Un indipendentismo ricco di valori

indipendenza usa

di CARLO VIVARELLI* –   Scrivo questo articolo non come componente di un partito indipendentista toscano, ma personalmente, per essere del libero di esprimere il mio pensiero riguardo all’indipendentismo.

Il fiorire di movimenti indipendentisti nel continente europeo, il continente della libertà, ci indica che il percorso della democrazia si arricchisce di nuovi contenuti, o che fa sbocciare quei contenuti che, generalmente dal marxismo in poi prima, passando per il dopo grande guerra, generalmente di tendenza fascistizzante, e dal dopo seconda guerra mondiale, periodo incastonato nel confronto tra USA e URSS, erano stati repressi e coartati nelle sbarre e nelle distorsioni delle varie ideologie.

Il concetto di libertà e le derivazioni e applicazioni di questo concetto si legano, per moltissimi inaspettatamente, se non per loro sfortuna, a quello di nazione, una parola interessatamente lasciata morire negli ultimi settant’anni, e soprattutto adesso, in questa epoca contrassegnata dalla costruzione della truffa dell’Unione Europea, dai criminali che volevano e vogliono costruire, appunto, la pagliacciata di un’Unione Europea fondata sulle banche e sulla massoneria, il cui obiettivo è sia di consolidare all’infinito il dominio delle poche centinaia di famiglie europee che controllano le aziende quotate in borsa, sia di favorire l’invasione delle mafie cinesi, russe, islamiche, sudamericane e di tutti i continenti, sia il genocidio, dimostrabile con i numeri alla mano, dei popoli nativi europei. “Nazione” doveva diventare una parola vecchia, polverosa, inutile, demodè, antidemocratica: un relitto antimoderno e obsoleto, oscuro e medioevale, nella società delle luci delle strade dei centri cittadini, delle paninoteche, delle discoteche trasformate in tristi bordelli con le ragazze a ore.

La rinascita dei sentimenti identitari nazionali, e delle declinazioni locali ai vari livelli del sentimento e del senso di comunità dei singoli e dei gruppi, è davvero una iattura pesantissima, per esse poche migliaia di famiglie europee, statunitensi, saudite, russe, islamiche ecc, che detengono il potere mondiale. Purtroppo per loro, i concetti di nazione, di autodeterminazione dei popoli, di libertà e di democrazia, sono del tutto inscindibili, e non fondano il diritto internazionale, ma SONO e costituiscono l’essenza stessa della concezione stessa del diritto. Al di fuori di essi concetti, ci sono le dittature, i templi delle più varie religioni e delle banche, che accolgono prodighe i capitali frutto della gigantesca rapina delle risorse del pianeta portata avanti da parte, appunto, di poche, riconoscibili famiglie.

Non esiste neppure la concezione di diritto, al di fuori del diritto di autodeterminazione dei popoli: i diritti individuali provengono, a mio avviso, da esso diritto, che solo, si pone a baluardo dall’altro tipo di “diritto”, sia di quello criminale delle religioni deistiche, che altro non sono che uomini che dicono di applicare le parole di un dio la cui esistenza è indimostrabile, che vorrebbero creare la supremazia assoluta delle chiese, dei templi o delle moschee, ed entro il quale si poneva e si pone il diritto dei monarchi assoluti e dell’antidemocrazia, sia di quello basato sulla dittatura finanziaria, dove banche solo nei nomi nazionali, in realtà private, gestiscono, in base alla codificazione di un meccanismo di rapina legalizzato, la produzione e il controllo della moneta, che invece appartiene per diritto illimitato ai popoli, e ad essi popoli deve tornare.

Il diritto di autodeterminazione dei popoli è dunque un diritto laico, perché a sua volta contiene i concetti che si declinano da quello generale di libertà, ed il concetto stesso di libertà è l’esatto contrario di quello di religione e non ha con esso nulla a che fare, il che non significa che non ci siano religioni strutturalmente più tolleranti di altre. L’autodeterminazione dei popoli che proviene dalle concezioni religiose è una truffa, e non comprende l’essenza della parola popolo, perché essi popoli, e gli individui al loro interno, sono schiacciati da essa “autodetermininazione” religiosa, e non hanno nessuna possibilità di esprimere liberamente le loro potenzialità, né individuali né collettive: una “rivoluzione islamica”, come la chiamano squilibrati di mente o delinquenti interessati, non è una rivoluzione, è un bagno di sangue dittatoriale che instaura un regime di follia, come avvenuto in Iran, che niente ha a che vedere con la reale autodeterminazione dei popoli, e uno Stato (la parola “stato”, negativa e coercitiva, non ha a mio avviso nulla a che vedere con quella di “nazione”, positiva e che contiene le varie concettualizzazioni di libertà) che proviene dalla negazione della libertà e del diritto è una dittatura che può chiamarsi Stato, ma che mai e poi mai può chiamarsi nazione. L’iran (lettera minuscola) non è una nazione, ma uno Stato criminale dove vige una feroce dittatura, entità che non ha nessun diritto di esistere al pari delle altre dittature, non in un pianeta dove il diritto non si fonda, appunto, ma è autodeterminazione dei popoli.

In Iran non vi è stata nessuna rivoluzione, ma un rivolgimento oscurantista proprio dei popoli islamici (ammesso e non concesso che una etnia islamica possa chiamarsi popolo con senso ed accezione europea, cosa che personalmente nego) e gli stati nazione (?!?!) cosiddetti democratici (Stato-nazione è ovviamente una contraddizione in termini) non dovrebbero intrattenere con esso Stato (né con le altre teocrazie come quella saudita e le altre del golfo e le altre dittature di qualsiasi genere, quella russa compresa) nessun rapporto, ma combatterne ferocemente l’esistenza, in quanto entità antidemocratica e terroristica. E questo vale anche, beninteso, anche per la dittatura comunista cinese, che altro non è che una teocrazia ideologica comunista. E spero che nessuno voglia finire nel ridicolo negando le attività terroristiche pluridecennali del califfato di Teheran: l’isis è esattamente la stessa cosa dello stato iraniano, solo che appartiene ad un’altra setta islamica, quella sunnita invece di quella sciita degli ayatollah: ma presto si troveranno d’accordo, perché dicono, in fondo, le stesse identiche cose. E saranno guai seri, per noi occidentali.

L’autodeterminazione dei popoli si basa su dei valori. Ne elenco alcuni, che dimostreranno immediatamente come la maggior parte del pianeta vive in regimi dove non esiste l’applicazione pratica di nulla del genere: separazione completa tra stato/nazione (unisco i due termini per brevità) e chiese, uguaglianza tra uomo e donna di fronte al diritto e loro completa libertà personale sessuale compresa, libertà di espressione di ognuno, libertà di organizzazione politica in presenza di garanzie e rappresentanze democratiche strutturate in una Costituzione effettiva, assenza di schiavismo, possibilità di vivere una vita dignitosa, possibilità di formazione permanente, possibilità di espressione e di libera comunicazione. L’elenco si potrebbe allungare, ma per brevità mi fermo.

Vorrei sottolineare, da subito, che sono sufficienti questi pochi principi, per escludere senza appello alcuno, e probabilmente per sempre, la quasi totalità degli Stati del pianeta dal novero degli stati/nazione democratici: Europa esclusa, nonostante i suoi enormi difetti. Gli USA sono un caso a parte, essendo un alleato occidentale che però spinge con forza per colonizzare tutto il continente: il TTIP, il trattato di libero scambio commerciale con gli USA, ricalca nei principi le condizioni che il Regno d’Inghilterra praticava con le colonie nordamericane prima che si ribellassero sancendo l’indipendenza. Un ricorso storico davvero inquietante.

Sono convinto che la nascita e la rinascita dei movimenti indipendentisti europei ed oltre si leghi inscindibilmente a questi principi libertari e democratici, e che in questo movimento ideale la fusione dell’effettiva realizzazione dell’esistenza femminile nella società e della concretizzazione dei concetti anche formali di democrazia sia un fatto vero e proprio, se non il FATTO predominante in questo movimento. Sono fermamente convinto che la completa accettazione sociale della piena, non sopprimibile libertà femminile, sia la cartina di tornasole attraverso la quale si possa svelare la vera essenza di qualsiasi movimento politico e di qualsiasi società, e che questa effettiva esistenza, laddove sia presente, si leghi inscindibilmente anche alle strutture, anche formali, della democrazia. L’islam (e le dittature) è/sono la morte della donna, è lo schiavismo di tutti, è il genocidio della donna, ridotta a budello digestivo riproduttivo, una schiava subumana alla quale strappare il clitoride con una lametta.

Loro, i criminali islamici, la chiamavo “tradizione”, spalleggiati dai preti nostrani e dai disturbati mentali presenti ovunque, ma non esiste nessuna “tradizione” nel loro agire, esiste soltanto come ripetizione ossessiva storica negativa: ciò che loro chiamano tradizione è solo un feroce femminicidio, un genocidio, appunto, del corpo e della psiche femminile, e della libertà delle società. Così come gli islamici non hanno nessuna civiltà, come diceva Oriana Fallaci: la civiltà ce l’abbiamo noi, per meglio dire la civiltà siamo noi, l’abbiamo creata noi occidentali, e se esiste una speranza di vita degna di essere chiamata tale su questo pianeta è grazie a noi occidentali e di quei pochi e poche coraggiosi e coraggiose che lottano nei regimi dittatoriali di tutto il mondo, snobbati dalle cancellerie europee, che fanno affari coi loro carnefici, ovviamente.

La struttura anche formale dell’occidente si sta ridisegnando, grazie ai movimenti indipendentisti e al fiorire, contemporaneamente al concetto di nazione, di tutti quei concetti che formano le dimensioni della libertà e della civiltà. I concetti dinamici di libertà, legati inscindibilmente a quello di nazione puntano a distruggere il concetto statico, deistico, di origine divina e religiosa di “Stato”, spesso di marca colonialista sia interna che internazionale, vedi Gran Bretagna, francia e italia, tutti con lettera minuscola, e anche nella cartina geografica disegnano una nuova Europa, ma anche un nuovo mondo. Faccio l’esempio della nascita pacifica e quasi passata inosservata della Repubblica Ceca e della Repubblica Slovacca, l’imporsi della questione indipendentista della Catalogna, l’emergere della Scozia, in era Brexit, seppur sotto le inquietanti ombre massoniche filo UE dello Scottish National Party, che ne fanno purtroppo un esempio in negativo ma dagli interessantissimi risvolti e dalle imprevedibili conseguenze formali (come farà a giustificare di fronte agli altri movimenti indipendentisti, Junker, le trattative avviate tra UE e primo ministro scozzese senza riconoscere l’entità nazionale della Scozia? Uno scacco matto disastroso per la bandierina blu con stelle).

Si potrebbe continuare sempre a riguardo della Gran Bretagna, dove Galles, Nord Irlanda ed altre entità pongono con forza la questione indipendentista. Nella penisola italica Veneto, Lombardia, Due Sicilie, Sicilia, Sardegna hanno posto da anni o da decenni la questione: noi toscani ci stiamo svegliando da poco, la mia candidatura al Comune di Grosseto nelle elezioni del 2016 con Toscana Stato per l’indipendenza della Toscana è, nel piccolissimo, un evento a suo modo storico. Nel mondo, il movimento texano per l’indipendenza, e la vittoria del partito indipendentista a Taiwan, sembrano segnali lontani, ma invece li lega un filo rosso: quello della rinascente ricerca della propria essenza identitaria collettiva e del suo affermarsi nelle più diverse società.

Vorrei brevemente ricordare che moltissimi stati (!?) africani e asiatici sono stati disegnati a tavolino dai colonialisti, e le rivendicazioni continue delle nazioni o dei gruppi etnici che li formano saranno uno scenario che terrà impegnata la politica del pianeta di sicuro per i prossimi decenni ed oltre. Porto l’esempio dell’Iraq, un’entità inesistente, divisa anche nella bandiera tra curdi, sciiti e sunniti, che mai probabilmente arriverà ad una pace se non quando esse entità non addiverranno ad una separazione, che sola, probabilmente, potrà portare esse entità ad un dialogo pacifico (l’esempio del popolo curdo, diviso in cinque stati, che non ha un solo territorio dove poter piantare la sua bandiera, meriterebbe da solo una trattazione, come simbolo di un popolo ignorato).

Vorrei portare anche l’esempio dei popoli nativi amerindi, nazioni che non hanno le bandierine alle quali siamo così abituati, ma che sono nazioni da millenni, e che subiscono ancora oggi, nell’epoca dei tablet, un inarrestabile, taciuto genocidio, mentre sui nostri immondi telegiornali si parla dei concorsi per cani, con tutto il rispetto per gli incolpevoli quadrupedi.

L’Europa ricca di valori di noi indipendentisti, anche se non di tutti, ciò che stanno facendo gli scozzesi infatti dopo la brexit, lo ripeto, è, per quanto mi riguarda, rivoltante e di stampo esclusivamente massonico, sembra puntare ad un’Europa di valori, ridisegnata in nazioni e non in “stati”. Variazione concettuale in grado a mio avviso sia di ridisegnare internamente la struttura stessa di esse nascenti nazioni sia di ridisegnare la nostra stessa concezione dello stesso concetto di democrazia, da incastonarsi su essi valori, dove chiese, templi, imam e madrasse non hanno posto.

Comunque sia, questi valori vivi di autogoverno, di libertà e di democrazia sembrano disegnare, e proporre, uno scenario futuro molto diverso dal panorama internazionale attuale, davvero sconcertante. Io appartengo a questi valori, e in quei valori, che ho tratteggiato sopra, credo, e ad essi ispiro la mia politica di indipendentista toscano ed anche europeo, perché credo fortemente che la rinascita dei veri sentimenti nazionali sia anche dei popoli che, fanno parte di stati che però sono anche nazioni, come l’Austria.

Credo che un politico debba avere una visione profonda e prospettica della realtà, e ad essa visione debba la sua fedeltà d’azione. Moltissimi anni fa, quando ero appena arrivato a Vienna, era il 1993, sostenni subito che l’FPO avrebbe un giorno vinto le elezioni, che la questione islamica avrebbe portato l’Europa in guerra, che sulla visione intera di una donna e della sua completa, totale libertà, e anche della libertà, quella vera, maschile, si sarebbe giocata questa guerra, che il nazismo 2.0 sarebbe rinato, se glielo avessimo concesso con la nostra cecità, nella ricchezza e nel benessere, e non sulle macerie di una crisi economica come quella del 1929, che chi si richiamava alla “destra” in Europa stava in realtà facendo lunghissimi passi verso la democrazia e che ci sarebbe entrato se pur dalla parte conservatrice, e che questo avrebbe ridisegnato tutti gli scenari politici, mentre chi si richiamava alla “sinistra” avrebbe aperto le porte agli islamici, che sono filosoficamente una setta molto più radicale del nazismo, del quale ricalcano fedelmente le radici razziste: vorrei ricordare che durante la seconda guerra mondiale c’erano dei reparti SS di esclusiva religione islamica, e che a suggerire la soluzione finale ad Hitler fu il Muftì di Gerusalemme, maestro di Arafat, e che il Mein Kampf di Hitler è il libro più letto del mondo islamico dopo il Corano.

Nel programma elettorale che ho presentato per le elezioni di Grosseto della primavera del 2016, ho dichiarato che la nostra azione indipendentista voleva costruire, al posto dell’Unione Europea, di stampo massonico, islamizzante e di profilo finanziario dittatoriale, una Federazione Democratica Europea, libera, indipendente da qualsiasi entità, che non avesse sul proprio territorio basi USA né di nessun altro paese, che fosse in grado di armarsi fortemente e di interloquire da posizioni di potenza economica e militare con tutte le altre potenze: Russia, USA, Cina, mondo islamico.

Bastano poche righe, a volte, per delineare una visione futura che sia base di un agire politico anche nel locale, che riguardi argomenti apparentemente “minori”, come l’opposizione alla privatizzazione dell’acqua, l’opposizione alla fusione dei Comuni, che è un0aggressione contro l’autogoverno delle comunità, l’opposizione a una politica di smaltimento rifiuti che non fosse basata sulla raccolta differenziata e sulla considerazione dei “rifiuti” come ricchezza, la dichiarazione di voler riservare tutti i posti di lavoro e tutte le proprietà di qualsiasi tipo di azienda a persone di etnia nazionale toscana, l’opposizione all’invasione straniera, legalizzata o meno.

Il mio è un indipendentismo ricco di valori, senza di essi non esiste indipendentismo vero e proprio: la politica è un agire collettivo: scrivo questo articolo per dare forza a tutti coloro che vogliono costruire un’Europa di Nazioni e non di Stati, dove i valori siano diritti e doveri reali, e dove la politica nazionale rifiuti la sudditanza a regimi esteri violenti e dittatoriali. Essa costruzione mi interessa, cambiare le bandierine per lasciare ai posti di comando entità massoniche, mafiose e finanziarie, non mi interessa: non sarebbe una nuova Europa, ma l’Europa sempre dei soliti noti. O i popoli si sveglieranno, o rimarremo preda delle bandierine degli stati coloniali che colonizzano per primi i popoli dentro i loro confini e che adesso, li sterminano silenziosamente grazie all’immigrazione e agli imam.

*indipendentista toscano

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1 Commento

  1. Castagno 12 says:

    Se I VALORI dell’Indipendentismo non vengono utilizzati per mettere in atto azioni che portano il risultato voluto, E’ COME SE NON ESISTESSERO.
    Vivarelli auspica un risveglio dei popoli. ADESSO ? A me sembra un po’ tardino. Comunque non fornisce alcun suggerimento, non indica niente.
    Si può sapere cosa significa, IN CONCRETO, SVEGLIARSI ?
    Io ho già detto, da tempo, fino alla noia. Risultato ZERO: HO PARLATO AL MURO.
    GLI INDIPENDENTISTI NON HANNO VOGLIA DI FARE NIENTE DI CONCRETO: qualcuno ha mandato delle richieste ed aspetta ancora risposta.
    Tutti sono convinti che, completata la fisiologica macescenza dell’italia e dell’Ue, arriveranno, IN AUTOMATISMO, LIBERTA’ e INDIPENDENZA..
    PER I BUONTEMPONI NON ESISTONO:
    1) I MONDIALISTI che stanno allestendo per i popoli (vedi l’intenso lavoro della Mogherini), una nuova Entità, ” l’UE 2 ” peggiore di quella attuale.
    2) L’INARRESTABILE INVASIONE DEL NOSTRO TERRITORIO.
    Fate fatica a pensare alla prossima enorme pressione umana sulle frontiere di Francia, Svizzera e Austria ?
    Per modesti contengenti di invasori, abbiamo già avuto AVVISAGLIE ELOQUENTI.
    3) IL TERRORISMO, sempre più forte, che finirà per prendere iniziative autonome ignorando le esigenze di chi lo ha allestito per suo uso e consumo: LA PRESENZA DI TERRORISTI GIUSTIFICA INTERVENTI ARMATI, IN VARI PAESI, PER FINALITA’ DIVERSE (giacimenti di petrolio, eliminazione della Banca Centrale di Stato, ecc.).
    L’Isis quanto prima dirà: ” MI METTO IN PROPRIO E NON CI PENSO PIU’ ”
    4) IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO, in crescita inarrestabile a causa DELLA EMISSIONE DI VALUTA CHE GENERA DEBITO (Bankilalia PRIVATA).
    Purtroppo, GLI INDIPENDENTISTI STANNO A GUARDARE, hanno in tasca la carta di credito e alimentano quotidianamente la “BESTIA”.
    VIVARELLI, per favore, si faccia sentire. Grazie

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