Ungheria: 175km di muro anticlandestini alto 4 metri. Ma per l’Onu chi difende il suolo è xenofobo

di ROBERTO BERNARDELLIungheria

L’Ungheria costruirà una barriera alta 4 metri lungo la frontiera con la Serbia per fermare il flusso degli immigrati clandestini. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Peter Szijjarto, definendo “l’immigrazione uno dei problemi più seri che affronta l’Unione europea oggi”. “I Paesi dell’Ue cercano una soluzione ma l’Ungheria non può aspettare ancora”, ha aggiunto il ministro, spiegando che la barriera dovrà coprire tutti i 175 chilometri di confine con la Serbia.

Pronti, via, malta e cazzuola per difendere il territorio, la bandiera, la patria. Coraggiosi, gli ungheresi, soprattutto padroni a casa loro. “Abbiamo verificato che 50.000 persone entrate in Ungheria, quindi in Europa, hannopfassato la frontiera senza documenti. Conosciamo l’approccio dell’Unione europea al fenomeno migratorio, e vorremmo contribuire con qualche soluzione efficace. Ma con questi numeri e nella situazione attuale, le cose sono diverse”, ha affermato il premier Orban, già accusato di xenofobia dalle Nazioni Unite.

Nel darsi una nuova Costituzione, nel recente 2011, l’Ungheria venne tacciata di aver effettuato una svolta autoritaria. E allora, cari amici, ecco cosa vi ripropone l’indipendenzanuova.com: il preambolo alla Carta ungherese, così come venne stilata, ma assai poco diffusa dai media. Perché?

Grazie alla traduzione del prof. Giuseppe Reguzzoni su richiesta dell’allora caporedattore centrale della Padania, Stefania Piazzo,  di seguito ripubblichiamo questo documento pieno di valori condivisibili e, per forza di cose, invidiabili. Nessun partito, né leader di partito, da allora, fece tesoro e memoria di questo documento che sancisce le libertà e l’autonomia dai poteri forti. Certi politici, si sa, non hanno bisogno di apprendere, sanno già tutto.

Presidente Indipendenza Lombarda

 

PREAMBOLO DELLA COSTITUZIONE UNGHERESE 2011

«Dio benedica l’Ungheria!

Noi, membri della Nazione ungherese, all’inizio del nuovo millennio, nella nostra responsabilità davanti a tutti gli Ungheresi, dichiariamo quanto segue:

Siamo fieri che il nostro re Stefano il Santo mille anni fa abbia fondato lo Stato ungherese su solide fondamenta e abbia reso la nostra patria parte dell’Europa cristiana.

Siamo fieri dei nostri antenati, che combatterono per la salvaguardia, la libertà e l’indipendenza della nostra patria.

Siamo fieri delle straordinarie opere spirituali degli uomini e delle donne ungheresi.

Siamo fieri che il nostro popolo abbia difeso per secoli l’Europa, combattendo per i suoi valori e accrescendoli con la propria dedizione e il proprio zelo.

Riconosciamo il Cristianesimo come forza che tiene insieme la nazione. Rispettiamo le diverse tradizioni religiose del nostro Paese.

Giuriamo di conservare l’unità spirituale e culturale della nostra nazione, più volte lacerata nelle tempeste del secolo appena concluso.

Ci impegniamo a difendere e salvaguardare la nostra eredità, la cultura ungherese, la nostra lingua così unica, i valori realizzati dall’uomo e dati dalla natura nel bacino dei Carpazi. Consapevoli della responsabilità che abbiamo davanti ai nostri discendenti, tuteliamo i fondamenti della loro futura esistenza mediante l’uso prudente e accurato delle risorse materiali, culturali e naturali.

Crediamo che la nostra cultura nazionale possa offrire un ricco contributo alla complessità dell’unità europea.

Rispettiamo la libertà e la cultura degli altri popoli e ricerchiamo la collaborazione con tutti popoli del mondo.

Professiamo che il fondamento dell’esistenza umana è la dignità dell’uomo.

Professiamo, quindi, che la libertà del singolo può svilupparsi solo nella collaborazione con gli altri.

Professiamo, inoltre, che condizioni essenziali della nostra vita comune sono la famiglia e la nazione, che i valori fondanti la nostra reciproca appartenenza sono la fedeltà, la fede e l’amore.

Professiamo che fondamento della capacità di comunità e dell’onore di tutti gli esseri umani c’è il lavoro, efficace espressione dello spirito umano.

Ci riconosciamo nel comandamento di sostenere chi è nel bisogno e nella povertà.

Riconosciamo che la piena realizzazione della sicurezza, dell’ordine, della giustizia e della libertà è il fine comune dei cittadini e dello Stato.

Professiamo che una corretta sovranità statale si ha solo là, dove lo Stato è al servizio dei propri cittadini e ne cura gli interessi con equità, senza abusi e faziosità.

Onoriamo le conquiste della nostra costituzione storica e la Santa Corona che impersona la continuità statale e costituzionale dell’Ungheria.

Non riconosciamo la forma in cui la nostra costituzione è stata attuata durante le occupazioni straniere. Rifiutiamo di considerare prescritti i crimini disumani compiuti contro la nazione ungherese e i suoi membri durante il regime delle dittature nazionalsocialiste e comuniste.

Non riconosciamo la continuità giuridica della costituzione comunista del 1949, che è stata a fondamento di un regime tirannico, e per questo ne dichiariamo l’invalidità.

Siamo d’accordo con i deputati del primo libero parlamento che, nella loro prima delibera, hanno dichiarato che la nostra attuale libertà è scaturita dalla rivoluzione contro il comunismo mondiale e dalla lotta per la libertà del 1956.

Consideriamo il 2 maggio 1990, quando si costituì la prima rappresentanza popolare liberamente eletta, come data della ricostituzione della nostra sovranità statale, perduta il 19 marzo 1944.

Dichiariamo che, dopo i decenni del secolo XX che hanno prodotto gravi sconvolgimenti morali, abbiamo bisogno di un rinnovamento spirituale e culturale.

Confidiamo in un futuro plasmato da noi tutti, insieme, e nella vocazione della giovane generazione. Crediamo che i nostri figli e i nostri nipoti, con le loro capacità, la loro perseveranza e la loro energia spirituale, renderanno di nuovo grande l’Ungheria.

La nostra Costituzione è il fondamento del nostro ordinamento giuridico: un contratto tra gli Ungheresi del passato, del presente e del futuro, una cornice vivente che esprime la volontà della nazione e la forma in cui noi desideriamo vivere.

Noi, cittadini dell’Ungheria, vogliamo fondare l’ordinamento del nostro Paese sulla collaborazione di tutti i membri della nostra nazione».

Traduzione dalla versione tedesca a cura di Giuseppe Reguzzoni

(pubblicato sul quotidiano La Padania, domenica 5 giugno 2011)

 

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One Comment

  1. Carlo De Paoli says:

    Gli “umanitari” €uropei, della NATO, del FMI, della BCE si preoccupano dei Diritti Umani degli emigranti che, senza documenti, pretendono installarsi qui da noi facendosi da noi mantenere.
    A questa pretesa i governanti €uropei predispongono le Legislazioni degli Stati €uropei contro il volere dei cittadini che vivono in questo Continente, e che, grazie a loro, alla loro operosità, è diventato quel miracolo economico che era caratterizzato fino a qualche decennio fa .
    Questo “primato” è stato annullato proprio da questa classe politica €uropea in obbedienza, sicuramente, a “direttive” ricevute da altri che non sono i legittimi cittadini di questo Continente.
    Parlano di razzismo, i governanti €uropei, quando si riferiscono ai popoli che li mantengono.
    La gente ha paura?; è razzismo, la gente si difende dalle aggressioni, spesso mortali?: è razzismo.
    Per i nostri governanti dovremmo morire e ringraziare.
    L’Ungheria, i governanti ungheresi, si propongono costruire un muro che abbia a difendere i propri cittadini dalle invasioni dei “nuovi barbari?”; per la “canea” dei governanti europei si tratta di una azione anti umana e anti civile.
    Non si rendono conto che con questo loro atteggiamento negano l’esistenza degli Stati e, in definitiva, la loro funzione dirigenziale che formalmente è stata riconosciuta proprio da quei cittadini le cui aspettative di sicurezza ora tradiscono.
    Mi chiedo “sono ancora legittimati a questa funzione dirigenziale?”.
    Ungheria e Israele.
    Israele è uno stato che si è costituito in casa altrui con la complicità internazionale contro il “Diritto” di popolazioni che da millenni abitavano quei luoghi.
    Anche Israele ha il suo “Muro”, ma non mi risulta che la canea dei governanti €uropei abbia “abbaiato” per la costruzione operata degli “invasori” sionisti che intendono “tener distante” chi ha diritto legittimamente a vivere in quelle terre.
    Né ha mai protestato quando, periodicamente, a seguito di una qualche “azione” – dai palestinesi definita di resistenza patriottica – Israele, molto meglio armata ha replicato con massicci bombardamenti che hanno provocato migliaia di vittime fra le quali centinaia e centinaia di bambini.

    Singolare questo doppio pesismo; chi si lamenta in casa propria per un fenomeno che ha molte caratteristiche di una invasione è un razzista, chi uccide in casa altrui, da occupante, agisce in stato di “legittima difesa.

    Vorrei che che qualcuno a Roma mi spiegasse l’arcano; la Boldrini, magari.

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