Una maratona fino al 2015: per vincerla alla Lega servono fatti e non parole

di ANDREA PAGANELLA

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un terremoto politico che ha messo a dura prova la credibilità ed il consenso elettorale della Lega. Per capire meglio quanto accaduto e prevederne i possibili sviluppi siamo partiti dall’analizzare i dati relativi alle intenzioni di voto dei sondaggi che sono stati pubblicati negli ultimi 5 anni, ossia, sostanzialmente, dalla nascita dell’ultimo governo Berlusconi sino ad oggi. In particolare abbiamo preso in considerazione l’andamento del consenso elettorale dei 3 movimenti politici che, nel Nord, hanno presentato le escursioni di maggiore rilievo: Lega Nord, Pdl e Movimento 5 stelle.

(clicca qui per vedere il grafico: sondaggi)

La linea verde rappresenta l’andamento della Lega, la linea blu del Pdl, la linea gialla del Movimento 5 stelle. La stragrande maggioranza del loro elettorato, in particolare al Nord, è accomunato da un punto fermo: VUOLE IL CAMBIAMENTO. Per questo motivo risulta essere fortemente fluido, sempre disponibile a cambiare il proprio voto nel caso in cui se ne presenti l’opportunità, sempre alla ricerca di un nuovo cavallo su cui puntare per cambiare lo status quo.

Purtroppo i campioni di riferimento dei sondaggi prendono sempre in considerazione l’intera Italia e non singole aree geografiche, cosa che ha poco senso per movimenti, come la Lega, che sono presenti solo al di sopra di una certa latitudine.

Nonostante ciò, dall’analisi di questi dati, possiamo comunque trarre spunti interessanti. L’intero arco temporale preso in esame può essere suddiviso in tre distinti periodi. Questi sottoinsiemi temporali nascono per il verificarsi di momenti di “frattura” che modificano o accelerano il precedente trend di consenso ed aprono un nuovo ciclo politico (nel grafico vengono identificati da 2 linee verticali rosse e da 3 numeri). Vediamoli:

Fase 1 “La Lega cresce ma è un vivere di rendita”: la Lega sale, il Pdl scende, il Movimento 5 stelle è marginale.

Sono gli anni dal 2007 al 2010 e per la Lega va tutto a gonfie vele. L’assetto politico la favorisce non poco, Alleanza Nazionale si unisce a Forza Italia ed entrambi confluiscono nel Pdl. La Lega sfrutta la semplificazione del quadro politico e si arricchisce di voti grazie ad una rendita di posizione: cavalca, in particolare, il tema della lotta all’immigrazione clandestina e l’elettorato del Nord di AN, rimasto orfano, si sposta sulla Lega. Sono gli anni delle politiche del 2008, delle europee del 2009 nelle quali la Lega scende con decisione – per la prima volta nella storia – sotto la linea “gotica” e inizia a raccogliere voti in regioni tradizionalmente ostili come l’Emilia Romagna e la Toscana. Il tutto si conclude con le Regionali del 2010 dove l’alleanza Lega-Pdl stravince ed il Carroccio ottiene la guida di Veneto e Piemonte con i governatori Zaia e Cota.

Fase 2 “Qualcosa è cambiato, alle promesse non seguono i fatti”: Lega e Pdl scendono costantemente, M5S inizia a crescere. La Lega non riesce più a drenare a proprio favore la perdita costante di voti del Pdl ed anch’essa inizia un lungo e inesorabile declino. Gli scandali sessuali del premier inondano le pagine dei giornali, la crisi economica accentua la sua morsa, il governo entra in crisi tra litigi, immobilismi e inconcludenze. L’elettorato di riferimento, stanco di parole e di mancate promesse, inizia a orientarsi verso la campagna di “rottamazione” di Grillo fino ad allora sostanzialmente snobbato. Come nelle fasi che precedono un terremoto: si accumula un’energia propulsiva che sta per essere liberata.

Fase 3 “La caduta degli Dei”: è lo tsunami, Lega e Pdl crollano, esplode il consenso per il M5S.

La situazione precipita gradualmente, Berlusconi viene disarcionato dal governo e, chinando la testa, inizia a sostenere il governo Monti. Bossi, alcuni mesi dopo, viene costretto dagli eventi a dimettersi dalla segreteria del partito. Grillo e i suoi attingono a piene mani nel serbatoio “nordista”. Inutile aggiungere altro, è l’epilogo di due leader che hanno fatto la storia ma che, loro malgrado, non sono riusciti a compiere la “rivoluzione” nordista e liberale. Bossi almeno ci ha provato, Berlusconi se ne è completamente disinteressato. Viene presentato il salatissimo conto di tanti anni di sostanziale immobilismo e di mancate promesse, in un colpo solo e senza sconti.

Fase 4: gli sviluppi futuri, inizia la fase del “liberi tutti” e del “tutti contro tutti”

Partiamo da una certezza: Berlusconi è politicamente finito ed è iniziata la gara per la conquista del suo elettorato.

Discorso ben diverso per la Lega. Questa, a differenza, si è prontamente rinnovata, in primis nei vertici.

Maroni ha compiuto i primi passi da segretario, tutti finalizzati ad aprire le porte del movimento e a “guarirlo” dalla sindrome dell’immobilismo e dell’autoreferenzialità.

I primi “emergenziali” interventi:

– togliere, eliminare, ripulire la Lega da tutto un ciarpame di folklore e di rituali che ormai poco hanno a che vedere con un moderno movimento autonomista;

– strizzare l’occhio all’elettorato “nordista”, ma tradizionalmente berlusconiamo, costituito da imprenditori e da liberi professionisti introducendo iniziative innovative (per la Lega) come gli “Stati Generali del Nord”

– assecondare l’onda travolgente del “faccia-nuovismo”e della richiesta popolare di ricambio generazionale portando i giovani alla ribalta e affidando loro incarichi e responsabilità.

Ciò ha consentito di risollevare la Lega dal buco nero in cui era precipitata, di ridare una speranza salvando, almeno per il momento, l’organizzazione e l’integrità della struttura del movimento fatto di centinaia di sezioni e di migliaia di militanti. E non è poco. Tutte iniziative necessarie e doverose ma, da sole, non risolutive.

Dall’analisi delle serie storiche in nostro possesso, dalle ipotesi e dalle proiezioni che abbiamo effettuato “padanizzando” i dati nazionali, la Lega ripartirebbe oggi da un 15-16% di voti in Lombardia, da un 19-20% in Veneto e da un 9-10% in Piemonte. Molto lontano dai picchi massimi ma pur sempre meglio dei picchi minimi toccati nelle elezioni politiche del 2001 e del 2006. Si riparte da qui.

Nel nuovo corso vi sarà un sistema politico estremamente disaggregato, composto da molti più attori in una sorta di gioco di “tutti contro tutti”: in questo scenario molto prossimo alle elezioni politiche di aprile, il problema principale per la Lega sarà riuscire a emergere e a “bucare” comunicativamente, lo spazio sui media sarà minimo. Grillo e Renzi questo problema non lo avranno di certo, la “nuova” Lega probabilmente sì.

E’ qui che allora dovranno essere messe in campo iniziative “rivoluzionarie” ed atti tangibili da parte dei governatori e degli amministratori della Lega. Insisto ancora su questo tema: la gente del nord che, notoriamente è molto inclìne a farsi abbindolare e a farsi ammaliare da ogni sorta di sirena politica, deve avvertire lo strepitìo della battaglia, dello scontro istituzionale con Roma, della lotta contro il parassitismo meridionale.

E dopo vent’anni di annunci, ora, servono i fatti: con una consapevolezza, non sarà una corsa per velocisti, sarà una maratona lunga e faticosa. Traguardo: le elezioni regionali del 2015.

 

 

 

 

 

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8 Comments

  1. ingenuo39 says:

    Bene l’ analisi. In attesa di fatti concreti e tangibili da queste persone che continuano a prendere i nostri soldi, in quanto parlamentari e pertanto è il loro mestiere farlo,.
    Cordiali Saluti

  2. erio.ilpadano says:

    cosa voglio io da un movimento come la lega:
    alla larga da roma: non oro ma spada e non mi si parla mai di italia
    mantenere l’identità dei nostri comuni
    mantenere l’identità di un movimento diversa da ogni altro partito
    Poi alla fine se riusciamo ad ottenere aree di pololi indipendenti riunite in un’europa non super allargata..

  3. aussiebloke says:

    Se Maroni ha la miracolosa capacita’ di “risollevare la Lega dal buco nero in cui era precipitata”, sicuramente e’ anche in grado di staccare la Padania dall’itaglia.

  4. Eric says:

    Se oggi, dopo lo sputtanamento totale, la Lega è in grado di raccogliere i consensi ipotizzati nell’articolo, significa che solo Iddio può piegare la volontà leghista, gli uomini e le cose mai !

    Padania o Tanzania, pur che se magna !

  5. Dal grafico manca una linea importante, la somma delle percentuali per ciascun periodo. Ad occhio:
    1 periodo 50% dei consensi ai 3 partiti.
    2 periodo 42,5%.
    3 periodo 40%.

    In un anno circa il 10% degli elettori non vota i tre partiti o non voterà affatto.
    Con mio sommo piacere vedo che il partito dell’astensione o del voto NULLO, scelta migliore, cresce nel tempo.

    • aussiebloke says:

      >vedo che il partito dell’astensione o del voto NULLO,
      >scelta migliore, cresce nel tempo.

      Ma no, non puoi vedere quello da quel tipo di statistica, perche’ le percentuali si riferiscono ai voti validi, la somma di tutti i partiti sara’ sempre 100% e il numero degli eletti lo stesso anche se andassero a votare in 10.

      • Eric says:

        Esatto !
        L’enorme incidenza dei “non so” e “non voto” inficia qualsiasi previsione, perché alla fine una parte di questi si convincerà a votare ! Come ? Chi lo sa ?

  6. Lucky says:

    il male degli indipendentisti, ma anche dei leghisti, è che ognuno vorrebbe una lega a sua immagine e somiglianza, è evidente che ciò non è possibile

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