Un paese senza veri leader. Governa il disordine della politica

di MARCELLO RICCIpolitici italiani

Tutti concordano, ha vinto l’astensione. Fenomeno ripetitivo e progressivo. Si cercano giustificazioni. I singoli partiti, di volta in volta, considerano la variazione del risultato, non tanto come valore assoluto, ma come variazione nei confronti degli altri. Tragico, meno del 40% degli aventi diritto vota, la metà circa di questa minoranza risulta vincente, ergo il 20% dei cittadini votanti governa. Esattamente quanto avvenuto in Emilia. Esulta la Lega di Salvini che obbiettivamente ha avuto una notevole rimonta. Ci si chiede, è doveroso farlo, chi ha votato per il Carroccio? Felice, almeno così dichiara, l’altro Matteo che con la minoranza degli elettori conquista il potere. I politicanti sono fortemente ottimisti, comunque vada trovano il modo di essere contenti.
Il forte aumento dei voti per la Lega, è da attribuire a quelli in libera uscita dalle altre formazioni politiche o a chi da esce dall’astensione? Non è questione di lana caprina, ha significato.  il ritorno al voto degli astenuti può essere attribuito dal pragmatismo di Salvini che ha centrato l’attenzione su immigrazione, lavoro e euro o all’afflusso dei consensi dai delusi della sinistra che vedono abbandonati i temi ideologici del passato? Ovviamente difficile dare risposte precise e esaustive.
Si può affermare con certezza  che la crescente disaffezione dal voto nasce dall’ormai acclarato fatto che anche il capovolgimento dei risultati non modifica la situazione socioeconomica. Il lavoro manca, l’invasione di migranti nullafacenti e pretenziosi aumenta, l’euro espressione di questa Europa è un flagello, e la casta dei privilegiati è sempre più potente. La domanda è: c’è un accordo segreto tra tutti i soggetti politici o nessuno è in grado di porre fine all’imperante disordine sociale?
Non è questione di colore politico, il Paese subisce la dittatura dell’apparato burocratico con cui tutti debbono fare i conti, siano essi rossi , bianchi o verdi. Quella in cui si vive è una finta democrazia che è regolata da un potere burocratico nato per servire e cresciuto per comandare, vessare, schiavizzare.

I costi standard, la legge quadro su retribuzioni e pensioni per il comparto pubblico, l’adeguamento dell’apparato del pubblico alla popolazione da servire con l’assegnazione di compiti individuali, il calcolo della urbanizzazione di ogni territorio sono argomenti impossibili, perché ostili al potere burocratico che mostruosamente condiziona.
Per cambiare il Paese a nulla servono i vari passaggi elettorali sino a quando non comparirà una nuova formazione politica chiaramente dedicata a travolgere prima di tutto gli interessi assemblati e incrociati di chi ha fatto dello strumento di servizio, strumento di potere. C’è l’Uomo?

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One Comment

  1. Dan says:

    Un leader è prima di tutto una persona responsabile, ben consapevole che le sue azioni potranno portargli bene ma anche tanto male.
    Questi personaggi vogliono tutti solo il lato bello della faccenda quindi è per questo che si guardano bene dall’andare fuori scia

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