Ucraina spaccata in due: meno democratica e un po’ più sovietica

di STEFANO MAGNI

Non si è votato solo in Sicilia. Si è appena votato anche in Ucraina. Ed è bene tenere almeno un minimo della nostra attenzione su quel che sta avvenendo nel grande Paese dell’Est europeo da cui dipendono gran parte delle nostre forniture di gas.

Ebbene, dalle elezioni ucraine emerge un quadro molto più fosco del previsto: il Paese, indipendente dall’Urss dal 1991, ne esce spaccato in due, meno democratico e meno occidentale.

Un Paese spaccato in due: come sempre, le regioni occidentali, di cultura e tradizione asburgiche (erano sotto Vienna sino al 1918), hanno votato ancora, a maggioranza, per il partito Opposizione Unita per la Madrepatria di Yulia Tymoshenko. Quindi: per un maggior controllo democratico sul governo, un’integrazione progressiva nell’Ue e nella Nato, una riforma economica liberale. Questo è quel che chiede la popolazione dell’Ovest ex austro-ungarico. Finita la dominazione sovietica, vogliono dare un taglio al passato recente, prendere esempio dalla Polonia di Solidarnosc, dalla Repubblica Ceca guidata dall’ex dissidente Klaus, dalla Slovacchia liberale, da un’Ungheria cattolica e anti-comunista. Le regioni dell’Est e la Crimea, al contrario, hanno scelto ancora il Partito delle Regioni fedele al presidente Yanukovych. Il cui bacino elettorale si trova soprattutto nelle regioni industriali e minerarie confinanti con la Russia, dove si parla soprattutto il russo e dove è ancora forte l’utopia sovietica dell’industria pesante, della pianificazione staliniana e di quello Stakanov (sì, proprio l’uomo all’origine del mito dello “stakanovismo”) che era natio del Donbass, la regione dell’attuale presidente e dei suoi fedeli. Il Partito delle Regioni, in questi due anni di presidenza Yanukovych, ha allontanato l’Ucraina dall’Europa centrale e l’ha avvicinata alla Russia di Medvedev e Putin. Ha fermato le liberalizzazioni. Ha reso l’economia e la politica molto più oligarchiche. Ha fatto tornare i fantasmi del passato: la censura sui media, le violenze della polizia, la corruzione endemica della burocrazia.

Nelle stesse regioni orientali si è ben piazzato anche il Partito Comunista, esplicitamente nostalgico dell’Unione Sovietica. Ora è diventata la terza forza del Paese. L’Est ha prevalso ancora una volta sull’Ovest. Una coalizione fra il Partito delle Regioni e il Partito Comunista potrà costituire una maggioranza abbastanza solida.

Contro di essa c’è soprattutto l’Opposizione Unita della Tymoshenko. Ma non solo: si sta affermando (come quarto partito) l’Udar, letteralmente “pugno”, guidato dal campione di pugilato Vitali Klitchko. Pugno di nome e di fatto: non accetta alleati, non accetta il dialogo con il partito di potere, vuole spazzar via la corruzione del sistema post-sovietico ucraino. Gli osservatori credevano fosse solo una pedina comoda nelle mani di Yanukovych, folcloristico quanto basta per attrarre consensi, ma pronto a tornare al sole del governo al primo fischio di richiamo. Le prime dichiarazioni del pugile suggeriscono proprio il contrario: è un lottatore sincero, vuole che l’opposizione si unisca contro Yanukovych. Ma c’è anche un altro volto, molto più inquietante, del nuovo populismo di destra: è Svoboda, “libertà”, un partito il cui leader, Oleh Tyahnybok, è convinto che il Paese debba liberarsi “dai russi e dagli ebrei”. Lo ha dichiarato apertamente, anche se oggi nega di essere antisemita. Per l’Ucraina sarebbe un triste ritorno al passato dei grandi pogrom del 1919 e del vasto collaborazionismo con gli occupanti nazisti.

L’Ucraina, oggi, è un Paese meno democratico. E’ pure inutile attendere i rapporti dei numerosi osservatori internazionali (più di 3000 accreditati), basta vedere quel che è sotto gli occhi di tutti: Yulia Tymoshenko, la leader del principale partito d’opposizione, è in carcere. Nonostante tutto, la sua formazione ha vinto il secondo posto, che diventa il primo nelle regioni occidentali. Gli exit poll davano Opposizione Unita e Partito delle Regioni molto più vicini, se non testa-a-testa. I risultati parziali, pubblicati in serata, rivelano un curioso allontanamento, a vantaggio esclusivo del partito del presidente. E una crescita, molto superiore agli exit polls, del Partito Comunista. Gli exit sono sempre imprecisi, ok. Ma a pensar male…

In ogni caso, il risultato delle elezioni ucraine riavvicina il Paese alla Russia e al passato sovietico. E sminuisce la genuinità della sua indipendenza. A meno che l’Ovest ucraino non decida di secedere dal resto della nazione…

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6 Comments

  1. Pedante says:

    Sulla genuinuità dei movimenti “democratici”, sponsorizzati dai vari Soros, Berezovsky e i loro amici nei media e i governi occidentali ci sarebbe da discutere.

  2. mino tauro says:

    L’Ucraina e’ piu vicina alla Russia per lingua, tradizioni, cultura, l’inutile tentativo di trascinarla in Europa, in cui comunque sarebbe condannata al ruolo di membro di serie B, se non serie C, e’ fallito.

  3. Francesco Mario says:

    Mi rallegra molto sapere che l’Ucraina è più vicina alla Russia che all’Ue. Oggi i veri eredi dell’Unione sovietica stanno nella burocrazia europea. Non sono l’unico a dirlo,
    Francesco Mario

  4. cinzio says:

    Ci mancava solo l’ennesima celentanata “magna” anche sull’Ucraina.

    • Stefano Magni says:

      Celentano non mi piace un granché nemmeno come cantante. Come politico, poi, lasciamo perdere. Vedermi accostato a quel nome, per me, non è il massimo 🙂

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