Ucraina: il fronte del nuovo potere sta già saltando per aria

di GIORGIO CALABRESI

E’ durato poco il vento del nuovo corso politico in Ucraina. La coalizione delle forze salite al potere sull’onda della rivolta di Maidan sembra già sul punto di sgretolarsi. Un mese dopo la caduta  del presidente Viktor Ianukovich, i principali partiti della nuova maggioranza si accapigliano e si scambiano accuse, a volte forse per ragioni tattiche in vista del voto presidenziali del 25 maggio. A rimanere isolato è però soprattutto l’alleato più imbarazzante dell’ epopea della piazza: il gruppo paramilitare nazistoide Pravii Sektor, che non è rappresentato in parlamento nè al governo, ma il cui contributo fu fondamentale negli scontri con la polizia di gennaio e febbraio e i cui militanti girano ancora armati per il centro di Kiev e di altre città.

A tenere alta la tensione contribuisce anche il deposto Ianukovich, che dalla Russia – dove si è rifugiato – soffia sul fuoco sollecitando referendum «in tutte le regioni per definirne lo status» incoraggiando così i movimenti autonomisti, quando non apertamente separatisti, del sud-est. La perdita della Crimea, caduta in mano ai russi quasi senza combattimenti, ha sollevato un polverone a Kiev e ha fatto cadere pochi giorni fa la testa del ministro della Difesa, l’ammiraglio Igor Teniukh, un uomo del partito nazionalista Svoboda. A proporre che Teniukh facesse le valigie è stato lo stesso presidente ad interim Oleksandr Turcinov, braccio destro di Iulia Timoshenko e quindi – in teoria – alleato di Svoboda. Il capo di Stato è riuscito a liquidare Teniukh per il rotto della cuffia, facendolo sostituire dal generale Mikhail Koval, ma non prima di beccarsi una sonora tirata d’orecchie dal ‘dottor Pugno di ferrò Vitali Klitschko – uno dei più gettonati per la poltrona presidenziale -, che ha definito «inefficaci» le autorità ucraine. Appena un giorno prima Turcinov aveva pure dovuto incassare le dimissioni del suo rappresentante in Crimea, Serghii Kunitsin, sempre del partito ‘Udar’ di Klitschko. Mentre da parte sua Timoshenko ha annunciato ieri la sua candidatura alle presidenziali sparando a zero su tutti gli altri pretendenti, alleati compresi, a suo dire non all’altezza di gestire l’attuale crisi. Intanto Pravii Sektor si ribella.

L’uccisione in una sparatoria con la polizia a Rivne di ‘Sashko il Bianco’ – un ‘comandantè locale che secondo i media russi era ricercato a livello internazionale per aver ucciso e torturato soldati di Mosca in Cecenia negli anni ’90, nel quadro di una spuria alleanza russofoba con la guerriglia islamica cecena -, ha scatenato la reazione del movimento ultranazionalista (ora anche partito), che ha chiesto le dimissioni immediate del ministro dell’Interno Arsen Avakov con due manifestazioni davanti al parlamento ieri sera e stamattina a cui hanno partecipato circa un migliaio di persone. Le dimissioni di Avakov tuttavia non sono arrivate e dal ministero sostengono che il colpo mortale che ha ucciso ‘Sashkò sia partito dalla stessa arma del capobastone nazionalista, ma il parlamento potrebbe pronunciarsi nei prossimi giorni su una mozione di sfiducia contro il ministro depositata oggi. E intanto per far luce sulla vicenda, ma forse anche per placare l’ira di Pravii Sektor, è stata istituita una commissione parlamentare d’inchiesta.

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One Comment

  1. Riccardo Pozzi says:

    Suggerisco lo strategico acquisto di una stufetta a pellet. per il prossimo inverno. Sento che sarebbe una saggia decisione.

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