Victor Uckmar, il ministro della propaganda di Mario Monti

di MATTEO CORSINI

Victor Uckmar è uno dei più famosi tributaristi italiani, che non si risparmia in fatto di dichiarazioni. Qui una delle tante. “In questo momento sono attestato sulla linea del Piave, come chiede il governo. Bisogna obbedire e tacere. Pagare le tasse, riequilibrare i conti pubblici… con le rendite di capitale tassate al 20%, c’è un’intera categoria di rentier che sfugge al fisco.”

Ho letto queste sue perle di saggezza una decina di giorni fa, sfogliando Capital di aprile mentre viaggiavo su un volo low cost (evidentemente il low cost implica che le tasche dei sedili degli aerei non vengano ripulite con eccessiva frequenza; ma non è un problema). Secondo Uckmar, dunque, “bisogna obbedire e tacere”. Pagare le tasse, par di capire qualunque ne sia la natura e il peso, perché così si riequilibreranno i conti pubblici. A dire il vero, la pressione fiscale in Italia ha costantemente inseguito l’espansione dello Stato e della spesa pubblica, e i vari governi che si sono succeduti hanno raccontato agli italiani la storia in base alla quale la pressione fiscale era elevata perché elevata era l’evasione.

Da questo punto di vista, Monti e i suoi colleghi ci ricordano un giorno sì e l’altro pure che il vero problema del bilancio dello Stato è proprio l’evasione fiscale, debellando la quale potremmo vivere nel migliore dei mondi, abbassando anche le aliquote. Ognuno è libero di credere che Babbo Natale esista davvero, ma non si può pretendere che razionalmente questa cosa venga creduta da tutti. Con le tasse penso valga un discorso analogo: si può anche credere che se pagassero tutti, tutti pagherebbero meno, ma a me sembra una pura illusione. Ritengo molto più probabile che se lo Stato incassasse, ad esempio, 100 miliardi all’anno in più di gettito fiscale, la spesa pubblica aumenterebbe di un importo analogo, con buona pace per il riequilibrio dei conti. Già sento i sostenitori degli “investimenti per lo sviluppo”, costretti in questi tempi a mordersi la lingua, reclamare l’incremento o l’introduzione di questa o quella spesa statale, “per il bene del Paese” e “la crescita dell’occupazione”.

Quanto alla tassazione delle cosiddette rendite di capitale, Uckmar non trova di meglio che usare argomentazioni degne di un Vendola qualsiasi. Peraltro sostenendo una cosa palesemente non vera, ossia che i titolari di questi redditi sfuggano al fisco. Lui stesso, infatti, ricorda che l’aliquota è attualmente fissata al 20%; la si può definire bassa (ed è una valutazione soggettiva), ma chi paga il 20% non sfugge affatto al fisco. Per definizione. Basterebbe, tra l’altro, ricordare che ogni patrimonio risulta da una accumulazione di redditi non consumati, teoricamente soggetti a tassazione nei periodi in cui sono stati prodotti.

Non è un ragionamento particolarmente complicato, a maggior ragione per un tecnico che col fisco ha a che fare da decenni (ed è stata la sua fortuna, tra l’altro; se il sistema fiscale fosse decente, suppongo che Uckmar avrebbe dovuto guadagnarsi da vivere occupandosi di altro), ma nell’epoca in cui è politicamente corretto vedere nell’evasione il male assoluto e nella tassazione – qualunque essa sia – la soluzione ai problemi dell’Italia, mi rendo conto che non sia popolare divulgarlo.

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9 Comments

  1. Giux says:

    Immagino che con “sfuggire” intendesse fare un confronto tra aliquote. Ad ogni modo quando avrai l’esperienza, la conoscenza, e le capacità di victor uckmar, e non ora che sei un Sig. Nessuno, potrai permetterti di commentare le sue parole.

  2. Marco says:

    Nel paese dei parassiti politici e statali i redditi da risparmio vengono chiamate rendite.
    I soliti ipocriti cattocomunisti.
    E nel frattempo dall Svizzera De Benedetti si sganascia dalle risate.

  3. lucafly says:

    Quando si invecchia si perdono le forze ma anche la capacita di ragionamento in medicina il termine che si usa con i vecchietti è il seguente STORDITI un modo elegante per dire RINCOGLIONITI appunto lo stronzo UCKMAR.
    AMEN

  4. CARLO BUTTI says:

    Ma perché tutti questi esperti di fisco e di finanza hanno cognomi così brutti? Nomina sunt consequentia rerum?

  5. Antonino Trunfio says:

    Ukmar in tempo di guerra, sarebbe degno solo di presentarsi alla corte marziale, per dire nome, cognome e numero di matricola. E per ascoltare quindi la condanna immediata e senza appello : fucilazione per diserzione e alto tradimento. AMEN

  6. al says:

    Un tributarista equivale ad un avvocaticchio del cazzo. Gente che campa sulle complicazioni burocratiche.

    A zappare!

  7. Diego Tagliabue says:

    Il problema nr. 1 in Fallitaglia è la malversazione legalizzata: il foraggiamento dei parassiti, sempre più ingordi.

  8. Albert Nextein says:

    Uckmar non conta.
    Non è nessuno.
    Quel che dice è frutto della rarefazione neuronale senile.

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