TYMOSHENKO, NON LE CONCEDONO NEMMENO L’OSPEDALE

di STEFANO MAGNI

Incarcerata, gravemente malata e accusata di alto tradimento. E’ questa la sorte che sta toccando a Yulia Tymoshenko, eroina della Rivoluzione Arancione di Kiev del 2004. La sua unica vera “colpa” è stata quella di opporsi all’egemonia russa, politica ed economica, sul suo Paese e di mirare a una reale indipendenza dell’Ucraina da Mosca.

L’ultimo suo supplizio è stato deciso ieri dalla Rada (parlamento) ucraino: è stata respinta la richiesta per un suo trasferimento in una struttura ospedaliera esterna al carcere di Kharkiv, dove è detenuta. Lo aveva chiesto, il 15 marzo scorso, la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), dietro proposta di Sergey Vlasenko, l’avvocato della leader dell’opposizione. Ma la Rada ucraina ha respinto il ricorso: solo 98 deputati hanno votato per il ricovero. Secondo il ministro della Giustizia, Alexander Lavrinovich, il penitenziario di Kharkiv “ha tutti gli strumenti, le medicine e gli specialisti necessari per otto delle dieci fasi della terapia” ordinata dalla commissione medica internazionale che ha visitato l’ex premier a febbraio. Eppure, quello della Tymoshenko “… Non è solo un caso politico ma anche umanitario, ora è una questione di vita o di morte”, come spiegava il 21 marzo sua figlia, Eugenia, in visita a Roma. Alla detenuta Tymoshenko, infatti, “non è permesso incontrare i suoi medici di fiducia, non è consentito ricevere telefonate, ed è sorvegliata 24 ore su 24”, ha spiegato Eugenia, che ha visto la madre una settimana fa. “Non sta bene. Le autorità continuano a falsificare le sue condizioni di salute”. Per Eugenia, la madre andrebbe quindi trasferita con urgenza in una struttura medica specializzata. Dopo il voto della Rada non accadrà nulla ancora per molto tempo.

Oltre al male fisico, la Tymoshenko deve patire anche quello politico. Il 20 marzo, infatti, la Rada ucraina l’ha accusata di aver commesso “alto tradimento” per il contratto sul gas con la Russia rinnovato quando era premier nel 2009, e per cui è stata condannata in tribunale a sette anni di carcere con l’accusa di “abuso di potere”. La Rada ha votato con 266 voti a favore (sui 450 seggi della camera) una mozione per trasferire il caso di alto tradimento alla procura generale e ai servizi di sicurezza, in seguito all’inchiesta condotta dalla commissione inquirente istituita nella Rada per indagare sulla legittimità del contratto stipulato nel 2009 fra Gazprom e Naftogaz per la vendita di gas russo all’Ucraina. Questo contratto, secondo l’accusa, si è tradotto in una spesa supplementare di miliardi di dollari per il Paese. Ma quando la Tymoshenko lo stipulò non aveva altra scelta. Non solo l’Ucraina dipende dal gas russo, ma è terra di transito dei gasdotti dalla Russia all’Unione Europea. Mosca ha sempre usato la politica dei prezzi del gas per dettare le sue condizioni. E l’Ucraina, trovandosi fra l’incudine (dell’Ue) e il martello (del Cremlino) è costretta a subirle, queste condizioni. Nel 2009 Mosca minacciava di “chiudere il rubinetto”. E la Tymoshenko dovette stipulare il contratto, senza molti margini di negoziato, anche per permettere a noi europei occidentali di non passare un inverno al freddo, con bollette salatissime. E’ difficile, in condizioni simili, stabilire quanto fosse “svantaggioso” il contratto stipulato con la Gazprom. Secondo Eugenia Tymoshenko, quei negoziati, che la madre aveva avuto allora con il premier russo Vladimir Putin, “… non avevano come scopo solo quello di risolvere la crisi del gas che aveva colpito l’Europa, ma anche di garantire la scomparsa dell’aspetto politico delle trattative energetiche. Per questo Putin ha considerato Yulia Tymoshenko sua partner, non come qualcuno da usare per i suoi interessi”. Il processo stesso con cui la Tymoshenko è stata condannata ha inoltre lasciato perplessi non pochi osservatori, per la mancanza di garanzie riservate all’imputato e alla sua difesa, per i tempi tarati sulle esigenze dell’accusa e sull’imprecisione di prove e testimonianze. Il caso di Yulia Tymoshenko è “solo la punta dell’iceberg” del declino della democrazia in Ucraina, secondo la figlia Eugenia. Negli ultimi due anni, dall’elezione del filo-russo Viktor Yanukovich “ …giornalisti, politici, attivisti hanno subito pressioni dalle forze di sicurezza e dallo stesso governo”.

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