Un Paese che proprio non va e non vuole andare

di SIRIO TURATI

L’ altro giorno è rientrato dalle ferie un collega di lavoro che ha avuto la fortuna di potersi rilassare qualche giorno solazzandosi al sole della Maddalenetta, ridente località della costa di Alghero; il tipo mi ha mostrato una serie di foto scattate a bordo di un natante che riprendevano un tratto di costa e, stupore degli stupori, ho notato, tra le varie bellezze immortalate, uno scafo abbandonato in prossimità di un faro da segnalazione; lo scafo, mi é stato spiegato,  giace lì riverso e abbandonato, documentando così una delle tante storie italiane; l’ennesima dimostrazione di come vanno le cose quì da noi. Anzi: di come non vanno.
La mia curiosità ha avuto il sopravvento e quindi ho chiesto al mio amico di raccontarmi cosa fosse successo e del perché quello scafo fosse lì.
Mi ha raccontato che lo scafo è ciò che resta di una barca a vela, incagliatasi nell’autunno di ormai due anni fa appunto nell’isola della Maddalenetta, un minuscolo scoglio a poche centinaia di metri di un faro di segnalazione, ad appena un miglio dalla spiaggia di Alghero; c’era mare grosso, in quel novembre 2010 e l’uomo al timone aveva perso il controllo dell’ imbarcazione.
Nei bar cittadini e lungo la costa circola la leggenda che il signore, in realtà, fosse stato distratto dalle conversazioni affettuose che stava intrattenendo con una ragazza a bordo; vero o non vero questo gossip da marinai, resta il fatto che da allora il relitto è rimasto lì.
Svuotato di tutto, grazie anche (stando sempre ai “si dice”) all’intervento complice di alcuni ladri. Un intervento, in questo caso, che verrebbe da definire quasi meritorio o, almeno, compassionevole. Ma la cosa spregevole é che nessuno si è ancora preoccupato di recuperare il relitto.
Sembra che il proprietario sia sparito o abbia detto che a lui la cosa non interessa; Capitaneria di Porto e Comune, come nelle migliori tradizioni italiche, si rimpallano la responsabilità, e il risultato è che, ormai da due estati, lo scafo é sempre più abbruttito dalla salsedine facendo brutta mostra di sé, perdipiù a due passi dal porto: gli stranieri che passano in barca, e che ad Alghero vengono perché attratti giustamente dalla bellezza delle sue acque limpide e del suo straordinario paesaggio, guardano e non capiscono. “Very Italian”, sarà sicuramente la loro conclusione, mentre gli “autoctoni” rassegnati penseranno, con fare omai molto filosofico, che in fondo si potrebbe trattare di una forma di turismo (vedesi la Costa Concordia, che ancora giace sugli scogli dell’ isola del Giglio).
Tutto questo racconto fin’ ora intavolato, consentitemi, me lo ha scaturito una riflessione su Massimo Gramellini; giornalista de “La Stampa” che in passato qualcuno ha azzardato definire una sorta di “nuovo Indro Montanelli” per via del suo stile semplice ma diretto, particolarmente efficace nella scrittura; ebbene, questo giornalista ha nuovamente colto nel segno.
Qualche giorno fa, nella sua consueta rubrica nella prima pagina del quotidiano torinese ha esordito con una frase difficilmente contestabile: “Fatico ad appassionarmi al dibattito sulla legge elettorale”. Ma come, vi chiederete, liberarsi dell’inqualificabile Porcellum è fondamentale per sperare di riportare questo nostro strano Paese nel novero delle cosiddette democrazie avanzate, o anche soltanto (ci accontenteremmo) delle democrazie tour court.
Vero, e lo ammette anche Gramellini. Ma, purtroppo, quand’anche arrivasse questo nuovo sistema elettorale e non è affatto sicuro perché il primo a nicchiare è proprio il Pd pur avendolo subìto per anni, “il problema è che ad applicarlo saranno sempre i politici italiani”. Ai quali, parole sempre del nostro cronista, “dell’efficienza del sistema interessa fino a un certo punto”.
Già. Perché “ciò che ossessiona davvero i politici è trovare un modo per non perdere il proprio posto, sottraendo agli elettori la scelta degli eletti e alla base dei partiti quella dei candidati”.
Gramellini conclude: “Tremo all’idea di cosa potrebbero combinare, anzi non combinare, il giorno in cui venisse loro riaffidata la gestione di uno Stato”. Parole amarissime, le sue, ma sacrosante.
Finirà che prima o poi gli chiederò umilmente se posso co-firmare (in piccolissimo, si intende) uno dei suoi pezzi “al vetriolo”.

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6 Comments

  1. GR says:

    Lascia stare Gramellini, per favore. E’ cerchiobottista cattokomunista e centralista. Scrive per la Stampa (sabauda) – need I say more?

    Brutto articolo.

  2. Unione Cisalpina says:

    propaganda italiana … ma ki fa kuesti artikoli ha granus salis padanista oppure no !? … o vi lasciate infinokkiare da ‘sti sardi ke in fatto di fotterci, non sono sekondi ai borbonici, x nulla…

    – difende dei ladri kannibalizzatori dello skafo arenatosi …
    – si giustifikano denigrando e sbeffeggiando il proprietario ke “era distratto da attività sessuali” al momento dell’impatto (si misurano kol loro metro … riferendosi al valoroso kapitano Schettino)
    – il derubato, inoltre, passa da deficente xè giustifika la depredazione della sua barka dicendo, sekondo loro, ke non gli interessa (ma guarda un po’… ‘sti ladri kosa affermano x gioustifikarsi nella loro inciviltà italika)
    – deresponsabilizza le sue autorità regionali preposte a rimuovere la barka, inkapci di alkunkè…
    – si rifugia nell’italia e suo andazzo e pretende infognare noi kon loro…

    no no no …
    – ci sarà
    una assikurazione ke paga …
    – avrà diritti il derubato ad essere risarcito, trattandosi di akkue e demanio regionale…
    – sarà, kuesta gente sarda, inetta e kiagnifottista !?

    • Unione Cisalpina says:

      PS – x maggior imbroglio, sto sardo fotografo, parla di barka a vela e mostra un fottutissimo peskereccio, sardo, ke da kissà kuanti anni è lì !”parkeggiato” … vorrei sapere kosa stesse facendo kuell’ekuipaggio e suo komandante…

  3. valter bay says:

    prima di poter “cofirmare” Le consiglio di migliorare la Sua conoscenza della grammatica per evitare svarioni come questo:
    “Tutto questo racconto fin’ ora intavolato, consentitemi, me lo ha scaturito una riflessione su …..”

    scaturire infatti potrebbe essere intransitivo e dunque potrebbe essere meglio scrivere “me lo ha fatto scaturire”….
    saluti e buona prosecuzione negli studi appassionanti di grammatica e sintassi
    vb

  4. MauroLIB says:

    Gramellini nuovo Montanelli? Come Bersani nuovo Gramsci!

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