UE: la Sea deve restituire 360 milioni di euro ricevuti dallo Stato

di REDAZIONE

La Commissione europea – si legge in una nota diffusa a Bruxelles – ha stabilito che l’aiuto di Stato dell’importo pari a circa 360 milioni di euro concesso tra il 2002 e il 2010 da Sea, l’operatore pubblico che gestisce gli aeroporti di Milano Malpensa e Milano Linate, alla sua controllata SEA Handling, operatore dell’assistenza a terra in tali aeroporti, è incompatibile con le norme UE in materia di aiuti di Stato.

L’indagine della Commissione ha rivelato che gli apporti di capitale effettuati dagli azionisti pubblici di Sea Handling hanno procurato un indebito vantaggio economico a Sea Handling rispetto ai concorrenti che operano senza sovvenzioni da parte dello Stato. Sea Handling deve quindi restituire l’importo che le ha procurato tale indebito vantaggio con gli interessi. L’inchiesta della Commissione ha preso il via nel giugno del 2010 in seguito a una denuncia sugli effetti distorsivi della concorrenza causati dagli apporti di capitali effettuati da Sea a favore delle sua controllata nel periodo 2002-2010.

Dall’indagine – rileva la Commissione – è emerso che, a causa di una situazione finanziaria estremamente difficile, Sea Handling non sarebbe stata in grado di ottenere tali finanziamenti sul mercato nel periodo 2002-2010. Nessun investitore operante in condizioni di mercato avrebbe accettato di concedere tale capitale all’impresa. I ripetuti apporti di capitale – sottolinea Bruxelles – hanno conferito a Sea Handling un indebito vantaggio rispetto ai suoi concorrenti e costituisce, pertanto, un aiuto di Stato ai sensi della normativa dell’Ue. La Commissione ha quindi esaminato se tali aiuti di Stato potessero essere considerati compatibili con la normativa Ue.

Dal momento che nel periodo in questione SEA Handling si trovava in difficoltà finanziarie, la società avrebbe potuto legittimamente ottenere aiuti di Stato sulla base delle condizioni stabilite dagli orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà. Tuttavia, gli apporti di capitale non soddisfacevano tali criteri. Il piano aziendale di Sea Handling non è riuscito a dimostrare, sulla base di elementi solidi e attendibili, in che modo l’impresa avrebbe potuto diventare redditizia e operare senza i ripetuti aiuti di Stato. Inoltre, il piano non indicava che Sea Handling avrebbe contribuito al costo della ristrutturazione. Infine, non prevedeva alcuna misura di compensazione per ridurre le distorsioni della concorrenza determinate dall’importo considerevole dell’aiuto ottenuto dallo Stato. Poich‚ tali condizioni non sono state soddisfatte – conclude Bruxelles nella sua nota – l’Italia deve provvedere al recupero dell’aiuto concesso a Sea Handling in modo da ripristinare la parità di condizioni nel mercato interno dell’Ue.

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