Umanitaria Padana, vox clamans… Dove sono finiti i pacifinti?

mali guerradi SARA FUMAGALLI – Un procuratore norvegese nel luglio 2011 aveva  inoltrato una denuncia per terrorismo contro il Mullah Krekar, fondatore del gruppo Ansar al-Islam.” Al proposito, questo è quanto scrivevo su “Il Federalismo” diretto da Stefania Piazzo, nel 2005, quando i pacifinti che oggi se ne fregano dei civili tripolitani, difendevano persino i terroristi e il Tribunale di Milano li assolveva in quanto “resistenti”..

Ansar Al Islam.

“Non ha finalità terroristiche, ma solo di guerriglia.” E così il Tribunale di Milano ha assolto cinque combattenti islamici.

Ansar Al Islam…

Un brivido mi corre lungo la schiena. Ricordo esattamente la prima volta che sentii questo nome. La voce era quella di un inviato da Bagdad, le immagini di devastazione e morte a seguito di un attentato, quelle di un TG della Rai. Un genere di notizia a cui siamo ormai abituati e che spesso ascoltiamo senza far troppo caso ai particolari, come un bollettino monotono e lontano. Quella volta però no.

Io ero a Bagdad, all’interno della tenda adibita a mensa nell’ospedale da campo italiano, insieme ad alcuni bravissimi volontari della Croce Rossa, mentre tutto intorno a noi il lavoro per assistere uomini, donne e bambini iracheni proseguiva incessantemente, con quell’entusiasmo che ti rende incurante dei pericoli, pur resi evidenti nelle immagini che ti sparano addosso dall’Italia. Era l’8 agosto 2003, all’indomani della strage all’ambasciata Giordana di Bagdad, dove avevano perso la vita decine di civili innocenti, alcuni giordani e molti  iracheni.

Visti dall’Iraq, i morti non sono numeri, ma esseri umani, persone in carne, ossa, sangue, sorrisi, affetti e lacrime. Vi prego di ricordarvene ogni volta che freddamente citeremo questo o quell’attentato, perché la realtà è cosa umanamente ben diversa dalla notizia della realtà.

Il giorno stesso dell’attentato me ne andavo in giro ignara e serena per la capitale irachena, dopo esservi giunta via terra da Nassiriya,  per recuperare e consegnare a destinazione i nostri aiuti umanitari, appena arrivati in volo con i carabinieri preposti alla protezione dell’ospedale gestito dalla CRI.  Ironia della sorte, la notizia dell’attacco all’ambasciata giordana mi avrebbe raggiunto solo in serata, poco prima di entrare all’ambasciata italiana, da Milano, in collegamento con Radio Padania Libera. Al rientro, ricordo, come un’esperienza surreale, quattro passi a piedi nella torrida notte stellata irachena, senza alcuna scorta o protezione (non era ancora periodo di rapimenti), dalla fermata del taxi sino all’Hotel Palestine. Mi fermai a  riflettere, con la famosa moschea sullo sfondo. Visti dall’Iraq, gli attentati sono qualcosa che capita, è vero – un po’ come da noi gli incidenti mortali d’auto – ma speriamo sempre da un’altra parte. Il giorno dopo, in ogni caso, avevo ancora del lavoro da fare e me ne sarei tornata in piena tranquillità all’Ambasciata italiana e alla Croce Rossa. Lì avrei appreso i soliti dettagli burocratici da RaiNews24.

E’ stato il primo attentato di tipo terroristico – diceva testualmente l’inviato Pino Scaccia –Quindi non è più guerriglia ma c’è un’organizzazione dietro. Secondo il Gen. Swartz, che è il portavoce del Comando Americano, la responsabilità sarebbe di un gruppo, Ansar Al Islam, gruppo islamico legato ad Al Quaeda”. Non si stupiscano i lettori: non ho una memoria prodigiosa, ma semplicemente il filmato dell’Umanitaria Padana Onlus Umdocumenta anche questo tassello di storia.

Ansar Al Islam….

Ho risentito altre volte questo nome, tirato in ballo in occasione di altri attentati suicidi, come ad esempio quello avvenuto 12 giorni dopo all’Onu, con più di 20 morti e 100 feriti, ma anche il 9 settembre successivo ad Arbil e il 1° febbraio 2004 contro le sedi del partito curdo, in cui persero la vita oltre 100 persone e ne rimasero ferite più di 200. Ad Ansar Al Islam erano peraltro già stati attribuiti gli attacchi kamikaze nel nord dell’Iraq del 26 febbraio 2003, avvenuto perciò prima dell’inizio della guerra e quello del 22 marzo, in cui rimasero uccisi diversi giornalisti. Di questo attentato avrebbe rivendicato la responsabilità di Ansar, il fondatore stesso del gruppo, il Mullah Krekar, oggi detenuto in Norvegia.

Infine, c’è anche chi ritiene che ad Ansar al Islam possa essere ricondotta anche la nuova sigla di Ansar al Sunna, sospettata per la terribile strage di Madrid dell’11 marzo dell’anno scorso.

Gli analisti  descrivono Ansar Al Islam come un gruppo terroristico curdo-sunnita,  la cui composizione è mutata con l’ingresso di sempre più combattenti stranieri e con un’accentuazione, dal punto di vista ideologico, del carattere “wahabita” – quello arabo di Bin Laden per intenderci – a seguito della saldatura con la banda di Al Zarakawi, leader giordano di Al-Qaeda, nonché grande esperto di armi chimiche e batteriologiche.  In ogni caso tutte le fonti sembrano concordi nel definire Ansar Al Islam come il referente iracheno di Al-Qaeda. 

Ansar Al Islam…

L’ho ritrovata, leggendo nei giorni scorsi il bellissimo, terribile e illuminante libro di Stefano Dambruoso, “Milano-Bagdad”, su cui avevo deciso di scrivere un pezzo prima che uscisse la sconcertante sentenza di questi giorni. Dambruoso, definito “un eroe europeo” dalla rivista “TIME”, ha dedicato il libro e ci pare di intuire tutto il suo lavoro al figlio Lorenzo, “che cresca e diventi uomo in un mondo senza più paure”. E’ confortante pensare che ci siano ancora servitori dello Stato che interpretano la loro missione pensando alle future generazioni e non alle prossime elezioni. Tornerò comunque su questo libro nelle prossime settimane. Intanto vi consiglio di leggerlo, anche per la figura esemplare di questo rimpianto inquirente di Milano, che era valso al nostro Paese attestazioni da parte di tutta la comunità internazionale per il coraggio e l’estrema competenza dimostrati nella lotta al terrorismo islamico, operando in silenzio, con modestia e riserbo straordinari nel panorama della giustizia italiana, dove di solito i magistrati del fumo diventano famosi da vivi e quelli dell’arrosto ci arrivano da morti.  Dambruoso, ringraziando Dio, se ne è andato semplicemente a Vienna ed oggi, mentre a Milano si disfa il suo lavoro, è uno dei massimi esperti di terrorismo alle Nazioni Unite.

Per l’ONU, Ansar Al Islam è una delle principali organizzazioni terroristiche del mondo.

Tra l’altro il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con risoluzione 1511 approvata all’unanimità nell’ottobre 2003, ha bollato categoricamente di terrorismo “contro il popolo iracheno, contro le Nazioni Unite e contro la comunità internazionale” attentati come quello del 7 agosto, invitando i Paesi Membri a impedire il transito di terroristi in Iraq, di armi e di finanziamenti atti a sostenere i terroristi. Forse, tuttavia, qualcuno dubita della neutralità dell’Onu.

Allora vediamo cosa dicono di Ansar Al Islam, due Iracheni a caso, non proprio definibili come “amici degli Americani”. Il primo è Abdul Jabar al Kubaisi , sunnita di Falluja, uomo di sinistra, nel ‘68 incarcerato dal partito Baath, poi 27 anni d’esilio in Francia e Siria, oggi leader del dell’opposizione laica “Fronte nazionale per la liberazione dell’Iraq” e duroavversario del primo ministro Ayad Allawi. Uno che proclama:  “Noi appoggiamo la resistenza interna irachena, ovviamente con le nostre preghiere”. In una recente intervista al quotidiano Il Giorno costui afferma: “… Ansar Al Islam ossia Al Qaeda. Sono loro che uccidono gli iracheni, non la resistenza”.

Stessa versione per il nostro secondo testimone, un curdo dirigente di Ansar Al Islam, Qahis Abu Asim, che, in un intervista a L’Espresso rilasciata dal carcere di Suleimania dove è detenuto per l’omicidio di tre connazionali, ci dà l’interpretazione autentica circa la propria organizzazione e la sua pericolosità. Intanto spiega che gli arabi venuti dall’Afghanistan hanno insegnato ad Ansar Al Islam a preparare le armi chimiche, che i finanziamenti arrivano anche da “molti industriali e finanzieri, anche in Europa” e che l’attentato contro il cristiano del Kdp Francois Hariri di Arbil, è costato “meno di 2 mila dollari”. Ma soprattutto il terrorista, interrogato a proposito dei rapporti di Ansar al Islam con Al Qaeda, afferma testualmente che queste due organizzazioni “sono una cosa sola.”   Più chiaro di così!

Ma,  passi l’opinione degli inquirenti e degli investigatori internazionali, degli analisti, dell’ONU, degli iracheni e degli stessi terroristi. La Gruber, ad esempio, la pensa diversamente. E come si poteva osare un giudizio senza attingere alla “Verità” ultima della Magistratura italiana ? Non c’era, pare, sino ad ora, una condanna giudiziaria contro Ansar Al Islam, anche perché, di solito, la responsabilità penale è personale e non spetta ad un tribunale nazionale la criminalizzazione o la legittimazione, la condanna o l’assoluzione, di un’organizzazione internazionale in quanto tale. Ma oggi questa sentenza, incredibilmente, c’è. Esultiamo, perchè la giustizia italiana è stata la prima, la più veloce, l’unica. Potremo pregiarci di questo primato nel mondo intero. L’immagine della nostra magistratura potrà finalmente riscattarsi dalla propaganda mistificatoria perpetrata a livello internazionale da un Governo fazioso e notoriamente privo di senso dello Stato.

Oggi possiamo rilassarci e non preoccuparci più se nelle moschee lombarde si arruolano kamikaze e si progettano attentati, perché secondo il Tribunale di Milano Ansar Al Islam non è pericolosa, benché strutturata “come una vera e propria organizzazione combattente islamica, munita di una propria milizia addestrata appunto alla guerriglia e finanziata anche da gruppi stanziati in Europa evidentemente gravitanti nell’area del fondamentalismo islamico, senza perciò avere obiettivi di natura terroristica” perché “non risulta provato che tali strutture paramilitari prevedessero la concreta programmazione di obiettivi trascendenti attività di guerriglia da innescare in detti o in altri prevedibili contesti bellici  e dunque incasellabili nell’ambito delle attività di tipo terroristico”.

Dunque,  il Tribunale sembra aver ammesso sostanzialmente i fatti imputati, ma, di fatto, depenalizzandoli in funzione della loro finalità “non” terroristica, ovviando alle direttive comunitarie, alle risoluzioni Onu approvate e vigenti e all’art. 271 bis del codice penale, introdotto dai Ministri Castelli e Scajola.  Sancito che Ansar Al Islam non è un organizzazione finalizzata al terrorismo, bensì alla guerriglia, da ciò consegue la legittimità dei suoi “combattenti”.

Può così dire Stefano Dambruoso che, se ci sono kamikaze, se si ammazzano i civili, se muoiono gli innocenti, non ha senso fare distinzioni tra guerriglia e terrorismo. Questo è buon senso: se ne stia in Austria, che in Italia non c’è posto.

Con un artificio semantico i cinque terroristi, declassati a guerriglieri, sono stati assolti in nome del popolo italiano.

“Allah è grande!” hanno esclamato costoro, mentre persino i difensori, spiegano le cronache, rimanevano a bocca aperta.

“Allah Akbar !” hanno urlato a quel dio che si farebbe grande del sangue degli innocenti, mentre sopra di loro, nonostante gli strali di tale Adel Smith,  una Croce con inchiodato sopra un Uomo, il Figlio di Dio, continuava a ricordare a tutti che sull’empia ingiustizia di questo mondo e degli uomini alla fine vince sempre la Giustizia misericordiosa e perfetta di Dio.

Chissà se la donna irachena dilaniata insieme al suo bambino mentre si trovava casualmente a passare fuori dall’ambasciata giordana in quel lontano 7 agosto del 2003, troverebbe appassionante il dibattito circa la natura degli attentati di cui, come altre centinaia di innocenti iracheni, è rimasta vittima.

Chissà se i miei amici Stefano, Enzo e Massimo, fatti saltare in aria con la Base Maestrale a Nassiriya, si sentiranno sollevati del fatto che il giudice abbia sentito il dovere di rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che le cose sarebbero andate diversamente se avesse dovuto occuparsi del famoso attentato ai nostri carabinieri.

Già, finché muoiono gli Iracheni, pare che dicano, chissenefrega.

Su quali elementi probatori, poi, ci si senta di escludere a priori qualunque implicazione di Ansar Al Islam a Nassiriya, non è dato di sapere.

Chissà, infine, cosa ne pensano i miei amici iracheni che in questo momento si apprestano ad andare – e ci andranno – a votare per l’Assemblea Costituente Irachena, senza sapere se riusciranno a tornare a casa o cadranno sotto gli attacchi dei ‘combattenti’ di Ansar Al Islam, magari arruolati a Cremona o a Milano.

Non mi addentrerò, per questioni di spazio, sui significati profondi di questo voto, sull’entusiasmo degli sciiti che recuperano rappresentatività dopo anni di  emarginazione, degli esuli all’estero, di quei sunniti che non sopportavano la dittatura nazistoide di Saddam e dei Curdi che designeranno pure i 111 deputati del loro Parlamento autonomo. Mi limito a dare qualche numero. 14 milioni di aventi diritto. Collegio unico nazionale, sistema proporzionale, 275 seggi, un terzo dei quali riservato alle donne. 111 liste. 7.700 candidati a livello nazionale per la Costituente, 11mila per le elezioni provinciali. Lunedì, quando uscirà il pezzo, si saprà l’esito.

Azzardo il mio pronostico. Sarà un successo. Costerà molte vite. La “resistenza”, in Iraq, sono gli elettori. Ecco cosa dice, infatti, un proclama diramato due settimane fa – pochi giorni prima, cioè, della sentenza di Milano – sui  forum internet in lingua araba:Un gruppo di Mujahdin che fa parte degli Ansar Al Islam ha ucciso l’aiutante di Al-Sistani, Mahmoud Madain, uno dei maggiori sostenitori delle elezioni di gennaio.  Questa non è altro che la nostra prima operazione, ma non sarà l’ultima. Continueremo a seguire ed a colpire i traditori e gli agenti della polizia irachena fino alla liberazione del paese dai cristiani e dagli ebrei e dai seguaci del governo Allawi. Comunichiamo a quanti si vogliano recare a votare  che le sezioni elettorali saranno colpite e inoltre colpiremo anche i paesi arabo-islamici che decidano di inviare loro truppe nel paese”.

Neanche quindici giorni dopo questo comunicato di rivendicazione e minacce, la “giustizia” italiana ha assolto prima l’organizzazione e poi i terroristi.

Purtroppo, in questi tempi di scarcerazioni facili, ci stiamo abituando a veder fuori gli assassini e a dimenticare le vittime.

In Italia, ormai, il motto prevalente della giustizia penale, che forse a qualcuno non dispiacerebbe apposto alle pareti dei tribunali su una bandiera arcobaleno, sembra essere questo: chi muore giace e chi vive si dà “PACE”.

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1 Commento

  1. Ric says:

    Se Stefano Dambruoso , vero servitore dello Stato , ha riparato in Austria …….per i comuni mortali che non sono la Gruber o la casta dei magistrati , non rimane che combattere o perire . Se questo non è il momento di fare pulizia totale allora siamo tutti narcotizzati .

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