Tutti presentano “agende” e intanto si perdono 2mila posti di lavoro al giorno

di REDAZIONE

Sindacati e imprese in campo ed in pressing sulla politica perche’ i partiti prima ed il nuovo governo poi mettano in primo piano le questioni piu’ concrete per il Paese, guardino all’economia ”reale”: il lavoro, con il rilancio dell’occupazione e la riduzione delle tasse, insieme ad un calo piu’ in generale della pressione fiscale, le pensioni, la Pubblica amministrazione. ”Perdiamo 2.000 posti al giorno. Nel 2013 si passera’ da 3 a 3,5 milioni di disoccupati”: e’ l’allarme che lancia il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, presentando l’agenda del sindacato di via Lucullo, ”Una politica per la crescita”. Mentre il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, si rivolge direttamente al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: ”Uniamoci”, in modo che le forze sociali insieme indichino un ”decalogo che dovra’ orientare tutte le forze politiche che concorrono alla sfida elettorale”: una ”proposta per chiedere responsabilita’ a tutti e mettere paletti precisi sulle esigenze del Paese”, dice. E che ”parta da fisco, energia, Pa e spesa corrente”. Tra i temi su cui insiste la Cisl c’e’ anche la produttivita’: Bonanni sollecita il decreto del presidente del consiglio dei ministri per iniziare ad usufruire dei complessivi 2,1 miliardi di euro nel triennio (950 milioni nel 2013) per la detassazione del salario di produttivita’. ”La condizione del lavoro resta la questione fondamentale di questo Paese, delle sue prospettive e delle sue scelte”, ammonisce il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

La Uil e’ la prima in ordine temporale ad illustrare il proprio documento con le proposte sulla politica economica e sociale del Paese, da girare agli schieramenti. Oggi, attacca Angeletti, nel dibattito politico non c’e’ ”una seria ricetta, neanche uno straccio di strategia per risolvere la situazione”, per uscire dalla crisi e ritornare alla crescita. ”Stiamo distruggendo le basi dell’economia. Se non c’e’ un cambiamento le prospettive del Paese sono micidiali”, avverte. La Uil indica cinque punti: ridurre le tasse sul lavoro; difendere l’occupazione e creare nuovi posti; rivalutare le pensioni e garantire tutti gli esodati; diminuire i costi della politica e ammodernare la Pa. Il prossimo governo, dice Angeletti, tagli di ”’10 miliardi la pressione fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni”. E stani l’evasione.

A poco piu’ di un mese dal voto, tutti i sindacati ed anche le imprese lavorano alla propria agenda da presentare alla politica. Martedi’ prossimo lo fara’ la Cisl: Bonanni illustrera’ le proposte per rilanciare lo sviluppo, i salari e l’occupazione, partendo da un fisco piu’ leggero: l’unica strada per alzare le buste paga ed i consumi. Proposte e temi che caratterizzeranno la fase congressuale e saranno oggetto di confronto con le varie forze politiche ed il futuro Governo. Sempre la prossima settimana Confindustria sara’ concentrata sull’esame finale della propria agenda (martedi’ 22 e’ convocato il direttivo, mercoledi’ 23 la giunta): una via tracciata da riforme ”profonde”, come anticipato nei giorni scorsi da Squinzi, riduzione della pressione fiscale ”ormai insostenibile”, lotta alla burocrazia ”ossessiva”. Priorita’ la crescita. E le potenzialita’ di una industria da rimettere ”al centro dell’agenda del Paese”. Venerdi’ 25 e sabato 26 sara’ poi la volta della Cgil: alla conferenza di programma, Camusso presentera’ il Piano del lavoro. Il nuovo Piano del lavoro, dopo quello di Giuseppe Di Vittorio del 1949.

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3 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Non sono aggiornato ad oggi, ma molte inutili cattedrali nel deserto con i quattrini della cooperazione internazionale, erano (o sono ancora ?) opera di onlus riconducibili ai sindacati per fare affari in merito ai quali i loro simpatizzanti non hanno modo di esserne al corrente.
    Stanno cadendo tutti i tabù e finirà che cadranno le teste.

  2. Albert Nextein says:

    Sappiamo , noi tutti, che cosa siano davvero i sindacati e che cosa siano stati in passato.
    In teoria dovrebbero essere libere associazioni di persone che hanno come fine il miglioramento delle condizioni di lavoro della gente alle dipendenze di imprese private e, purtroppo , anche pubbliche.

    In realtà sono espressioni dirette di partiti politici.
    E come tali , come organismi politici attivi, hanno funzionato ieri e stanno funzionando oggi, con la scusa strumentale della difesa del lavoro.

    Hanno perso il loro core-business e sono diventati centri di potere autoreferenziali.
    In passato furono anche fucina del terrorismo,quello vero, rosso.

    Appartengono al privilegio, alla casta di potere, non hanno obblighi contabili,nessuno conosce i loro affari realmente e neppure le loro proprietà, ormai gli iscritti sono prevalentemente pensionati ancora ideologizzati e piegati.
    Insomma i sindacati sono dei cessi.
    E sono corresponsabili del disastri che stiamo subendo.

    Ha ragione Grillo quando dice quel che dice.
    Così come sono essi rappresentano un problema ,specie per le categorie che vorrebbero rappresentare.

  3. Antonino Trunfio says:

    Quando qualcuno scende in campo al posto tuo, devi fare solo una cosa : abbandonare lo stadio e cambiare sport.

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