Una campagna elettorale imbarazzante per non avere un governo

ELEZIONI COMUNALI VOTO 0

di TILLER –  Siamo in una campagna elettorale imbarazzante. Mi vergono di essere un possibile elettore di questo ammasso informe di gente che, cerca solo di sedersi su una poltrona ben pagata ma sempre più inutile. Le regole si fanno a Bruxelles dove la nazione Italiota è considerata nulla con previsione a peggiorare. La cassa è a Francoforte assieme a quella degli altri. E noi non siamo la parte forte. Semmai quella più furbetta. Quella che, quando entra in casa, gli altri nascondono il portafoglio. In questo contesto fare il parlamentare o il consigliere regionale è un parcheggio comodo e ben  pagato senza alcuna responsabilità.

I posti nel parcheggio sono assegnati dal capo a suo insindacabile giudizio. I capi hanno partorito una legge elettorale che imporrà alleanze. Alleanze che hanno il solo scopo di poter dire, dopo, che non possono rispettare le sparate elettorali. In questo quadro i capi “ banda” devono cercare il voto in più a qualunque costo.  Così, Salvini cancella il NORD e cerca voti dalla Sicilia in su. Quasi fosse un novello Garibaldi.  Cerca di colmare il vuoto a destra del dopo Fini. Ci sono Padani che vomitano per strada e tombe che frullano tanto si rotolano, ma il Matteo ex Padano è sicuro che il voto resti fedele all’Alberto da Giussano. Meccanismo attuato nei secoli dallo scudo crociato. Bastava che ci fosse lo scudo e la gente ci metteva sopra una bella croce come gli aveva suggerito il parroco.

Berlusconi, redivivo, si agita per  non perdere terreno. Ha sempre fatto fortuna mostrando due gambe e due tette in televisione. Quindi altro non poteva fare se non proporre le stesse attrazioni che nel 1994 lo hanno sparato nell’olimpo della politica romana. Meno tasse per tutti, soprattutto per lui, etc etc etc. Dall’altra parte Renzi, consapevole di aver perso il giocattolo, cerca di restare quella parte che farà la differenza. Nel secolo scorso Bettino ha governato, e non poco, con lo stesso stratagemma. Stavolta anche i pentastellati entrano in partita. Consapevoli che se non vanno dentro la camera dei bottoni saranno declinati al passato, giocano il tutto per tutto eliminando un caposaldo del loro credo che è: nessuna alleanza. Come sempre in politica « Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma ». (Antoine-Laurent de Lavoisier). All’analisi manca Don Giovanni o convitato di pietra. L’astensione. Io credo fermamente che il voto sia un diritto, prima che un dovere, e vada esercitato. Ma si deve poter votare qualcuno o qualcosa che, almeno si avvicini al Tuo idem sentire.  Se non c’è, il diritto/dovere perde tutti i suoi presupposti. Abbiamo votato e vinto un referendum per avere  una scheda elettorale che consentisse di esercitare il diritto/dovere del voto. E’ durato  il tempo di un mattino.

E dopo le elezioni? Un film già visto: la caduta degli dei. Il precario equilibrio parlamentare che uscirà dalle urne porterà tutti contro tutti, sino all’arrivo di un governo tecnico spinto da una speculazione  finanziaria. A giugno, avremo capo della banca centrale europea un falchetto tedesco. Titoli del debito pubblico a Francoforte ne vorranno sempre meno. I tavoli di crisi  con decine di migliaia di esuberi da ricollocare . Le scelte non fatte. Il divario sempre più forte, tra Nord e Sud. Se ne andranno sempre più  teste raffinate per far posto a manovalanza africana e cinese. La crisi del bilancio dell’Unione Europea dopo la Brexit, stravolgerà la filosofia alla base degli interventi. E tanto altro. Alla fatidica data del 2020 potremo trovarci alla stregua della Grecia con la troika a bussare alla porta. Credo che a quel punto i Matteo di ogni tipo e gli esperti di tette al vento cadranno dal seggiolone rovinosamente.  Le stelle diventeranno tante, milioni di milioni. E a tutti noi? L’unica speranza seria è che si torni a poter votare candidati  selezionati perché competenti e non perché fedeli. Che ci si rimbocchi le maniche per governare sempre più localmente e non farsi governare dai direttori generali della burocrazia di scuola borbonica. Soprattutto, che non ci siano morti e feriti. Perché, visto il disastro, sarebbe facile.  Dopo e solo dopo in politica si può pensare  a qualcosa di diverso. Adesso sarebbe come piallare contro verso. Si rovina tutto e ci si fa del male.

E pensare che, io mi considero uno che vede sempre il bicchiere mezzo pieno.

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