Un bel dilemma: quale inaffidabile votare!

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di Valter Roverato – Il buon Giggino Di Maio, quando Salvini gli proponeva di tornare ancora a lavorare con lui, disse che non poteva in quanto per lui era diventato inaffidabile. Caro Gigi, se Salvini è inaffidabile, e qui ti si può dare ragione, cosa può essere il tuo “capo” Grillo che 5 anni fa dichiarava in diretta streaming che il PD rappresentava De Benedetti ed il “potere marcio”, mentre ora ti sprona con entusiasmo a fare un governo proprio assieme a Zingaretti e quello stesso partito? Non ti sembra che ci sia anche qui una punta, una puntina, di inaffidabilità? A chi dovrebbe credere un elettore? Quale delle due inaffidabilità dovrebbe essere più affidabile per l’elettore? Allora per una volta ha ragione Salvini quando dice “…e poi si lamentano che gli italiani non votano…”.

Ma chi dovrebbe votare un italiano? Il Salvini padano ex paladino della secessione del Nord o del federalismo, convertitosi poi al più bieco centralismo romano, o il M5S ex paladino del “cacciamo la casta” o del “mai col potere marcio” o dell’”apriamo il parlamento come una scatola di tonno” che diventa proprio parte di quella casta, si allea con quel potere marcio, e si fa aprire esso stesso coma una scatoletta di tonno? O scegliere la presunta affidabilità di un Berlusconi che si lamenta che Salvini ha consegnato il paese alle sinistre, quando proprio lui, dimettendosi, ha consegnato il paese prima a Monti ed alla Fornero, e poi ha stretto il patto del Nazareno con Renzi ed il PD, col quale, ed anche assieme al M5S, in Europa ha anche recentemente votato per Ursula?

Ecco perché sempre più italiani scelgono FdI e la Meloni, unica che finora si è dimostrata coerente con le proprie idee e lei sì, un po’ più affidabile degli altri, oppure per lo più non vanno a votare, perché non si sentono rappresentati da questi personaggi che cambiano idee più di quanto si cambino d’abito.

Cari “Giggino” e “felpato” i Veneziani hanno un detto per definire tutto questo teatrino dell’affidabilità che avete messo in piedi: “Ea grèa che dixe mal del farsòra”, che tradotto in lingua volgare sarebbe: “La griglia che parla male di ciò che le sta al di sopra” A voi l’interpretazione di queste parole, che a me sembrano piuttosto chiare, ma io sono Veneziano, non italiano….

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