Un’indagine privata sullo yacht per fare pressioni sulla Lega

di ALTRE FONTI

MILANO – Nell’estate 2012 c’era chi nell’entourage dell’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito misteriosamente raccoglieva informazioni sullo yacht Stella ritenuto di Riccardo Bossi «verosimilmente per fare pressioni su Belsito e, indirettamente, sui vertici della Lega Nord» che non avevano «interesse» che la vicenda finisse sui giornali. Per evitare tale «inconveniente pare che si sia attivato – scrive la Guardia di finanza – anche l’attuale segretario Roberto Maroni cercando di incontrare personalmente» Romolo Girardelli, il protagonista dell’indagine privata. «Maroni non ha mai conosciuto Girardelli né ha mai avuto notizie sullo yacht», replica l’avvocato della Lega Domenico Aiello. E mentre le indagini della Procura tendono a escludere iniziative di Maroni e che per comprare la barca siano stati usati fondi del partito, emerge che Riccardo Bossi usava il natante spesso e gratis.

La vicenda dello yacht esplode il 24 aprile scorso con l’arresto di Belsito e Girardelli in un filone dell’indagine dei pm Robledo-Filippini-Pellicano sui bilanci della Lega. Il gip Criscione, riferendosi a intercettazioni arrivate da un’inchiesta del pm Civardi, scrive che ad agosto 2012 Belsito (da 4 mesi licenziato dal partito per i 5,7 milioni investiti in Tanzania) e Girardelli si interessano curiosamente di uno «yacht del valore di 2,5 milioni che Riccardo Bossi avrebbe a suo tempo acquistato avvalendosi di un prestanome e grazie a un’ulteriore appropriazione indebita di Belsito» ai danni della Lega. Una nota della Gdf di Milano (ma di una squadra diversa da quella di Robledo) rileva con sospetto che Belsito e Girardelli «farebbero di tutto» per far «sembrare, almeno agli occhi dell’opinione pubblica e della magistratura che li sta attenzionando, di aver interrotto i loro rapporti». Il 15 settembre 2012 Girardelli viene a sapere da Maurizio B. (non indagato) che «la barca si chiama Stella», «Stella, come stella in cielo», che di lì a poco andrà «in Croazia, e cambierà nome», che è un «Sunseeker di 20 metri» battente bandiera inglese e che il «posto barca è di proprietà di Riccardo Bossi» nel «porto di Mentone», Francia. Giradelli è stupito: «Neanche una società?». «No, no, no è proprio una persona fisica, è suo» risponde Maurizio. La Stella «adesso dovrebbe essere ad Antibes». Non è vero, dal 16 marzo è ad El Kantaoui (Tunisia), dove tre settimane fa la rintraccia il Corriere della Sera.

Quando attracca in Africa, a bordo ci sono Riccardo Bossi e altre 5 persone, tra cui Stefano Alessandri, 53enne imprenditore brianzolo socio unico della «Stella Luxury charter ltd», società inglese proprietaria della barca. Sarà lui a diradare i sospetti presentandosi in Procura il 7 maggio scorso. Qualche ora dopo Bossi jr, che non aveva detto nulla né all’arresto di Belsito né quando è stata localizzata, dichiarerà al settimanale Chi che la Stella è di un suo amico. «L’ho acquistata nel 2007 per 1,8 milioni» per «sviluppare un business di chartering» con 2,5 milioni finanziati dalla «banca Hsbc di Montecarlo», mette a verbale Alessandri sostenendo di aver conosciuto Bossi nel 2009, quindi dopo l’acquisto del natante, e di averlo frequentato «sempre e solo a titolo di amicizia». Il primogenito del Senatùr Umberto a volte è salito a bordo con lui e «più volte» senza, ma «non ha mai sostenuto alcuna spesa», neanche «per quelle uscite che di tanto in tanto ha fatto con me». L’imprenditore, «conoscendo abbastanza Riccardo Bossi», ipotizza che, «soprattutto per far colpo su qualche ragazza con la quale si accompagnava, egli possa aver detto di essere il proprietario» attirando sospetti anche nel Carroccio. Il trasferimento sarebbe avvenuto perché in Tunisia il posto in porto costa molto meno. La Stella avrebbe lasciato Mentone in modo regolare, non sgattaiolando di notte come detto da una teste, e «quando ancora non vi era stata alcuna indiscrezione sulle vicende giudiziarie di Riccardo Bossi e della sua famiglia». L’indagine divamperà una ventina di giorni dopo, ma il caso Tanzania era già scoppiato da tempo.

da www.corriere.it  di Giuseppe Guastella

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5 Comments

  1. dubitaresempre says:

    Penso anch’io come Gian
    Su certe cose la stampa esagera.
    Belsito voleva bonificare i soldi padani su una banca di Cipro x aiutare politicamente un Paese in difficoltà economica.

    Il mio vicino Silvio aveva assunto uno stalliere siciliano senza controllare ..come poteva sapere che era mafioso? Voleva aiutare tante ragazze togliendole dal vizio e anche quel Lavitola che pensava fosse un giornalista e non un pescivendolo e la stampa giù a malignare..

    Se poi è “Chi” e il “Giornale” che dicono che non è vero deve essere così..

  2. Miki says:

    Va bè: il solito fango su Umberto Bossi. (I figli per me possono pure andare in Congo a raccogliere ananas) Di cosa dovrei stupirmi?

  3. Gian says:

    anche la storia dei soldi in Tanzania andrebbe spiegata bene. a leggere la documentazione processuale secono i magistrati i soldi sono sono stati investiti in Tanzania, ma Belsito ha bonificato dei soldi su di una banca di Cipro,o meglio una filiale a Cipro di una banca della Tanzania e li ha fatti passare sul conto di un suo conoscente, l’idea sembra fosse quella di investirli poi in un’iniziativa immobiliare in Argentina. Sempre secondo i documenti dell’ordinanza di arresto di Belsito, vista l’entità della cifra la banca ha chiesto chiarimenti, Belsito ha presentato la documentazione che dimostrava che era il tesoriere della Lega, ma l’importo dell’operazione superava il limite del suo mandato, pertanto non poteva disporre liberamente di tale somma, ma doveva avere un autorizzazione speciale, in assenza della quale i soldi sono stati respinti.

    Quindi nessun investimento in Tanzania, però i giornalisti sono mesi che parlano della Tanzania.

  4. Crisvi says:

    Premetto che non conosco nessuno del ” clan ” Bossi, neppure quindi questo Riccardo Bossi.

    Affermo anche che nessuno dei Bossi, cattura la mia simpatia.
    Umberto in particolare, lo considero un grande danneggiatore dell’indipendenza del Veneto e reputo la lega del Veneto ( Tosi-Zaia ), troppo sottomessa ai voleri di Milano ( Maroni & C. )

    Tuttavia, mi sembra giusto offrire per par condicio, anche la replica di Riccardo Bossi nei confronti dei suoi accusatori.
    Nella speranza che una magistratura equa e giusta, possa chiarire definitivamente l’intera intricata vicenda.
    Per la cronaca R.B. ha denunciato circa 60 testate giornalistiche, con l’accusa di diffamazione a mezzo stampa, per questa vicenda.

    Estratta da Libero la linea difensiva di Riccardo Bossi:

    ”Quello yacht non e’ mio. Non ho nemmeno la patente per guidarla. E’ la barca di un mio amico, Stefano Alessandri. Che non e’ il mio socio. Siamo amici dal 2009. Inoltre la barca risulta comprata da lui nel 2007, data in cui non solo non lo conoscevo, ma non conoscevo nemmeno Francesco Belsito”. Cosi’ Riccardo Bossi, primogenito del senatùr Umberto, replica in un’intervista al settimanale Chi alle accuse che lo riguardano a proposito dello ‘Stella’, uno yacht da 2,5 milioni di euro che, secondo la Finanza, sarebbe stato da lui comperato con i soldi della Lega e sarebbe all’ormeggio in un porto della Tunisia.

    ”Non mi risulta che Belsito abbia acquistato quell’imbarcazione – ha aggiunto Bossi. ”Sono stato invitato qualche volta in barca con la mia fidanzata e una coppia di amici. Ho dei bellissimi ricordi legati a quella barca. Appena ho conosciuto Sara, abbiamo trascorso a bordo un bel weekend. Io non ho intenzione di fuggire, ma di difendermi lealmente – ha concluso – Credo nella giustizia. Sono sicuro che si fara’ chiarezza. Non nascondo, pero’, che tutte queste accuse mi hanno fatto molto male’ ”

    Inoltre ” il giornale ” titolava un giorno fa :

    ” Lo yacht di Bossi jr era una bufala. E l’assalto al Carroccio cola a picco

    Il “caso” era montato sui giornali dopo che il nome del figlio del Senatùr era spuntato dall’ordine di arresto di Belsito “

    • Alberto Pento says:

      Sta ‘olta me toca darte raxon.
      La jera màsa grosa par esar vera: 2,5 milioni de euri par na barca trati fora dal caseton de la Lega, saria stà màsa anca pal fiol de Bosi!

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