Tutto è relativo, tranne che il potere. Quello è sempre certo e in mano a pochi

NAZI-COMUNISMO

di CHIARA BATTISTONI – Cominciamo da una citazione; è un “gioco” che abbiamo fatto altre volte; scopriamo insieme di chi è il virgolettato. «(…) Il diritto cessa di essere tale, perché non è più solidamente fondato sull’inviolabile dignità della persona, ma viene assoggettato alla volontà del più forte. In questo modo la democrazia, ad onta delle sue regole, cammina sulla strada di un sostanziale totalitarismo.

Lo Stato non è più la “casa comune” dove tutti possono vivere secondo principi di uguaglianza sostanziale, ma si trasforma inStato tiranno, che presume di poter disporre della vita dei più deboli e indifesi, dal bambino non ancora nato al vecchio, in nome di una utilità pubblica che non è altro, in realtà, che l’interesse di alcuni».

Scoperto l’autore? È Sua Santità Giovanni Paolo II, che così scriveva nell’enciclica Evangelium Vitae del marzo 1995. Ogni volta che rompiamo il legame uomo-persona, trasformiamo l’uomo in un numero per cui valgono solo le leggi della fisica, della biologia, dell’economia, per cui è legittima l’eliminazione e la
soppressione, proprio in virtù del suo essere numero tra i numeri o, come ha ricordato il sociologo Zygmunt Bauman nel suo recente libro Vite di Scarto, rifiuto tra i rifiuti, da smaltire o riciclare, ammesso sia conveniente.

D’altro canto ne sanno qualcosa gli eredi e i superstiti dei diversi genocidi che nel Novecento hanno funestato il mondo, da quelli più recenti e vicini come gli italiani dell’Istria, infoibati e trucidati dai titini solo 60 anni fa, ai milioni di lettoni, estoni e lituani deportati dai gerarchi dell’Unione Sovietica, agli ebrei, ai curdi per arrivare fino agli armeni, antesignani, loro malgrado, delle tecniche di sterminio di massa.

Quando l’uomo non è persona ma solo un componente del complesso ingranaggio dello Stato, unica verità riconosciuta, allora il suo valore si riduce a valutazione meramente utilitaristica. L’abominio della tortura (ne sono una testimonianza agghiacciante le foto pubblicate proprio da il federalismo sulla condizione in Cina), della repressione e dell’oppressione e, nei casi estremi, dello sterminio diventano strumenti di lavoro nella quotidianità della “governance statale”; lo Stato si difende da ciò che è diverso, ciò che, con la propria specificità, ne mette in crisi la sopravvivenza degli apparati.

Come il nostro corpo sviluppa gli anticorpi per difendersi dalle infezioni, così fa lo Stato; si comincia dallemaglie sempre più strette, sempre più inique delle imposizioni (di qualunque natura siano) che corrispondono allo stato febbrile (ancora reversibile) fino alle reazioni più estreme, quelle dell’espulsione, reale o figurata, dei “corpi estranei”, processo per sua natura irreversibile, ultimo atto per arginare l’infezione.

Lo Stato tiranno si impossessa così delle vite dei suoi cittadini e ne stabilisce le storie, l’inizio e perfino la fine, privando l’uomo non più persona di ciò che appunto lo rende Persona, la libertà.
Ma l’altra, subdola faccia della tirannia della società (che diventa, nella sua forma strutturata, Stato) è il relativismo totale, quando tutto diventa negoziabile, tutto convenzionabile. Ci ricorda ancora Giovanni Paolo II nell’Evangelium Vitae: «(…) la libertà rinnega se stessa, si autodistrugge e si dispone all’eliminazione dell’altro quando non riconosce e non rispetta più il suo costitutivo legame con la verità.

Ogni volta che la libertà, volendo emanciparsi da qualsiasi tradizione e autorità, si chiude perfino alle
evidenze primarie di una verità oggettiva e comune, fondamento della vita personale e sociale, la persona finisce con l’assumere come unico e indiscutibile riferimento per le proprie scelte non più la verità sul bene
e sul male, ma solo la sua soggettiva e mutevole opinione o, addirittura, il suo egoistico interesse e il suo capriccio».

È nel relativismo che affondano le radici dello spaesamento che viviamo oggi, una crisi profonda che
investe l’intera Europa e che, come descriveva il Presidente del Senato Marcello Pera all’incontro di Norcia Libertà e Laicità (fondazione Magna Carta in collaborazione con Fondazione per la sussidiarietà), si materializza in eccesso di secolarizzazione, scarsa coesione o solidarietà sociale, indebolimento dell’identità
della nostra tradizione, culminato col mancato riconoscimento delle radici cristiane nel preambolo della Costituzione europea. Ancora una volta, l’enciclica citata, pubblicata nel 1995, vedeva con chiarezza e lucidità (forse profetica) ciò che oggi viviamo.

Giovanni Paolo II individuava due tendenze solo in apparenza opposte; da un alto la rivendicazione per sé dei singoli individui della più completa autonomia morale di scelta, chiedendo che lo Stato garantisca lo spazio più ampio possibile alla libertà di ciascuno (unico limite non ledere lo spazio di autonomia
a cui ha diritto un altro cittadino), dall’altro la rinuncia alle proprie convinzioni nell’esercizio delle proprie attività pubbliche, per mettersi al servizio di ogni richiesta dei cittadini, accettando come unico principio
morale quello delle leggi civili in vigore, di fatto delegando a esse la responsabilità della Persona.

Radice comune delle due tendenze è appunto il relativismo etico, che finisce per dimenticare i valori fondanti (e i diritti) della vita umana, delegando allo Stato e alla dittatura  delle maggioranze anche le scelte esistenziali, aprendo la strada a nuove tirannie, agli ibridi del comunismo del XXI secolo (come il modello capitalista cinese) o ai “comunisti riformisti” di casa nostra, più difficili da riconoscere in questa stagione di “confuso multiculturalismo policromo” che vive la politica nostrana. Sarebbe bene che, chiamati  a scegliere, ci ricordassimo che per essere uomini-persone dobbiamo tener conto della dignità dell’uomo, dei suoi diritti fondamentali, che “rappresentano valori previi a qualsiasi giurisdizione statale.

Questi diritti fondamentali non vengono creati dal legislatore, ma sono inscritti nella natura stessa della persona umana, e sono pertanto rinviabili al Creatore. Se, quindi, appare legittima e proficua una sana laicità dello Stato, in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo norme loro proprie, alle quali appartengono anche quelle istanze etiche che trovano il loro fondamento nell’essenza stessa dell’uomo.

Tra quelle istanze, primaria rilevanza ha sicuramente quel “senso religioso” in cui si esprime l’apertura dell’essere umano alla Trascendenza. Anche a questa fondamentale dimensione dell’animo umano uno Stato sanamente laico dovrà logicamente riconoscere spazio nella sua legislazione. Si tratta, in realtà, di una “laicità positiva”, che garantisca a ogni cittadino il diritto di vivere la propria fede religiosa con autentica libertà anche in ambito pubblico». (da Messaggio di Papa Benedetto XVI al Senatore Marcello
Pera, Presidente Onorario Fondazione Magna Carta, 11 ottobre 2005).

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    La bandiera italiana dovrebbe essere proprio quella. Ci manca solo la mezza Luna e la stella.
    Salam

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