Un bossiano di Padova: Umberto sta preparando qualcosa di grosso

FONTE ORIGINALE: mattinopadova.gelocal.it  di Francesco Jori

Non ha tenuto conto delle previsioni meteo, Federico Bricolo, veronese, capogruppo del Carroccio in Senato, quando appena otto giorni fa andava spiegando che «la Lega è tornata a essere un movimento compatto». Parole quanto meno incaute, a giudicare dalla bufera che Beatrice ha portato un po’ in tutto il nord, inclusi i cieli veneti con l’esplodere della vicenda sul commissariamento – non commissariamento della segreteria padovana da parte di Flavio Tosi. E smentendo anche l’assicurazione venuta dal presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro (uno dei candidati alla reggenza padovana se verrà confermata la rimozione di Roberto Marcato): «Indubbiamente i congressi hanno lasciato un segno, ma siamo in fase di assestamento». In realtà, sono in molti a ritenere che l’episodio specifico rischi di fare da detonatore a una situazione molto più ampia, legata al traumatico passaggio di consegne al vertice della Lega. Con un dopo-Bossi tutt’altro che digerito.
A questa interpretazione dà voce il quotidiano on-line “L’Indipendenza”, guidato da uno che la Lega la conosce bene: Gianluca Marchi, primo direttore de “La Padania” nell’ormai lontano 1996. «Si apre il fronte veneto», è il titolo del servizio dedicato al caso Marcato. Con un interrogativo preciso, e cioè se non si tratti di «un modo per sbarazzarsi dell’unico esponente bossiano che aveva vinto un congresso provinciale in Veneto»; ma anche con una chiave interpretativa che va ben oltre la dimensione locale dell’episodio, lì dove si attribuisce al neo segretario veneto Flavio Tosi l’intenzione di «far deflagrare la questione della permanenza sotto lo stesso tetto di due anime». Insomma, la precisa scelta di tagliare rapidamente i ponti con l’area del dissenso interno. Che in queste ultime settimane non ha mancato di farsi sentire. A partire dallo stesso motivo del contendere su cui è sorto il caso Marcato: la cancellazione del tradizionale raduno di Venezia.

Non si tratta di un semplice rinvio, come segnala lo stesso sito ufficiale del Carroccio: che conferma sì la Festa per il 7 ottobre ma «con modalità e contenuti innovativi». Che significa, chiarissimamente, un taglio totale col passato, dal linguaggio ai simboli. Cosa non gradita ad un nostalgico duro e puro come Mauro Borghezio, che ha già provveduto a organizzarsi una contro-festa in proprio il 15 e 16 settembre al Monviso. Mentre l’Unione Padana, formazione lombarda fatta da leghisti fuorusciti inclusi alcuni ex parlamentari, ne sta allestendo una di sua il 16 in provincia di Pavia con il marchio “Tutti sul Po”. Per ora rimane senza adesioni significative il movimento “Siamo gente comune”, creato da Rosy Mauro assieme al senatore Lorenzo Bodega, passato dal Carroccio al gruppo misto in opposizione alla linea Maroni. Ma dal Veneto il consigliere regionale padovano Santino Bozza, fedelissimo di Bossi, avverte che quest’ultimo «ha già messo in pentola a bollire qualcosa di grosso«, e segnala che «non siamo pochi pronti a seguirlo».

Le polemiche serpeggiano sotto traccia: così c’è chi si esercita nel fare i conti del numero (scarso) di persone presenti in queste ultime settimane alle feste con Bossi nella Bergamasca; e chi ipotizza epurazioni perfino dentro Radio Padania. «Ma questo non è tempo di epurazioni, è la Lega nel suo complesso che deve purgarsi», sollecita dal Veneto Bepi Covre, che assieme al sindaco di Montebelluna Marzio Favero sta dando gli ultimi ritocchi a un vero e proprio documento rifondativo. E da Vittorio Veneto un altro esponente della vecchia guardia leghista, Gianantonio Da Re, invita a scongiurare scenari di rottura e ad attenersi alla collaudata prassi della Liga: «Da noi in Veneto ci si confronta all’interno, ma non si spacca il partito e non si creano correnti». Ma c’è chi segnala che sullo sfondo sta una questione molto concreta: le elezioni del 2013, sia per quanto riguarda la linea politica che ancor più le candidature. E se sul primo fronte recentissimi carotaggi nella base leghista segnalano un’irrefrenabile e largamente maggioritaria voglia di andare da soli, sul secondo c’è chi teme che l’episodio di questi giorni a Padova preluda a una rigida selezione destinata a mettere da parte i dissidenti bossiani. Un quadro su cui pesa una massiccia incognita, peraltro la più decisiva: riuscirà la Lega a recuperare il consenso perduto, o si avvierà a diventare residuale? L’unica cosa che conta, a prescindere dai nomi.

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5 Comments

  1. lorenzo canepa says:

    l´unica osa che puo´preprare e´un altro gigantesco sacco di balle a cui piu´nessuno credera´.

  2. gigi ragagnin says:

    chi prepara che cosa … lui o la famigghia ?
    che lo faccia : montes parturiunt nascetur ridiculus mus.

    • Il Lucumone says:

      Per evitare di essere bacchettati dai coltissimi legaioli ed aspiranti neolegaioli che pilotano o frequentano la testata:

      ” MONTES PARTURIENT, NASCETUR RIDICULUS MUS” !

      Mandèmi a ciapà i ratt !!!

  3. ingenuo39 says:

    Penso: se fanno così è segno che c’è qualche soldo da spartire, altrimenti questi problemi che, se effettivamente questi signori, pensano al popolo non esistono e non dovrebbero esistere. Che vadano a lavorare, se sanno fare qualcosa!!!!!

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