama politico tradizionale di riversare i loro voti su di noi nelle elezioni amministrative.

  4. Ne parlerò all’interno di Brescia Patria.
    Una sola domanda dirimente: Unione Padana ha intenzione di candidarsi anche per andare a Roma?
    Sola risposta accettabile da BP è NO.

  5. max says:

    Caro on.Arrighini,parole sante Le sue,tocca un tasto che era e probabilmente lo è ancora l’idea che la Lombardia abbandoni questo Stato ormai alla deriva.
    Le vorrei però fare qualche appunto on.Arrighini,non le sembra un pochino tardi nei tempi la proposizione di questo referendum?Con tutto il rispetto,queste iniziative,separatismo,indipendentismo,erano la base con altre idee innovative che la Lega Nord alla fine degli anni 80 mise sul tavolo sparigliando le carte ai vecchi partiti.
    E’ stata una scalata politica che penso non abbia eguali nel panorama politico europeo,nella sfera italiana un vero trionfo dal lato rappresentanti al parlamento,sindaci,ecc..risultati tangibili zero,questa è l’amara verità.Lei come molti altri della prima ora,che hanno fatto crescere rischiando e magari prendendo qualche cazzotto,la Lega non avete avuto allora 92-94 il coraggio,per convenienza personale,prestigio,la forza di mandare a scopare il mare i ducetti della Lega che ancora imperversano nel panorama politico italiano,se il bene che vi eravate prefissati era l’autonomia della Lombardia o del nord produttivo nel suo insieme.I vostri capi che sono stati Bossi,Maroni ,Calderoli,Castelli,Speroni,Leoni,che strano gli unici rimasti dalle origini hanno letteralmente bruciato ad ogni tornata elettorale,qualsiasi carta che poteva essere potenzialmente vincente sul tavolo di iniziative di autonomia,fiscale,economica,politica,allora Voi dove eravate,dovevate pestare i pugni,non salire sul palco a Pontida per sentire le minchiate castriste di Bossi,o mettere le fasce tricolori da Sindaci.I milioni di voti servivano a questo ora mi sa che è tardi.Con stima Max

    • Vittore Vantini says:

      Caro Max, potrei dire, meglio tardi che mai! Ma in realtà l’uscita di molte persone (erano probabilmente le migliori), avvenuta in tempi successivi, si è verificata con varie complicazioni. La lottaper cambiare rotta c’è stata, ma senza successo. Non è mai troppo tardi, si veda il Veneto e, forse, questo è a mia sommessa opinione il migliore. Viva l’indipendenza! Viva l’Unione Padana!

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