Ucraina: Timoshenko corre per la presidenza e divide la piazza

di CLAUDIO PREVOSTI

Iulia Timoshenko non intende uscire dalla scena politica ucraina, anzi, si rimette di nuovo in gioco candidandosi alle presidenziali del 25 maggio. Ad appena sei giorni dalla sua scarcerazione, l’ex ‘pasionarià della Rivoluzione arancione fa sapere di voler guidare il Paese lanciando una sfida ai tanti leader della coalizione anti-Ianukovich che sono saliti alla ribalta nei 30 mesi in cui lei era reclusa. Non tutti gli oppositori del destituito presidente Viktor Ianukovich amano però Timoshenko. L’ex premier divide la piazza: per i suoi sostenitori è il personaggio carismatico e battagliero di cui l’Ucraina ha bisogno per risollevarsi da questo difficile momento di crisi, mentre per i suoi detrattori rappresenta il corrotto passato post-sovietico degli anni Novanta, e la sua controversa parentesi da oligarca ‘principessa del gas’ di certo non la agevola. Inoltre, molti le imputano anche il fallimento delle speranze di rinnovamento portate dalla «sua» Rivoluzione arancione del 2004, a causa dei continui litigi con l’allora presidente filo-occidentale Viktor Iushenko, poi travolto dall’impopolarità.

Che la ‘Giovanna d’Arco di Kiev’ abbia deciso di candidarsi alla presidenza dopo aver rinunciato alla carica di premier non è una notizia che sorprende. Rimane, almeno sulla carta, tra i favoriti alla poltrona di capo di Stato, anche perchè adesso è anche un’icona della «giustizia selettiva» del precedente governo, ma dovrà vedersela con avversati agguerriti, primo fra tutti l’ex pugile Vitali Klitschko, lo stesso che oggi ha annunciato la sfida dell’alleata-rivale. Il ‘dottor Pugno di Ferrò, con il suo partito ‘Udar’, è stato fra i compagni di cordata di Iulia nelle proteste di Maidan, ma è un alleato fino a un certo punto: visto che alle legislative del 2012 il suo movimento politico decise di correre da solo in molte circoscrizioni elettorali.

Se Timoshenko è uscita dal carcere (o meglio dall’ospedale numero 5 di Kharkiv in cui era ricoverata in stato di detenzione dal maggio del 2012 per curare un’ernia del disco), è perchè il «regime» di Ianukovich è crollato dopo tre mesi di proteste con scontri tra insorti e polizia che hanno trasformato il centro di Kiev in un campo di battaglia e in cui hanno perso la vita almeno 87 persone. Ianukovich e Timoshenko sono stati da sempre acerrimi rivali politici, e secondo molti osservatori ci sarebbero proprio motivazioni politiche dietro la condanna a sette anni di reclusione inflitta a ‘Iulià nel 2011 per un controverso accordo con Mosca sul prezzo del gas. Un accordo per il quale oggi, dalla Russia, Ianukovich ha ribadito che sarebbe dovuta rimanere in carcere.

Ma la giustizia in Ucraina cambia il proprio corso ogni volta che cambia il governo, e così a pochi giorni dalla liberazione della Timoshenko, oggi il tribunale di Kharkiv ha anche archiviato per mancanza di prove un’inchiesta per la quale l’ex premier era sotto processo per malversazione ed evasione fiscale per fatti risalenti agli anni ’90, quando era a capo della Sistemi energetici uniti d’Ucraina (Uesu). Tutte accuse rispolverate, guarda caso, sotto Ianukovich.

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One Comment

  1. som mb says:

    La Russia mafio-oligarchica di Putin fa il solito gioco sporco e preme per annettersi la Crimea con un plebiscito farsa. Ci sarà da ridere quando riesploderanno gli indipendentismi all’interno della Russia. A proposito, l’ambasciatore russo all’Onu risulta essere un certo Churkin. Ma allora chi è il vu cumpra di matrioske alticcio che i Comunisti Padani portano in giro da Torino a Rovereto come una Madonna Pellegrina spacciandolo appunto per “ambasciatore russo all’Onu”? La solita sola belleriana?

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