Rivolta fiscale: 1 euro in meno allo Stato, ne frutta 2 in più di reddito

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Realizzare una prima manifestazione pubblica attinente la rivoluzione fiscale, significa non sottostare all’abuso del Governo a prelievi considerati incostituzionali in quanto sono lesivi agli artt.23 e 53 della nostra Costituzione,inoltre illegali in quanto in violazione della legge 212 del 2000 il cosiddetto “Statuto del Contribuente”. Questo comportamento viola con decreti legge,regolamenti e circolari attuative del competente ministero i diritti del popolo italiano, che stufo,chiede anzi pretende giustizia contro l’esosita dello Stato e l’abuso burocratico asfissiante!

Gli accertamenti sono aumentati del 60% dal 2009 con i commercianti, gli artigiani, gli autonomi e le piccole e medie imprese nel mirino, con conseguenze deleterie e oppressive!

La protesta fiscale è sacrosanta, l’eccesso di statalismo pesa sulle spalle di tutte le imprese, di ogni attività e di tutti i contribuenti onesti italiani, la pressione fiscale motiva la ribellione,riscontrando nel contempo la deficienza dei servizi, la mancata compensazione dei debiti verso le imprese e la burocrazia asfissiante e depressiva, in quanto lo Stato vive con il frutto del nostro lavoro!

Tra le nostre proposte chiediamo con immediatezza i tagli delle aliquote più alte,se energici e concentrati nel tempo,danno la possibilità di far crescere l’economia,facendo emergere l’imponibile, accrescendo il gettito e garantendo maggiori entrate allo Stato. In pratica l’euro in meno allo Stato ne frutta due di maggior reddito, pertanto andiamo ad avere un maggior gettito, riavviando la crescita dell’economia, nel contempo abolire l’Irap balzello anacronistico,perverso,ridurre l’lva al 15%,prevedere la deducibilità totale dell’Irpef.

Bisogna abbassare il carico fiscale ai livelli degli Stati Uniti, il risultato sarebbe un aumento delle ore lavorative e della produzione, creando nel lungo termine lo sviluppo dell’imprenditoria del 15% e l’aumento dei salari del 30%, diminuendo il livello della disoccupazione,incrementando tutte le attività, sviluppando un benessere che il popolo pretende per il suo futuro!

Avanziamo anche una seconda proposta, considerare un progetto di Alternativa fiscale, tassando la ricchezza solo nella fase dei consumi, vale a dire le cose e non le persone, permettere ai lavoratori dipendenti e imprenditori di disporre di più denaro per i propri consumi,invece di subire imposte progressive e demoralizzanti! Argomento nel quale ci siamo documentati e di cui è possibile svilupparne i contenuti, nella sede opportuna, questo progetto intende restituire al contribuente la dignità di cittadino !

Queste sono le nostre proposte da contrapporre ad una rivoluzione fiscale, essere costruttivi, ma pronti e uniti in caso contrario a creare un baluardo di ampia tutela, partendo dalla Lombardia, stanchi di essere trattati come sudditi, parecchie democrazie sono nate con le rivolte fiscali, noi vogliamo evitarle, se avviamo un processo innovativo per una nuova e vera democrazia fiscale. Pertanto o lo Stato cambia in fretta o non ci sarà alternativa!

LIFE LOMBARDIA per la libertà ed il progresso (E.Ricci )

 

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11 Comments

  1. michela verdi says:

    Bisogna mettersi d’accordo a pagare alla prossima rapina fiscale qualche euro in meno: la macchina burocratica e fiscale impazzisce e si può far sentire tutto il peso della protesta. La LIFE potrebbe fare molto con questo.
    Almeno per iniziare. Altrimenti non se ne farà nulla.

    • Dan says:

      Lo stato italiano può reggere due anni senza incassare una sola tassa o imposta che sia, tanti sono i miliardi che s’è intascato a danno di tutti (a cominciare dagli imprenditori che stanno ancora aspettando il dovuto).

      Quanti sarebbero necessari a farlo saltare se ci si limita a tagliare qualche euro ?
      Ma a sto punto lo si vuole fare veramente saltare sto stato ?

      A leggere certe uscite mi vengono forti dubbi

  2. Mister Libertarian says:

    Il problema della rivolta fiscale è che una minoranza organizzata (i membri dello stato-ladro) vince sempre su una maggioranza disorganizzata (i contribuenti rapinati), perché li colpisce ad uno ad uno.

    La rivolta fiscale fatta dai singoli quindi non ha speranze di successo. Lo Stato annienta senza pietà chi si espone da solo, anche solo per dare l’esempio agli altri. Per questa ragione molte persone sarebbero ben disposte a partecipare a una rivolta fiscale di massa, ma hanno paura a farla quando si è in pochi.

    Il problema, quindi, è quello di organizzare e coordinare questa rivolta. Come si può fare? Quali strumenti si potrebbero usare?

    Un’idea potrebbe essere questa: le associazioni che promuovono la rivolta (come la Life, il Tea Party o il Movimento Libertario, ecc.) potrebbero raccogliere le adesioni alla rivolta chiedendo, a garanzia dell’impegno, una cauzione di importo abbastanza alto.

    Se entro un certo termine non si raggiunge il numero previsto di adesioni (centinaia di migliaia di persone, come minimo; meglio sarebbe alcuni milioni), la rivolta abortisce e si restituiscono le cauzioni.

    Se invece l’iniziativa ha successo e si raggiunge un numero molto elevato di adesioni si stabilisce il giorno in cui parte la rivolta.

    All’ora prefissata tutti gli aderenti alla rivolta inviano una raccomandata all’agenzia delle entrate dichiarando le ragioni, di alto valore morale e politico, che li hanno indotti a non versare le imposte allo Stato. Questo documento può essere predisposto in anticipo dalle associazioni promotrici, e consegnato agli aderenti al momento dell’adesione.

    Dopodiché tutti coloro che dimostrano, carte alla mano, di aver aderito alla rivolta fiscale possono rivolgersi con la loro ricevuta all’associazione per ritirare la cauzione versata.

    Invece chi all’ultimo momento ha avuto paura e ha preferito pagare le imposte perderà la cauzione, che rimarrà a disposizione delle associazioni per sostenere le iniziative antifiscali.

    Una rivolta fiscale fatta contemporaneamente da milioni di persone metterebbe lo Stato in ginocchio, perché non avrebbe alcuna possibilità di recuperare il denaro non versato perseguendo milioni di persone.

    • Leonardo says:

      Hai ragione, ma chi ha provato seriamente a farlo, si è puntualmente ritrovato solo. Quindi??? Un qualche problema esiste.

      • Mister Libertarian says:

        La proposta della cauzione potrebbe servire a innescare il via alla rivolta fiscale solo quando ci sarà un numero sufficiente di adesioni. O tanti o nessuno.

    • lorenzo says:

      Io ho cercato di fare la mia parte negli ultimi mesi, non pagando canone Rai, Tasi e Imu. Ma sono d’accordo che si debba creare un’organizzazione che ci consenta di muoverci in maniera coordinata e di difenderci l’un l’altro. Anche perchè ormai solo gli stupidi non hanno ancora capito che i parassiti politicanti e burocrati italiani cercheranno di puntellare la baracca di stato e i loro privilegi aumentando ogni anno (anche se di poco) tutte le tasse, i bolli, le accise, le tariffe ecc..

    • Dan says:

      Il problema di questo tuo piano è dovrebbe essere promosso da associazioni che in questo momento fanno la voce grossa poi al momento del dunque sono le prime a diventare agnellini, non tanto per paura quanto per altre ragioni di convenienza (stile lega)

      Ricordiamoci del famoso coordinamento 9 dicembre, quelli che dovevano far finire tutto. Chi ci stava dietro ? Buona parte degli stessi tipi della life.

      Chi si è ritirato per primo, (forconi siciliani a parte che neppure hanno cominciato) ?

      Il primo passo è che ci sia gente disposta veramente ad andare fino in fondo, gente che la massa possa osservare e prendere atto che ha veramente le palle.
      Diversamente si lasci a grillo ciò che è di grillo.

  3. Fiero Evasore says:

    Ma ancora perdete tempo a rivolgervi allo statoladro? Ancora non avete capito che è inutile? Proposte? Ma quali proposte! Non si tratta con il nemico. Fate questa benedetta rivolta fiscale e basta, senza dire nulla a nessuno.

  4. maverick1 says:

    Sto ancora aspettando una proposta di rivolta fiscale degna di questo nome per poterla attuare tutti insieme, dal Trentino Alto Adige alla Sicilia

  5. Albert Nextein says:

    Va tutto bene.
    Ma si organizza questa protesta fiscale o no?

    Tutte giuste valutazioni, ma il coraggio dove lo usate?
    Quando siete seduti sul cesso a spingere?

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