Una Lega in cerca di identità e di futuro, ma con ancora troppe ombre

di GIOVANNI CALDEROLI

Riceviamo e pubblichiamo:


Domenica sera 24 novembre, in compagnia di amici mi sono recato a Spirano,
paese della bassa bergamasca, alla festa organizzata dalla sezione leghista di Spirano e dalla circoscrizione della bassa, la “Bèrghem de sóta Fest”, con l’intenzione di tastare il polso della situazione odierna della Lega, in vista del congresso federale. È una Lega che in questo periodo generalmente si presenta travagliata e smarrita, in cerca d’identità ed equilibrio tra un entusiasmante passato, ormai piuttosto remoto, e tempi più recenti di portata assai discutibile e deludente, non solo per le ruberie ma soprattutto per la vuotezza e incertezza di idee e di propositi.

Qui, su questo quotidiano in rete, L’Indipendenza, si dibatte giornalmente di temi a noi cari, quelli veri, amati e sentiti, nati dal cuore dei nostri popoli, quelli  stessi che a suo tempo ingrossarono le fila di Umberto Bossi quelli che mossero un milione di persone a tenersi fraternamente per mano lungo le rive del Po. È ovvio, dunque, che siamo attenti e interessati ai candidati al congresso federale leghista. Ma non solo: il mio scritto, infatti, non vuole essere una semplice disamina degli interventi ascoltati alla festa, in particolare quello di Salvini, in qualità di candidato alla segreteria, ma soprattutto il tentativo di portare all’attenzione del lettore un clima, un sentore e aspetti della serata che per me sono stati significativi, che mi hanno coinvolto sotto il profilo emotivo e razionale. E che forse mai prima d’ora sono stati presi in seria considerazione, in quanto ritenuti marginali.

Dopo aver dribblato impegni famigliari di vario tipo, abbiamo improvvisato la sera stessa di recarci alla festa della Lega, tutti animati dalla curiosità di sentire e seguire, per cercar  di capire verso dove volgeranno le sorti di quel Movimento che tanto ci ha appassionato a partire  dagli anni ’80, tanto amato quanto sofferto, e che ora ha fin troppo acquistato i caratteri non proprio encomiabili dei partiti che si spartiscono un potere quasi assoluto e oppressivo nello Stato nazionale italiano.

Il peggio del passato, purtroppo ancora presente

Al nostro ingresso, quasi subito si è incontrato un personaggio purtroppo conosciuto, tirapiedi di altro assai discutibile soggetto e altrettanto ben conosciuto dai vertici bergamaschi della Lega per i suoi modi – diciamo – non proprio urbani e umani di relazionare con le persone, emblema per certi aspetti sintomatico di una rozzezza anche mentale contrabbandata per ruvida genuinità e come tale spesso stoltamente supportata all’interno della Lega, fino a diventarne quasi un simbolo per gli acidi e spietati avversari: appena ci ha visti, ha cominciato, come da anni sta ripetutamente facendo, a inveire pesantemente, urlando frasi non sempre ben distinguibili e rivolgendo in particolar modo su di me il suo ignobile livore, con pesanti insulti ripetutamente indirizzati a me personalmente e alla mia famiglia; così, per un’ora, di fronte a molti convenuti. E io zitto, per non rovinare la festa, per il rispetto dovuto a chi tanto si era impegnato per la sua buona riuscita, fra cui alcuni conoscenti, ben sapendo chi avevo di fronte e chi rappresentava… A voce alta e in tutta tranquillità, in quanto non disturbato o interrotto da alcuno, l’ululante e sconfortante personaggio mi ha gridato in faccia che sarei una, scusatemi, merda e una faccia di merda, ed ha aggiunto che io, secondo la sua sommamente intellettuale e illuminata valutazione, non sarei un leghista, mentre crede fortemente di esserlo lui.

Credetemi: il tipo è andato avanti per un’ora (con tanto di numerosi testimoni) e solo l’intervento del segretario provinciale bergamasco Daniele Belotti che passava di lì per caso e che ringrazio, ne ha parzialmente smorzato l’invettiva consentendo a me a ai miei amici di ascoltare gli interventi dal palco.

Chiariamo sin da subito l’esagitato ce l’ha con me e la mia famiglia, perché abbiamo e conseguentemente parliamo di una visione politica diversa dalla sua e ciò per lui è sufficiente a considerarci nemici da contrastare con ogni mezzo e da consegnare al pubblico ludibrio, così come fa con tutti quelli che incontra per strada e che non gli vanno a genio.

Superiamo, qui e per ora, le eventuali conseguenze del suo agire: è tuttavia evidente che tollerare da anni passivamente, da parte dei leghisti, comportamenti inaccettabili come quelli del precitato significa comunque essere portatori di una mentalità retrograda, ristretta e chiusa nella difesa di  posizioni ingiustamente acquisite in precedenza; con tutta evidenza l’esatto contrario di quanto anche  Salvini ha indicato nel suo intervento, ricordando a troppi intelligentoni o presunti tali che occorre imparare a essere in grado di discutere con coloro che si oppongono all’indipendentismo, smontandone le argomentazioni e seminando così princìpi e valori che noi riteniamo prima di tutto naturali. E, aggiungo io, occorre a maggior ragione imparare a discutere, smussando, con coloro che ci sono vicini… Dunque, mentre Salvini (forse il futuro segretario federale) diceva queste cose, a pochi passi di distanza dal palco accadevano aggressioni verbali di questo tipo: significa che il forte richiamo non è stato neppur compreso, che l’apertura intellettuale verso gli altri è di là da venire, che si tollerano – se addirittura non sono privilegiate – le piccole consorterie, anche nelle sezioni. Questo è doloroso, prima ancora che grave. E rischia di inficiare dall’interno qualunque pur valido programma d’azione, che viene inficiato alla base dai comportamenti di qualche incapace.

Voi capite che altrimenti, ohibò, se essere leghista significa identificarsi in gente come quel tizio lì, o in personaggi a lui simili, ciò credo equivalga a togliere a chiunque, pur animato da ottime intenzioni, ogni interesse al confronto con noi, in quanto messo nella situazione di trovarsi davanti a una preconcetta chiusura al dialogo. Sarebbe un’identificazione odiosa, poi e per di più, che metterebbe a rischio il senso di appartenenza dei leghisti – quelli che non abbiano portato il cervello all’ammasso – verso quel partito (o movimento, e pronuncio la parola con nostalgia) che dovrebbe fungere da loro riferimento, da esempio.

Serve, dunque e finalmente, uno scatto di dignità e una decisa presa di distanza da un recente passato che ci ha portato a tollerare, quando non accettare, situazioni e personaggi impresentabili.

I discorsi

Il sindaco Malanchini, che non conosco, è un tipo gagliardo, che ci mette grande impegno, lui con la sua sezione di Spirano, e gli esiti positivi sono sotto gli occhi di tutti, cosa che fa sempre piacere.

Dell’intervento di Belotti apprezzo sia la necessità di riconoscere finalmente ai militanti poteri decisionali sia la forte critica verso la carica di potere centralista dei prefetti, che, ahinoi, in quasi trent’anni non è stata neppur scalfita e stride clamorosamente con le iniziative intraprese anche da un leghista bergamasco per mantenere l’accademia della GdF a Bergamo: io, infatti e al contrario, non vedo distinzioni tra queste istituzioni, che rappresentano per aspetti diversi l’oppressivo Stato nazionale italiano.

Salvini ha poi ricordato doverosamente la vergognosa restrizione personale subita da Oscar Lancini e il suo preoccupante sciopero della fame, nonché la recente prematura scomparsa di Fiore, generoso militante conosciuto e benvoluto da tutti.

Ha ricordato che i nemici sono all’esterno (ma la stupidità è un nemico interno, aggiungo io): nemici sono certamente Roma e Bruxelles, che lavorano insieme per imporre il pensiero unico, quel pensiero che vuole rendere definitiva la svendita dei nostri popoli e che ha riscontro nel nulla delle parole del nientalista Renzi (per dirla con Crozza). Da valutare l’insistito accenno alla necessità di collegamenti con tutti coloro che intendono ribaltare l’attuale assetto europeo, quindi alla creazione di una specie di rete diplomatica da parte leghista con movimenti, popoli, partiti, enti, stati, nazioni o autonomie che si oppongono al disegno omologante. (E qui brucia e si riapre la recente ferita inferta mediante l’alleanza con Forza Alto Adige. Mi duole il cuore a scrivere questo termine, essendo amico ed estimatore del popolo Sud-Tirolese) Il tutto, facendo leva sullo stato attuale di estrema debolezza dello Stato nazionale italiano, la cui struttura corrotta e degenerata non pare più in grado di resistere alle spinte epocali che lo stanno squassando.

Da questo insieme di situazioni, complesse ma per certi aspetti anche lineari, Salvini ha pronunciato ripetutamente due parole che mi hanno colpito: Indipendenza e Disubbidienza, quest’ultima soprattutto fiscale.

Indipendenza e disubbidienza: affiora subito nella mia mente il ricordo di personaggi che hanno segnato la storia con le loro gesta.Senza andare indietro eccessivamente nel tempo: Émile Chanoux (e Federico Chabod) con la loro Carta di Chivasso, Andreas Hofer, Bobby Sands e Thomas Sankara, Carlo Cattaneo, i professori Gianfranco Miglio e Pierluigi Zampetti, per poi risalire ad Antonio Rosmini, al Ferrari, Romagnosi…, a ancora più in là, fino (per certi aspetti) al Machiavelli.. in infinita e gloriosa sequela.

Calma Giovanni, vola basso mi dico: anche se la storia è lì per essere scritta, all’orizzonte della Lega per ora non si scorgono persone degne di tanto passato, capaci di imboccare strade di tanta geniale sapienza: ho visto e subìto soltanto un miserevole spettacolino da Bar sport mentre dal palco giungevano ben altre parole, inconciliabili con lo spettacolino.

Quale futuro ci aspetta?

A che cosa credere? A chi credere? In un momento decisivo come questo, in cui lo Stato nazionale italiano torna ad avere qualche paura di noi – tale e tanta è la sua debolezza -, la credibilità è tutto, o quasi.

Mio padre, che fino all’ultimo era in forse, se essere presente alla serata, la mattina seguente mi chiede: Allora com’è andata?

Se da un lato prova interesse per le parole di Salvini e auspica dentro di sé il ritorno ai valori che erano il riferimento dei primi impavidi uomini della Lega.

Ma prova un grande disappunto, l’ennesimo, per l’accaduto, insultante per lui e la sua storia, quella di una persona che ha creduto con tutto se stesso all’avventura della Lega Lombarda, partita per mano sua a Bergamo nella primavera del 1985. La stupidità e l’ignoranza, e questo è un altro importante insegnamento della serata, sono le mine sulle quali le idee, anche le più potenti, rischiano di saltare per aria: ecco perché il nemico non è solo a Roma o Bruxelles.

Nella Lega infatti, diciamolo con coraggio per la prima volta, ma che valga per tutte, sono presenti personaggi che squalificano l’operato di molti bravi militanti e il difficile lavoro dei dirigenti, i quali finora, dimostrando scarso polso, o per qualcuno convenienza, non hanno però avuto né il coraggio né la capacità di agire diversamente da una falsa e sgretolante tolleranza verso comportamenti incompatibili con libertà, onestà, indipendenza, federalismo, supposti cardini dell’autonomismo leghista, tolleranza abbietta, dunque, assai più perniciosa di una anche dura e pesante ma aperta discussione interna.

Di tale a atteggiamento sciaguratamente remissivo sono conseguenza le sezioni chiuse, mentalmente e nel numero fisico, incapaci di aprirsi alle comunità in cui dovrebbero a operare, d’infiammare i cuori e le menti, attaccate a un meccanismo perverso d’apparato che rischia di distruggere la Lega dall’interno, non dall’esterno! Perché concettualmente tali metodi sono nella loro sostanza più vicini ai metodi utilizzati da certe società chiuse e autoreferenti che infestano l’Italia e selezionano l’appartenenza alle sezioni secondo criteri che nulla hanno a che vedere con la libertà e l’indipendenza padane. Troppo spesso sono gli affari e gli interessi individuali o di gruppo a farla da padroni!

Non è più accettabile, anche soltanto per una ragione di buon senso, che situazioni allucinanti del tipo di quelle che ho vissuto a Spirano possano continuare fino alla degenerazione completa, che magari coinvolge non una o qualche persona ma un’intera sezione, con le ricadute d’immagine e di consensi che, per esempio, si sono verificate proprio nella sezione del tipo sopra citato. Con ricadute anche a livello provinciale…Quali sono, invero, i motivi che impediscono la presa di provvedimenti a fronte di comportamenti inaccettabili, che eviterebbero i guai e i danni poi puntualmente verificatisi e che ancora potranno ripetersi?

Perché, nel momento in cui si prova a ripartire con entusiasmo e tante speranze, dobbiamo far tesoro delle esperienze passate e ricordare a noi stessi che si tratta, più o meno, degli stessi comportamenti che, in piccolo o in grande, hanno messo in difficoltà il bellissimo movimento creato da Umberto Bossi. Un dato per tutti: siamo passati da quattro milioni di voti alle politiche del 1996 a neanche un milione e mezzo alle politiche del 2013. Sarà proprio sempre colpa degli altri se i cittadini hanno smesso di votare o non votano la Lega, o non ci sarà anche qualche responsabilità interna, qualche incapacità nel far comprendere un messaggio chiaro e in sé elementare, pur se di complessa dottrina? Certo che se si pensa di mandare uno come quello lì, pensate, persino ex-segretario di sezione per più mandati, a “convertire” le folle…

Salvini ci ha prospettato una battaglia difficile: dobbiamo porci programmi ambiziosi, si vogliono creare nuove entità territoriali, intensificare i rapporti, e magari fonderci con altre regioni alpine europee, per salvare le nostre terre da malattie dello spirito ormai endemiche nelle strutture dello Stato nazionale italiano e delle burocrazie di quest’Europa.

Ma occorrono capacità, competenze, intelligenza e onestà. Per costruire le strutture di un nuovo paese, di una nuova patria, la nostra, e l’amore sapiente per essa ci vuole intelligenza a tutti i livelli, e io vorrei ora trovare in Lega l’intelligenza necessaria per fare questo. Contrariamente al parere di Daniele Belotti, non bastano le esperienze amministrative locali, regionali o parlamentari: serve un salto di qualità, sempre fondato su esperienze vissute, certo, ma fatto anche di altro spessore conoscitivo. Purtroppo, le pagliacciate di tollerati guastatori, i comportamenti stupidi, e certamente offensivi, di ignavi capetti e le dinamiche conservatrici di apparato non inducono a pensare che questo possa verificarsi, nonostante la direzione indicata da Salvini e pur fatti salvi i miracoli della Madonna delle Ghiaie.

La nuova Segreteria federale dovrà provvedere, penso, a una profonda rivisitazione di tutta la macchina Lega, un tagliando magari anche doloroso ma improrogabile, altrimenti il rischio, nonostante la passione e le belle idee, potrebbe esserne la dolorosissima rottamazione, e con essa quella del futuro dei nostri figli e delle nostre terre. Noi non vogliamo ciò, nonostante qualche imbecille padano, consapevole o inconsapevole, lo persegua con fermezza, urlando nella sostanza la propria gioia d’esser schiavo di Roma. In questo sta la distinzione fra l’essere e il non essere leghisti, e questo debbono prima di tutti capire i leghisti stessi, acquisendo compiuta consapevolezza della loro identità, di ciò che sono o dovrebbero essere…


p.s.: Preciso che non sono tesserato, pur essendo leghista sin da ragazzo e che la mia è una disamina che nasce dalla passione per questo movimento che seguo con attenzione dal 1985.

In un mio precedente scritto: http://nusquamia.wordpress.com/2012/11/07/una-giornata-in-liberta-in-una-valle-del-nord-con-pensieri-di-liberta-e-di-buon-governo/  esprimevo il disagio di chi vede nel federalismo e nell’indipendenza la strada maestra per lasciarci alle spalle un destino di declino inesorabile. Il disagio nasceva dalla constatazione che nella Lega poco o niente si faceva concretamente per arginare il declino. È passato un anno, aspetto i fatti che mi allevino il disagio.

 

 

 

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44 Comments

  1. Semiquidania da sud est says:

    Se non ho capito male, la chiassata fa comunque capo al noto prorettore-bidet, così lo chiamano, dell’altrettanto noto gruppo di acculturati seguaci di una famiglia a caso, color marron.
    Specializzato nell’allevamento di tortore per bidet in nome e per conto di una signora a caso, il prorettore si è abituato a qualunque incontrollato comportamento che ora pagano gli onesti sostenitori di un’idea, i leghisti, senza che i cosiddetti dirigenti sappiano porre argine alcuno.

    • Daniele says:

      Mi meraviglia, ma fino a un certo punto, che Roberto Calderoli abbia consentito a uno che, a quel che si dice, conosce molto bene e del quale ha il controllo politicante, di andare avanti per oltre un’ora a insultare la gloriosa famiglia Calderoli, tutta intera e senza distinzioni, lui compreso dunque. Che bassezza d’animo sarebbe mai questa da parte del (finto) bruciatore di leggi, oppure che argomenti hanno in mano i baluba per potersi permettere impunemente comportamenti da querela come questi, difesi anche da quel grand’uomo del belotti, segretario provinciale della Lega e funzionario-esecutore del Calderoli stesso?

  2. Angelo says:

    Lo stirofisiocrate protagonista nauseante del racconto fa parte di una ben collaudata squadra di trinariciuti (fossero soltanto quello!) che da anni difendono interessi particolari loro, del loro capetto e del loro capoccia, per nulla avendo a cuore interessi anche minimamente indipendentisti, autonomisti o anche soltanto federalisti, parole che a loro non dicono assolutamente nulla. Eppure da anni sono lì a fare devastazione interna, alleati dei peggiori nemici della Lega e nello stesso tempo protetti dai dirigenti leghisti bergamaschi. Dirigenti di che cosa, tanto per sapere?

    • Angelino says:

      Diceva il titolare del marchio inglese Loden Longafiga, in puro stile oxfordiano, che quel che a lui interessava era cacciare i suoi costosissimi capi in stile Sherlock Holmes addosso a chiunque avesse il denaro per permetterseli, senza aver riguardo all’eleganza e allo stile: l’importante è vendere, diceva il pelato artigiano ai bottegai suoi conoscenti e ai concorrenti. Ma lui, astutamente, teneva invece in grande considerazione il parere e il nome di chi portava i suoi loden, avendo occhi di riguardo per stile ed eleganza. Lo stesso avviene, ma soltanto per la prima parte, nella Lega-partito attuale, dove la considerazione principale è che i voti dei trinariciuti si contano come quelli degli indipendentisti, e siccome gli scemi sono più degli intelligenti, conviene tenersi cari i cretini.
      Peccato che così facendo ci si omologhi al fottutissimo sistema oppressivo dei partiti statalisti italiani, colla conseguenza che, senza la testa, non si possono certamente sognare cose grandi.
      Capìto Salvini? Capito Calderoli? Capito Belotti? Capìto ululante stirofisiocrate? Anzi, no, ritiro: quest’ultimo non è proprio in grado di capire…

  3. Luigina de Giuli says:

    Dalla lettura dell’articolo, molto più complesso e profondo di quanto a prima vista possa sembrare, che tocca le corde più profonde e appassionate dell’origine del movimento leghista e delle relative memorie, che sono già Storia, e dall’insieme dei commenti, nella maggior parte molto pregevoli e ricchi di prospettiva, non mi sento di ricavare e azzardare ipotesi o previsioni: c’è indubbiamente un male interno, un cancro che si è diffuso incontrollato per anni e anni nella Lega-partito e che non è stato nemmeno diagnosticato prima dell’articolo di Giovanni Calderoli. Del resto, di fronte a certe malattie, non servono a molto le scope, anzi, esse sono soltanto delle mascherature quando serve il bisturi…
    Salvini dovrà almeno cauterizzare quella putrescente piaga, che ormai non riesce più nemmeno a restare nascosta, come dimostra il comportamento del baluba di turno, se vuole essere credibile sì all’interno, ma soprattutto verso le entità colle quali, rafforzando qualitativamente le proprie differenze, intende aprire rapporti di confronto dialettico del miglior livello possibile.

  4. Giuli says:

    @ incensurato Guarda che anche se vuoi apparire l’alter ego di William Wallace, un minimo di soggetto, verbo e predicato lo devi mettere insieme. Mi pare che il livore impedisca alle sinapsi di comunicare, se devi dore qualcosa scrivilo compiutamente, non buttare lì frasi solo per screditare e denigrare, la conclusione che si trae dal tuo intervento è che Giovanni ha colto nel segno.

    • L'incensurato says:

      Fa piacere il tuo astio:vuol dire che so ancora colpire duro.
      Di grazia lei che sicuramente lavora per l’Accademia della Crusca in cosa trova di difficile esegesi il mio commento all’articolo e le mie critiche a chi l’ha redatto? Buona Padania anche a lei!
      Con BOSSI. SEMPRE

      • Giuli says:

        Astio? Semmai scherno anche se senza malanimo.
        Vede il suo commento non può essere oggetto di esegesi, che difatti è attività che si può svolgere su di un testo compiuto, non su di un’accozzaglia di frasi prive di senso, con significanti presenti esclusivamente nella sua testa, ma ignoti all’impossibile esegeta.
        Questo volevo dire null’altro.
        Non vi è nessuno astio nei confronti suoi, semplicemente uno scambio di convenevoli con un corrispondente.
        Quanto alla professione di fede che lei trova conveniente elargirci a dimostrazione della sua dedizione, purtroppo con me è sprecata dal momento che non ho mai avuto il mito di alcun superuomo, nemmeno Nietzsche mi ha mai appassionato, quanto a Bossi ne ho apprezzato sicuramente la finissima intelligenza politica senza peraltro dimenticarne le tragiche incoerenze.
        A meno che non si dimostri che io mi trovo all’interno della caverna ed all’esterno sia già stata proclamata l’indipendenza, le tasse siano ridotte al
        30%, gli imprenditori prosperino e le persone siano felici.

        • L'incensurato says:

          No: QUELLO accadrà sicuramente con il gordo e gli altri fratelli d’itaglia! Accorrete numerosi!

        • L'incensurato says:

          Forse si; rileggendo con più kalma (come scriverebbe uc) vivi proprio in una caverna. Vuoi rinunciare all’indipendenza (probabile? Improbabile? Impossibile? Cosa importa?) per uno sconto sulle tasse e una macro presa per il c. belleriota. Tu te lo vedi un ALTOATESINO (stando alla tua “loggica”) che di fronte alle accuse di nazismo rivolte a Georg Klotz dallo stesso stato bananiero che accusa Bossi (altro che i diamanti), butta tutto a mare per affidarsi all’equivalente Tosian-Salviniano di quelle zone,cioè Svp? PURTUTTAVIAIMPEROCCHE’ ti risulta che in sud Tirol abbiano ottenuto la secessione dallo stato canaglia che combattono da decenni? Prova a chiedere “lassù” che illuminino quella caverna nella quale ti sei rifugiata in compagnia della tua involuta sintassi. Oppure chiedi a Guelino che a giudicare dalla piccata risposta ha capito benissimo. Lui.
          Padania LIBERA.

          • Giuli says:

            Credo che un corso di lettura e comprensione del testo ti sia indispensabile, difatti non solo mischi capra e cavoli ma scrivi la prima cosa che ti passa per la testa sulla base di un tuo preconcetto e lo fai senza avere capito un accidente di quello che ho scritto io.
            Se tu vivi alla luce del sole sono fortunata ad essere cavernicola! sinceramente non mi sembra di avere detto che mi schiererò per Salvini, piuttosto la domanda è sempre la stessa che è successo dopo che qualche milione di persone si è stretto lungo le rive del Po? attualmente la vostra manfrina all’interno della Lega non mi interessa, smazzatevi, fate la vostra bella campagna elettorale per la segreteria quello che io ho detto nel mio primo commento allo scritto di Giovanni é: “La conclusione di questo ragionamento è che per chi come me ha speso molto del suo per aiutare la svolta, non resta altro che aspettare seduta sulla riva del fiume in attesa che qualcosa passi, sapendo già, però, che se non saranno “i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente” saranno, in senso figurato, le teste dei politici che la gente taglierà, sempre in senso figurato, non trovando più nè pane nè croissant.”
            Svolta non è intesa come il prevalere di Salvini o Bossi o come il prevalere della Lega stessa, svolta va intesa come indipendenza da questo stato, se poi verrà la conversione della Lega all’idea indipendentista e una sua azione in tal senso bene non è mai troppo tardi, differentemente muoia la Lega che danni ne ha fatti a sufficienza.
            Tu pari proprio un’officiante di quei riti della mistica leghista che fanno venire il volta stomaco e questo giornale si chiama l’Indipendenza non Forza Bossi!.

            • L'incensurato says:

              Ripeto: se altri (nello specifico Guelino) capiscono benissimo il contenuto di quello che scrivo e tu no,forse il problema riguarda solo te e devi “smazzartelo” da sola. Io non posso certo aiutarti nel prendere ripetizioni
              ..per meno di 15 euro l’ora.
              Sempre per renderti conscia del tuo problema di comprendonio tu hai tutto il diritto di dire “questo giornale si chiama l’indipendenza non forza Bossi” ma se l’autore titola il suo pezzo “una Lega in cerca di identità…” forse forse NON è il momento adatto per fare delle cofandine antaniche su “La conclusione di questo ragionamento è che per chi come me ha speso molto del suo per aiutare la svolta, non resta altro che aspettare seduta sulla riva del fiume in attesa che qualcosa passi, sapendo già, però, che se non saranno “i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente” saranno, in senso figurato, le teste dei politici che la gente taglierà, sempre in senso figurato, non trovando più nè pane nè croissant.”. Perchè il contributo concettuale di tale autosbrodolamento è NULLO e la pertinenza del medesimo ..anche.

              • Semiquinaria da sud est says:

                Ma fa’ capire qualcosa anche a me: Bossi cosa potrebbe o dovrebbe fare adesso? Mi interessa e lo dico perché nutro rispetto per il suo genio politico. Secondo te, anche ammessa l’onestà del suo disegno, ha di fatto sbagliato progetto o no? Secondo te lo Stato nazionale italiano è ancora forte, debole o debolissimo? Secondo te, se è almeno debole, quale deve essere il nostro rapporto con l’Europa, e non soltanto con l’Unione europea, che è costruzione del diritto internazionale, ma con gli altri popoli europei, specialmente quelli alpini? Dobbiamo intrattenere rapporti con lo Stato della Città del Vaticano e con la Chiesa? Se si, come si deve avviare e attuare un simile disegno, sempre avendo come finalità la nostra autonomia, quella dell’amata terra padana?

  5. L'incensurato says:

    Insomma sei andato a fare il democristiano e te la sei fatta sotto. Poi la storiella de “non sono nemmeno tesserato,ce l’hanno tutti con me come Calimero” raccontala ai bellerioti 2.0: spiega come mai da quelli sul palco eri così fin troppo conosciuto caro “non sono nemmeno tesserato ma solo simpatizzante”. Più che un articolo sembra un inginocchiatura davanti a El gordo “forse il futuro segretario” (del pdl? Più probabile) con la verminosa parac…ta del “nostro grande ispiratore Bossi” (che si capisce lontano un km accoltelleresti volentieri alle spalle)

    • Guelino says:

      Non è così che si fanno i ragionamenti che dovrebbero aiutarci a uscire dalla palta nella quale ci hanno buttato i dirigenti coi loro slogan del cazzo, che noi ci siamo bevuti come tanti coglionazzi: se ragioni così, più che la parte del democristiano fai quella del pirla.

  6. Castagno12 says:

    Rispondo a GIUSEPPE – 30.11.13 at 11:08 am.

    Ritengo doveroso togliere forza al Sistema anche in base all’istinto di sopravvivenza e a quello di autodifesa: principi che ogni persona NORMALE dovrebbe avere.

    Invece tu non approvi detto comportamento. “Bravo” !

    Tu poi parli di “gente onesta e tradita da capi inetti … “.

    Per favore (così si rivolgono le domande), fammi sapere a chi ti riferisci, chi sarebbero queste persone.

    Ti risponderò al più presto. Grazie.

    • Giuseppe says:

      Sono convinto che molta gente come te, onesta ed entusiasta agli inizi, si sia discostata mentre altri, essendo incerti sul da farsi e sperando in un rinnovamento interno, sono rimasti nella lega-struttura. Di questa gente dobbiamo avere rispetto, verso questa gente dobbiamo essere sodali, a questa gente ci si deve rivolgere perché aiuti gli indipendentisti e con loro nuovamente si unisca per esercitare quell’azione complessa che si finalizza, come tu esattamente dici, nel togliere forza al sistema. Che proprio in quanto sistema aspetta che ciascuno di noi, uno alla volta, ubbidendo all’istinto di sopravvivenza e a quello di autodifesa, lo affronti sostanzialmente a mani nude, da solo. Credo che in gran parte questo sia anche il pensiero dell’amico Gilberto Oneto.
      P.S.: Sottolineo come bello e interessante sia finalmente, pur da posizioni diverse, discutere liberamente fra noi di argomenti importanti come questi: diamo il giusto merito e ringraziamento a Leonardo e Gianluca che si sono inventati con grandi sacrifizi questo meraviglioso giornale-rivista.

  7. Giuseppe says:

    Credo che Giovanni Calderoli, figlio del fondatore della Lega a Bergamo, cioè di uno dei primi compagni d’avventura di Umberto Bossi, come l’autore stesso ci tiene a dire, col suo pacato discorso abbia dato numerosi spunti di riflessione non solo al nuovo segretario Salvini, indipendentista e perciò poco amato dai tromboni, dagli approfittatori e dai più o meno mascherati delinquenti (almeno morali) di partito, ma anche ai responsabili di più basso livello, gli Iezzi piuttosto che i Belotti, i quali dovranno per primi decidere da che parte stare.
    Io sto col fondatore, preciso subito, e per evitare in futuro situazioni da mascalzoni come quelle descritte, credo che le scuole di autonomia e federalismo, comprensive di approcci giuridici semplici, vadano finalmente aperte in tutte le sezioni. Solo così potremo ragionevolmente discutere della nostra libertà, altrimenti resteremo servi non solo di Roma e di Bruxelles ma anche di quei delinquenti col pelo lì.

  8. Marco says:

    Ho apprezzato molto l’articolo di Gianni.
    Mi è parso un grido di dolore. Fuori dalla Lega quelli che usano gli insulti per far valere le loro ragioni. In ogni movimento ci sono purtoppo figure che cercano di fare i loro interessi personali, vanno individuate ed espulse.
    Si deve perseguire l’idea dell’indipendenza della Padania. Io sono trentino di nascita e li l’autonomia ha creato benessere. E’ la regione che ha, in percentuale, la più bassa disoccupazione d’italia (provincia di Trento 15%, provincia di Bolzano 11%) rispetto alla media nazionale e che ormai ha raggiunto il 41,2%.
    Purtroppo i comportamentii di cui la Lega ha recentemente dato esempio (nepotismo, ruberie ecc) non giovano alla causa. Sarà dura, ma bisogna provarci con una classe dirigente all’altezza della situazione.

  9. giorgio says:

    Mi unisco a tutti gli amici del Sig. Giovanni Calderoli, che non conosco personalmente,e che mi permetto di complimentarmi per la dignità con cui ha saputo affrontare le angherie di quel personaggio, lo stesso che non avrebbe neanche avuto il coraggio di alzare la testa, se fosse stato presente un gruppo al completo di autonomisti.
    Questa è stata un’altra occasione persa per noi. Grazie a questo magnifico giornale, abbiamo la possibilità di denunciare, di diffondere il nostro pensiero, e mio malgrado il più delle volte, ci limitiamo a sfogare la nostra rabbia, standocene seduti davanti alla tastiera. Per cui ancora complimenti al Sig. Giovanni, che , coraggiosamente a saputo affrontare in pubblico il tipico individuo che , forte con i deboli, probabilmente si sarebbe tenuto alla larga , se si fosse trovato davanti un forte gruppo di noi, … assenti.
    “la Libertà, è ( anche) partecipazione”, così la cantava Gaber.

    • Guidino says:

      In effetti possiamo tenerci sul comodino la di lui surrealistica foto, annotandola pure sul libro nero, quello dei nazi-comunisti. Insieme a quelle dei suoi amichetti. Anche in questo senso la nostra Lega va ricambiata…, perché non era e non è di destra, sinistra, sotto, sopra, su e giù, ma proprio per questo non è compatibile coi totalitarismi vari e cogli idioti e ululanti comportamenti affini.
      Belotti, Stucchi, Calderoli (Roberto)! Vi riconoscete nella lega di quello lì? Rispondete se siete capaci e se avete le palle come dite! Se almeno accettate l’idea di un doveroso cambiamento, ditecelo! Se no, rimanete i codardi poltronari sediaioli che finora avete dimostrato di essere!.

    • Karl Heinz Treetball says:

      La Lega non è di destra, sinistra, sotto, sopra, su e giù, quindi non può essere autoritaria e non può accettare comportamenti ululanti come quelli descritti.
      Belotti, Calderoli, Stucchi, Terzi, Salvini, Maroni vogliono finalmente aprire il voluminoso fascicolo giacente da tempo e a carico di questi nazi-comunisti qui? Oppure se la fanno sotto? Oppure sono complici?

  10. Giuli says:

    @ Ciano Blog comunisti? Ecco la solita sparata per distrarre l’attenzione. Nusquamia è tutt’altro, non pretendo che tu capisca, ma poi se anche fosse contrariamente a te che dal nome pari essere un bel fascistone, io ascolto e ragiono con la mia testa e l’indipendenza non è né di destra né di sinistra ne di centro ma è un’idea che più è trasversale e meglio è.Acculturati, esci dall’oscurantismo, vedrai che ti sentirai subito meglio. Ciao caro!

  11. ciano says:

    sempre peggio, ora elogiano anche i blog comunisti. il nemico non è la lega, siete voi

    • Angelo R. says:

      Quindi secondo lei per fare la Padania non dobbiamo conquistare la fiducia dei padani che oggi votano a sinistra?
      In Catalonia lo schieramento indipendentista è trasversale, condizione indispensabile per raggiungere la maggioranza dei voti per ottenere l’autonomia da Madrid.
      Con il suo ragionamento di corta visione al massimo puntiamo allo zoccolo dello zoccolo e ciao Padania.

      • Ragionamento ineccepibile.
        È finita la guerra fredda, oggi come oggi addirittura la comicità di Checco Zalone fa perno sul postulato “Se quello è di sinistra, allora è ricco” (oddio, colui non sarà necessariamente un riccastro, come tanti riccastri di sinistra: ma se è “de sinistra” ed è un impiegato, gode di tutela sindacale, forse non dovrà suicidarsi, perlomeno nell’immediato).
        Eppure c’è ancora chi si trastulla a domandarsi se Tizio, o Caio, o Nusquamia, sono di destra o di sinistra. Non sarebbe meglio giudicare se Tizio o Caio dice cose giuste, quando dice; se è onesto, qualora dobbiamo fare un percorso insieme; se è intelligente, se intendiamo conversare con lui?
        E poi, scusate, quale sarebbe la sinistra? Quella dei riccastri contro i quali Zalone scatena il pernacchio del popolo degli outlet (capi firmati, ma con lo sconto), quella delle masse impiegatizie inerti, quella del catto-aziendalista Renzi? E la destra, quale sarebbe, quella di Gasparri? O, addirittura, il Bobomaroni rappresenta un pensiero di destra, o anche soltanto un pensiero? Da giovane, come Bossi, era di sinistra: ci sono le foto che li mostrano militanti a sinistra (un tempo), dovrebbero trovarsi ancora in rete.

      • ciano says:

        E tu preferisci sperare che un sinistro italiano sia indipendentista?

        dalle mie parti si dice che chi vive sperando crepa ca….do!!

        • Euskadi says:

          tu qui su questo giornale sei proprio un corpo estraneo, sei solo un guastatore di buone idee.
          nel 96 la Lega ha preso 4 milioni di voti alle politiche e molti provenivano da gente che votava a sinistra fatto incontestabile, nelle fabbriche della Padania molti operai delusi da Occhetto e dalla sinistra divenuta salottiera votarono per le idee popolane di Bossi.
          Ricordo anche che Matteo Salvini alle elezioni per il parlamento del Nord nel 97 era capolista per i Comunisti Padani.
          I tuoi discorsi non hanno senso…

          • ciano says:

            meglio essere un corpo estraneo che un dissimulatore, è la dissimulazione il male dell’indipendentismo, di conseguenza ne deduco che sei un dissimulatore, conosco fin troppo bene i filo euskadi italioti, per quei degenerati falsifilo stalinisti vanno bene tutte le indipendenze ma che non siano quelle italiane, dissimulatori appunto, come te.

  12. Castagno12 says:

    Tante analisi, riflesioni, disquisizioni per un partito che non può avere futuro perchè non è stato capace di acquisire risultati quando, sulle ali dell’entusiamo, aveva un consenso elettorale maggiore.

    Successivamente sono arrivate tante notizie che hanno evidenziato, senza ombra di dubbio, il livello precario (si fa per dire) dei suoi dirigenti.

    Ora,voi continuate a sprecare tempo, parole ed energia per un soggetto politico che di fatto è già “morto”
    E sufficiente prendere atto delle condizioni nella quali si trova il suo “datore di lavoro”, Silvio.

    Invece di trovare un impulso di ribellione e di operare per togliere forza al Sistema che ci opprime, voi continuate a girare intorno ad una Entità (la Lega), imbottita di energia negativa e nella totale impossibilità di realizzare cose utili per la popolazione.

    L’attale crisi dice che bisogna agire.
    E voi, vi illudete di fare qualcosa OCCUPANDOVI DELL’INUTILE !

    • Giuseppe says:

      “Invece di trovare un impulso di ribellione e di operare per togliere forza al Sistema che ci opprime…” Spiegami innanzitutto il “come”, e poi spiegami per quale motivo occuparsi di gente onesta e tradita da capi inetti e forse ladri non sia congruo a quello che tu giustamente chiedi.

  13. Gianfrancesco says:

    ottimo pezzo, Giovanni.

  14. giocondo says:

    Una testimonianza molto bella che conferma quello che tutti sanno e pochi hanno il coraggio di dire: nella Lega in mano a brutti ceffi e new entries tricolori da tempo non c’è più spazio per i leghisti.

    Quale futuro? A Torino finisce ufficialmente la Lega e nasce la Lista Salvini-Tosi che riprodurrà su scala federale l’orrido modello Verona alla ricerca del disperato superamento della soglia del 4% alle prossime europee.

    Chi ama il tricolore e ha stomaco la voti pure. I leghisti si organizzino altrove.

    • Castagno12 says:

      Giusto: “I leghisti si organizzino altrove”.

      Perchè rimane, inalterata nel tempo, la validità del Progetto di Gianfranco Miglio.

      Il problema sarà trovare gestori capaci ed affidabili.

      Ovviamente affiancati da azioni mirate della popolazione, fino ad ora, inefficiente.

      Perchè andare solo ai convegni, ai raduni, alle manifestazioni e sventolare bandiere NON BASTA.
      Ormai questa realtà dovrebbe essere stata recepita anche dai tonti.

      Se la popolazione del Nord, con un comportamento demenziale, insiste a finanziare il Sistema, sarà anche inutile cercare DEI GESTORI CREDIBILI per il Progetto Miglio.

    • Giuseppe says:

      “A Torino finisce ufficialmente la Lega e nasce la Lista Salvini-Tosi che riprodurrà su scala federale l’orrido modello Verona, alla ricerca del disperato superamento della soglia del 4% alle prossime europee”. Proprio così sicuro? Io avrei qualche dubbio, innanzitutto per ragioni oggettive da prendere necessariamente in considerazione prima di affermare invece che semplicemente e lecitamente ipotizzare.

  15. Giuli says:

    Caro Giovanni,
    il tuo è un atto d’amore, partendo da ciò che hai scritto la parola amore non è spropositata è esattamente ciò che emerge dai tuoi scritti, compresa la cronaca della passeggiata in Val Imagna di un anno fa.
    Amore peraltro non mercificato, con il cognome che porti ed il ruolo che tuo padre ha svolto nel creare l’avventura della Lega e la passione politica che dimostri, avresti dovuto come minimo essere deputato, se non ti contraddistinguessero un’onestà ed umiltà profonde che ti hanno impedito di ricercare posti di potere su cui altri con certamente minori meriti si sono buttati a capofitto.
    Queste parole non vogliono essere la tua celebrazione per lenire l’amarezza che questi fatti hanno lasciato, ma vogliono essere lo spunto per una breve riflessione politica che parte dall’essenza stessa della rappresentanza – il voto – e passando per il coraggio di avere un progetto arriva sino ad individuare le conseguenze necessitate di un’opera di rinnovamento e rifondazione.
    La Lega ha una sua mistica, un in insieme di cerimoniali e di espressioni che paiono essere diretta derivazione dei cerimoniali e delle espressioni del PCUS, certe cose non si dicono, altre non si fanno perchè magari scontento questo che mi porta i voti oppure mi inimico quell’altro che poi mi farà la guerra. Ancora: non si possono fare certe battaglie adesso perchè ci sono le elezioni politiche, no adesso non è il momento ci sono le regionali e poi le europee, le comunali, le circoscrizionali, il congresso insomma in un paese di teorica democrazia rappresentativa non è mai il momento di rompere se non con rotture di estrema facciata, volte a recuperare consensi, d’altra parte cacciare alcuni vuol dire trovarsi nella condizione di fare un salto nel buio.
    Questa scelta è stata però una delle cause del mancato rinnovamento e se possibile l’impedimento alla crescita di una coscienza realmente indipendentista tra le persone comuni che ameranno anche le corna celtiche ma poi per fare il passo ulteriore e iniziare a protestare hanno bisogno di qualcuno che gli spieghi progetti, rischi e li guidi ponendosi in prima fila non solo quando c’è necessità di fare le note spesa per i rimborsi.
    Una volta vi era la regola aurea del promoveatur ut amoveatur, con la quale si metteva l’avversario (nel nostro caso chi si opponeva al rinnovamento) nella condizione di non nuocere, una pratica forse non raccomandabile ma efficacie e consolidata nei secoli.
    Nella Lega si è pensato o ci hanno spiegato che alcuni venivano promossi che ne so deputati al sol fine di esautorarli, l’effetto è invece che questi sono sempre lì e spalleggiano il proprio sodale politico.
    La conclusione di questo ragionamento è che per chi come me ha speso molto del suo per aiutare la svolta, non resta altro che aspettare seduta sulla riva del fiume in attesa che qualcosa passi, sapendo già, però, che se non saranno “i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente” saranno, in senso figurato, le teste dei politici che la gente taglierà, sempre in senso figurato, non trovando più nè pane nè croissant.

  16. Per costruire le strutture di un nuovo paese, di una nuova patria, la nostra, e l’amore sapiente per essa ci vuole intelligenza a tutti i livelli, e io vorrei ora trovare in Lega l’intelligenza necessaria per fare questo.

    caro amico, spegnere l’intelligenza è sempre stato compito primario di Bossi per poter circondarsi di yesmen nerboruti e senza cervello, i risultati come vedi si propagano nel tempo…

  17. Quando vent’anni fa ci si rese conto che il declino avrebbe a passi lenti trascinato l’Italia nell’abisso, ogni giorno un passo, e che porre mano alla questione settentrionale poteva essere una via di salvezza, non pochi fra noi che pure, in quanto razionalisti e laici, tenevamo in dispetto la mitologia celtica, decisero di votare per la Lega nord. Eravamo consapevoli del suo aspetto barbarico, ma riconoscevamo nei barbari una via di salvezza.
    C’erano nella Lega nord persone oneste, conoscevamo uomini di cultura che vedevano di buon occhio l’ascesa di quel Movimento (come si diceva allora), uomini che per il momento preferivano rimanere “in sonno”, cioè non esternare la loro simpatia, perché temevano la vendetta della cosiddetta sinistra nel loro ambiente di lavoro (Università, ecc.): la sinistra peggiore, quella che la faceva da padrone, infingardamente radical chic.
    Conoscevamo anche nella Lega nord persone di più modesta estrazione culturale, che tuttavia amavano la cultura e che crescevano culturalmente e che sempre più intendevano crescere. I quali, se non fossero stati delusi da quel che ormai è sotto gli occhi di tutti, avrebbero portato un contributo eccellente di vigore e di intelligenza, di cultura fresca e appassionata, nonché competenze specifiche, per cambiare finalmente lo stato delle cose e arrestare lo scivolamento inesorabile nel declino.
    Era naturale che quella Lega nord barbarica titillasse i sentimenti primordiali degli uomini: lo fanno tutti i movimenti, lo fanno tutti i partiti e noi avevamo il buon gusto di non pretendere di avere le mani pulite, perché avevamo un pensiero pulito. Però a tutto c’è un limite. Un conto è, per fini elettorali, chiudere un occhio sugli elmi cornuti ostentati a Pontida e sui rutti di Bossi. Altro è fare di un movimento/partito (tra l’altro, perché vergognarsi della parola “partito”? Semmai si vergognino coloro che fanno parte di partiti infami) un ricettacolo di elmi cornuti e rutti, ricercati ostentatamente e sistematicamente. Un partito generoso è un partito di idee, al servizio dei cittadini che si riconoscono nel presente in quelle idee e che nel futuro potrebbero abbracciarle. Un partito generoso (nel senso che è nobile e il suo genere) non trascura la raccolta del consenso in termini di voti, ma non è nemmeno una S.p.A., come fu il Partito socialista di Craxi. Un partito generoso si pone semmai l’obiettivo di raccogliere il consenso intorno a un nucleo di idee che vanno spiegate e dimostrate, laddove ciò sia possibile, con l’esempio.
    In altre parole, bando alla retorica, bando alla furbizia levantina (l’ha detto la Boccassini, posso dirlo anch’io, senza offesa di nessuno), bando all’ignoranza, bando al lassismo etico-politico. In altre parole ancora, la raccolta di consenso in termini di voti non può cancellare un progetto politico. Senza contare che prima o poi (anche se di solito troppo tardi, come la storia insegna) viene il momento in cui la maschera viene strappata, la nullità intellettuale e la putredine morale di certi politicanti appare in tutta la sua oscenità, anche agli occhi di coloro che siano di più grosso ingegno (“grosso”, nel senso di grossolano).

  18. guido calderoli says:

    Nelle parole di mio fratello rivivo con malinconia le serate in cui a casa ospitavamo le prime riunioni di coloro che hanno fondato la Lega, quella vera e onesta, spinta da ideali puri e a quel tempo coraggiosi. Una grande battaglia si e’ svolta negli anni successivi, per farsi strada, per far strada a quegli ideali che per anni hanno contraddistinto i guerrieri della Lega. Un movimento unito, forte e con idee innovative. Poi il nulla. Anni di roma hanno trasformato il movimento in partito. Il duro lavoro di papa’ e dei vecchi leoni sprecato. Ma quello che mi fa paura non e’ il passato recente. E’ quello che ho davanti. Cosa ci aspetta? Cosa abbiamo preparato per i nostri figli? Niente… niente di buono, niente di diverso da prima, anzi peggio. E’ ora di cambiare. La Lega cosi’ non serve a un cazzo se non a dare lavoro ed opportunita’ a qualche buffone come i sopracitati da mio fratello. FUORI DALLA LEGA! La Lega non e’ e non deve mai essere lo strumento per ricavarsi opportunita’ personali. La Lega e’ nata per essere dei militanti e del popolo! E solo chi li puo’ rappresentare degnamente ed onestamente merita di guidarla! Negli anni 80 ero solo un ragazzino, non capivo e non mi interessava capire l’importanza ed il valore di quelle riunioni serali, il via vai di manifesti, facce nuove e discussioni fino a notte fonda al tavolo del salotto davanti agli spaghetti di mamma. Papa’, Umberto e tanti altri hanno fatto un lavoro immane. Abbiamo buttato tutto nel cesso. Ma ora si puo’ fare ancora bene. Si puo’ riprendere la vecchia strada con rinnovato vigore ma soprattutto con uomini nuovi. La lega ha ancora tanto di buono da offrire cosi’ come i suoi militanti, quelli veri, si aspettano. Tra di loro c’e’ il futuro del movimento e del nostro paese. Saremo capaci di cogliere l’eredita’ dei vecchi leoni e disarmare le fila dei falsi leghisti??
    W la padania!

  19. carla 40 says:

    La nostra identita’ si e’ smarrita quando qualcuno, per risolvere certi problemi, ha pensato bene di aggrapparsi al doppiopetto di un signore impomatato e ridanciano, a capo di un partito che si chiamava, e pare tornato a chiamarsi, Forza Italia. Ora il signore non ride piu’, per i motivi che sappiamo. E la Lega piange non solo l’identita’ ma i VOTI perduti.

  20. Riccardo Pozzi says:

    Se c’è una cosa che avevamo e gli altri avevano smarrito era proprio l’identità. In quale momento è stata smarrita?

    • il grigio says:

      E’ stata smarrita l’identità quando:
      _ il movimento è cresciuto a dismisura senza un controllo ed una organizzazione
      _ quando i parlamentari eletti hanno ceduto alle “sirene” della “bella vita” romana
      _ quando il principio era di “governare e amministrare”
      _quando sono arrivati i primi soldi del finanziamento ai partiti (il male della nostra democrazia!)
      _ quando l’obiettivo è passato dall’indipendenza alla gestione dei voti e del potere fine a se stesso.

      Quando è successo tutto questo sono arrivati e si sono infiltrati tra i dirigenti personaggi con metodi di gestione mafiosi (anche nordici, anche bergamaschi!) che si sono circondati di picciotti ululanti e stupidi. Questi personaggi sono ancora all’interno della struttura, malgrado le scope e i proclami, e vengono nominati dal partito. Scrivo “partito” perchè non vedo differenze dagli altri partiti (Sel, IdV, PD, PdL, ecc.).
      Onore a Giovanni che ha il coraggio di descrivere pubblicamente queste situazioni, ma l’esempio deve arrivare dall’alto!
      Personalmente ho pochissime speranze che si faccia pulizia in tempi ragionevoli, prima che tutto ci crolli addosso! Aspetto che i fatti smentiscano questo mio concetto al più presto!

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