Un fronte comune autonomista e federalista per battere Roma

roma capitaledi Giorgio Bargna –  Di anni oggi ne ho 53, da dieci faccio politica attiva a livello locale (con le mie piccole soddisfazioni), da quando portavo i pantaloni corti seguo la politica e mi “faccio” le mie idee seguendo quanto mi suggeriscono cervello e istinto.

Da almeno trent’anni sono convinto che questa struttura di Stato (anche di Europa) sia una lesione ai miei diritti fondamentali di sopravvivenza, me lo certifica ogni giorno di più la fatica a far quadrare il mio bilancio familiare di fronte a tasse e balzelli, di fronte a bollette e spese varie, di fonte a continui tagli ad una vita dignitosa, il tutto per mantenere un apparato macchinoso, burocratico e mangiasoldi.

Sarà anche un ragionamento fin troppo lineare ma sono convinto che più vicino a casa mia sia il mio amministratore più io lo posso controllare e più lui si deve preoccupare della mia vigilanza. Da sempre sono convinto che più piccolo è il recinto e meno bestiame da foraggiare ci entra, che più sono vicino alla mia amministrazione e meno territorio essa controlli più io sia in grado di venire a conoscenza delle politiche e delle pratiche amministrative.

Di fondo sono un indipendentista (va detto), ma sono anche un realista e so che l’Indipendenza, quella vera, in queste lande del Nord Itaglia è un mero miraggio; si tratta di una speranza che in pochi purtroppo coltiviamo.

Da realista mi rendo conto che meno utopico è il sogno di un’ Autonomia Fiscale da andare a cercare di concretizzare.

Qualche giorno fa in Lombardia e Veneto abbiamo votato un Referendum, che per propria natura smuoverebbe ben poco, ma che ha lanciato un messaggio chiaro a questo Stato.

Il 50% degli abitanti di due delle regioni più produttive “itagliane” ha mandato un chiaro messaggio a Roma, la metà dei Lombardoveneti (ritengo la parte che congloba le istanze delle partite IVA, dei pensionati e dei dipendenti privati) hanno detto: SIGNORI CI SIAMO ROTTI!!!

Ora certamente la quadra è dura da trovare, i burocrati e i politicanti di professione, chi muove la finanza e chi vive di parassitarismo difficilmente molleranno le briglie, ma è giunta l’ora di fare la voce grossa, ci siamo contati e siamo in tanti a dire che questa forma di Stato non ci sta bene.

Il realismo mi chiede dove possiamo sperare di arrivare.

Beh io dico che se questa onda d’urto di protesta contro lo Stato Centralista continua a restare coesa possiamo ambire a pretendere che una Regione, una Provincia possa ottenere lo status di Autonomia che oggi è riservata a poche Regioni e Province.

In questi anni di politica attiva mi sono speso parecchio, in compagnia principalmente di Claudio Bizzozzero che ha fatto il lavoro più duro, nel tentativo di unire i movimenti che si spendono in nome di una forma diversa di Stato: posso definirla una missione impossibile; troppe bandiere, troppi veti.

Occorre trovare una Bandiera grossa a cui dare un sostegno, una grande pianta che raccolga sotto i propri rami ogni indipendentista, ogni autonomista, ogni ribelle, ogni giusta causa.

Oggi credo di potermi spendere in una scommessa che si chiama “Grande Nord”, certo non può mettere d’accordo ogni movimento alternativo allo Stato Itagliano, forse non può piacere a tutti per svariati motivi, ma è l’unico movimento presente sullo scenario politico attuale che sia in grado di sostituire la Lega in quello che è stata per anni: il collante di tutte le istanze anti Itaglia.

Il mio invito a tutti gli indipendentisti, a tutti gli autonomisti, ad ogni federalista è questo: uniamoci qui e facciamo guerra a Roma, le prossime elezioni regionali sono cruciali, facciamoci sentire uniti !!!

 

 

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