Una tassa, due Italie

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di ANGELO VALENTINO – Dalla lettura della graduatoria sul peso delle tasse che gli italiani versano all’erario e agli enti locali, emerge un Paese spaccato a metà. Se al Nord le entrate tributarie pro capite ammontano a un valore medio annuo di 10.229 euro, nel Mezzogiorno, invece,  il peso scende a 5.841 euro. In altre parole, il gettito che grava su ciascun cittadino del settentrione è quasi il doppio di quello che ricade su un residente del Mezzogiorno. Al Centro, invece, lo sforzo fiscale pro capite si attesta a 9.485 euro. Questi dati emergono da un’analisi dell’Ufficio studi della CGIA. Come si può interpretare questo “squilibrio” tra il Nord e il Sud del Paese ?

“Come stabilito dall’articolo 53 della nostra Costituzione – ricorda l’Ufficio studi della CGIA  –  tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Appare evidente  che i territori più ricchi del Paese versano di più di quelli che lo sono meno e questo  giustifica il forte divario territoriale che emerge in questa analisi. Va altresì ricordato che laddove il reddito è più alto, il gettito fiscale è maggiore e, in linea di massima, anche la quantità e la qualità dei servizi erogati sono più elevati”.

A livello regionale a svettare in questa particolare classifica è la Lombardia:  ogni residente di questa regione versa all’Erario e ai vari livelli di governo locali mediamente 11.284 euro. Seguono i residenti del Lazio  con 10.426 euro e quelli del Trentino Alto Adige con 10.320 euro. Appena fuori dal podio troviamo gli emiliano-romagnoli con 10.310 euro pro capite e quelli della Liguria con 9.747 euro pro capite. Chiudono la classifica i campani con 5.854 euro pro capite, i siciliani con 5.556 euro pro capite e, infine, i calabresi con 5.183 euro pro capite. La media nazionale si  attesta a 8.572 euro per abitante.

Un altro aspetto interessante che emerge dall’elaborazione condotta dall’Ufficio studi della CGIA è la distribuzione del gettito tra i vari livelli di governo. Ebbene, su un totale nazionale di 8.572 euro pro capite di entrate tributarie registrate nel 2014 (ultimo anno in cui sono disponibili i dati a livello territoriale), ben 6.989 euro finiscono nelle casse dello Stato (pari all’81,5 per cento del totale); 903 euro pro capite sono destinati  alle Regioni (pari al 10,5 per cento del totale) e “solo” 680 euro pro capite (pari al 7,9 per cento del totale) confluiscono nelle casse degli Enti locali (Comuni, Province e Comunità montane). Ancora una volta la parte del leone la fa lo Stato centrale che ci preleva, grazie soprattutto al gettito dell’Irpef, dell’Ires e dell’Iva, l’81,5 per cento del totale delle tasse che ognuno di noi versa ogni anno….. (tab1)

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Da un punto di vista metodologico, le entrate tributarie sono quelle corrisposte dai lavoratori dipendenti, dagli autonomi, dai pensionati e dalle imprese e sono riferite al valore aggiunto generato nelle singole regioni. Come abbiamo accennato più sopra, il divario fiscale Nord-Sud è dovuto in larga parte al forte squilibrio economico esistente nel Paese. La CGIA, infatti, segnala che:  su 60,8 milioni di abitanti presenti in Italia, il 45,7 per cento risiede al Nord e solo il 34,4 per cento al Sud;  a fronte di 24,3 milioni di occupati nel Paese, il 51 per cento lavora nel settentrione e il 27,3 per cento nel meridione;  con una ricchezza annua pari a 1.612 miliardi (Pil nazionale), il 55,2 per cento è prodotta al Nord e il 22,8 per cento al Sud;  la spesa complessiva annua sostenuta dalle famiglie italiane ammonta a 994 miliardi: di questi, il 52,8 per cento è riconducibile al settentrione e il 26,4 per cento al meridione;  in termini di imponibile Irpef, infine, il valore assoluto nazionale è apri a 777,5 miliardi di euro, di cui il 54,5 per cento ad appannaggio del Nord e il 24,3 per cento di pertinenza del Sud (vedi Tab. 2).

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One Comment

  1. Riccardo Pozzi says:

    In questo momento lo squilibrio potrebbe anche raddoppiare che la gente vedrebbe solo immigrati e clandestini.

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