Tutti a casa, governo costituente e si torni a una nuova moneta

di FABRIZIO DAL COL

Da troppo tempo opinionisti  e media ci dicono che in Italia il rischio di default è dietro l’angolo e che, per evitare di morire di fame, bisogna evitarlo a tutti i costi. Quello però che non ci dicono mai è che un eventuale default  non necessariamente provocherebbe una catastrofe di tale dimensione, anzi, nei Paesi dove si è verificato, c’è stata  poi una importante ripresa economica. Di più, nei momenti di profonda crisi economica, in alcuni stati si è perfino scelto di adottare la via del default pilotato. Ma veniamo a quello che più ci interessa, ovvero alla situazione economica dell’Italia e alle sue scelte poste in essere dal 2008 ad oggi per  superare una crisi economica che, lungi dall’essere sconfitta, continua invece a mordere.

Tuttavia, prima va fatta una precisazione: in Europa è dal 2001 che si parla di alcuni parametri finanziari, ovvero di Rapporto Debito/PIL al 60% e Rapporto Deficit/PIL al 3% che sono parametri ai quali gli stati guardano con attenzione per non finire  in una black list o vittime di procedure di infrazione.  Ma che senso hanno tali parametri? Nessuno. Infatti, tra i  PIIGS sotto attacco nel 2007 c’era più di uno Stato ben al di sotto di tali parametri, ma loro sono stati attaccati dal sistema finanziario, mentre gli Stati che stavano al di sopra, non li ha attaccati nessuno. Ecco che, guardando al caso  Italia, si può capire come i sacrifici imposti agli italiani dal governo Monti non fossero poi così urgenti e determinanti  come si è invece voluto far intendere. In sostanza, i sacrifici si sarebbero potuti spalmare in tempi e modi diversi, ma invece, per dimostrare di avere una certa solidità, si è preferito non forzare la mano contro l’ Europa ( Monti infatti lo ha evitato ) pur di fermare l’attacco finanziario che era in corso.

Detto ciò, nonostante il rapporto Deficit/PIL al 3% sembrerebbe essere oggi un obbiettivo già raggiunto, checché ne dica il premier Letta, l’Italia di oggi sta peggio di quel periodo. Quindi non si capisce il motivo per cui gli attacchi finanziari di allora si siano volatizzati, tanto meno si capisce il motivo per cui lo spread rimane stabile. L’aumento dell’IVA, che sarebbe dovuto servire a ripianare una parte del  bilancio, ha prodotto invece un minor gettito pari a 4 MLD di euro. Con l’inizio del 2014, alla voce entrate dello Stato mancano ora fior di risorse conseguenti  alle chiusure delle attività, poi mancano quelle risorse dovute ai maggiori esborsi per la CIG, e quelle derivate per la disoccupazione che è aumentata al 23 %. Continuando, potremo scrivere un libro sulle minori risorse economiche incassate, e visto che l’aumento della spesa pubblica è stato di 29,5 MLD, potremo scriverne un altro  sulle maggiori risorse spese nel corso del 2013.

Concludendo, l’Italia ha ancora dati negativi contro, e non può essere un caso se già si parla di ripresa per il 2015. Alla luce di ciò che è accaduto dal 2007 ad oggi, e il tempo che continua a trascorrere inesorabile, senza che la “luce in fondo al tunnel “ ( ma quale ?)   ci abbia fatto capire di essere sulla strada giusta, una soluzione definitiva andrebbe trovata in fretta. La sensazione che pervade oggi i cittadini è che non ci siano ancora le volontà politiche necessarie a risanare il Paese, quando invece dovrebbero essere proprio i politici, e non solo, a dimostrare di voler mettere in campo tutto il possibile per garantire  la risoluzione della crisi in via definitiva.

 “Il Default va evitato in tutti i modi“ continuano a dirci, ma sappiamo che il periodo che precede i default per un Paese è quello più devastante, spesso un’agonia che distrugge ampie risorse impegnate per difendere uno squilibrio non correggibile o un deflusso di capitali cui non si può far fronte ne’ con la cassa disponibile, ne’ con svalutazioni, ne’ con altri strumenti. Ecco che allora, nel caso l’agonia sia eccessivamente lunga,  diventa interesse di una nazione  agire e fare default. Ovviamente l’Italia dovrebbe fare le riforme, ma non per rimanere in un sistema che necessariamente esploderà. Pensare infatti che tutti e 17 i paesi dell’euro diventino identici alla Germania è una totale  idiozia, (ve li vedete 17 paesi tutti con bilancia dei pagamenti attiva del 6% sul PIL ?) e conseguentemente è naturale che ci sia’ sempre qualcuno più debole, come è altrettanto naturale che quest’ultimo sia sempre attaccato. Quindi, sarebbe forse il caso di pensare a eliminare i vincoli di rigidità sui cambi, e di  tornare ad una valuta nazionale senza inserimento in sistema di cambi fissi.

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19 Comments

  1. pippogigi says:

    L’italia è già fallita nel 2011. Due decenni di micidiale politica economica basata su spesa pubblica improduttiva sempre crescente, finanziata con aumenti di tasse e di debito pubblico che a sua volta vuol dire maggiore spesa per interessi, bassi salari e prezzi più elevati che negli altri paesi europei non potevano che portare al crollo dei consumi, la sparizione del risparmio e l’impossibilità di finanziare la spesa pubblica, il fallimento per l’appunto. Una Società che fallisce si vede nominare un curatore fallimentare ed i suoi beni vengono messi all’asta per soddisfare i creditori. Questo non può essere fatto con uno Stato che fallisce, non si può mettere all’asta. Ecco che i nostri principali creditori, le banche tedesche e francesi, che detenevano il 50% del nostro debito pubblico, di fronte alla minaccia di default e quindi di loro fallimento, quindi i contribuenti tedeschi e francesi avrebbero pagato il salvataggio delle loro banche, ci hanno imposto i curatori fallimentari a salvaguardia dei loro crediti: Mario Monti e Enrico Letta.
    L’unico scopo di questi due curatori fallimentari è evitare che il fallimento, default, arrivi prima del totale rimborso della banche estere. Se andate a vedere tutti i provvedimenti presi da questi due figuri, al di là della propaganda, vedrete che:
    – nessun provvedimento è stato preso per risanare l’economia, tanto sanno che è impossibile
    – tutti i provvedimenti sono stati fatti per evitare l’ufficializzazione del default, quindi pensioni e stipendi pubblici devono essere pagati
    – il debito pubblico in mano alle banche estere è sceso al 35%
    – tutti i provvedimenti annunciati vanno in direzione del trovare risorse a qualunque costo (aumento tasse al di la della logica), dell’evitare il taglio della spesa pubblica, della diminuzione del debito pubblico in mano a stranieri (MES che ci obbliga a diminuirlo del 5% del PIl ogni anno, banche italiane che usano i soldi invece che per fare credito per comperare titoli di Stato italiani.
    Quando le banche estere saranno in sicurezza ecco che i curatori fallimentari ufficializzeranno il fallimento: il debito pubblico sarà ristrutturato o annullato, le nostre banche inzuppate di titoli di Stato dovranno essere salvate o regalate a banche straniere, gli stipendi pubblici e le pensioni non saranno più pagate o ridotte di parecchio.
    Non c’è volontà di risanare, solo di tirare a campare, a a costo di fare un deserto economico, fino a che i creditori esteri saranno soddisfatti. Non dimentichiamo che le banche estere erano piene di titoli greci, spagnoli, portoghesi, un incubo finanziario per la Germania.

    • Marco Mercanzin says:

      Sfatiamo un po’ di luoghi comuni.
      L’Italia di merda, e’ nei vincoli dell’euro dal 99, e nella ci verve sa ad esso dal 96. Il bilancio della spesa primaria (al netto degli interessi) dello stato invasore e’ in attivo da più di 20anni, fino alla crisi: il che significa che lo stato ha preso più di quanto ha speso per noi. Ergo, per i parametri di Maastricht il settore governativo ha sottratto liquidità al settore privato, per pagare interessi su prestiti di moneta, che tutti gli altri paesi del mondo, Europa esclusa, emettono direttamente.
      Altro mito da sfatare, le banche tedesche e francesi.
      Loro hanno già salvato le loro banche, che avevano finanziato il loro export, prestando liquidità incautamente ai piigs, per poi rientrare di questi crediti incauti privati, attraverso il fondo salva stati. Praticamente anche noi, che non abbiamo finanziato il ns export, con i ns soldi abbiamo rimpinguato le banche tedesche e francesi.

      Altro mito, il default.
      Una azienda fallisce quando non ha né liquidità ne garanzie o patrimonio per ripagare o garantire un debito.
      Ti pare che l’Italia di merda, non abbia più patrimonio o capacità produttive per ripagare il suo debito, se solo fosse eliminata u a moneta nn sua sopravvalutata del 25% , che ne aumenta artificialmente i listini?
      Proviamo a vedere che fine fa la Germania e la sua produzione, se la sua moneta fosse costretta a rivalutare, come in tutte le economie ove un paese abbia un surplus di export come quello tedesco ?
      Ricordo inoltre che di fatto, il sistema finanziario ha già scontato il costo di una € exit dell’Italia, e del conseguente rischio di svalutazione, con i tassi elevati sui titoli, evidenziati dallo spread con i titoli tedeschi.
      Ergo, in caso di svalutazione nn ci perde nessuno.

      • pippogigi says:

        La svalutazione economicamente parlando comporta un “importazione” di inflazione. Se uno Stato è privo di materie prime allora tutte le importazioni saranno più costose. Questo vuol dire che di fronte ad un primo periodo di sollievo, con la svalutazione i prezzi dei beni esportati calano, se una azienda estera vuole investire i salari sono più bassi, successivamente, finite le scorte, dovendo importare materie prime a prezzi maggiorati il vantaggio si attenua oppure scompare.
        Per assurdo se la Padania, diventata indipendente, rivalutasse, assumendo una moneta con rapporto di cambio 1 a 1 con il franco svizzero (pari a 1,22 euro) sarebbe più conveniente. Innanzitutto i depositi bancari, i risparmi, i salari e quindi il potere d’acquisto aumenterebbero di botto del 20%, l’aumento del costo del lavoro sarebbe compensato dalla diminuita spesa per le materie prime e la tassazione sulle imprese (ovviamente le tasse saranno molto più basse) nonché sui prezzi della tariffe, in media del 20% più elevate che negli altri paesi europei. L’aumento del potere d’acquisto farebbe ripartire i consumi interni. Ricordo che la voce principale del PIl svizzero non è il turismo o il settore bancario ma bensì il settore manifatturiero. La Wolkswagen paga i suoi operai il 40% in più della Fiat e campa benissimo.
        Quindi sono favorevole ad abbandonare l’euro ed anche l’Europa con le sue regole burocratiche assurde.
        Rimane sempre il problema del perché a Roma ci si preoccupi tanto di avere al ministero dell’Economia un soggetto gradito all’Europa, se non è perché occorre un curatore fallimentare a garanzia dei debiti, quale altra è la spiegazione?

        • Marco Mercanzin says:

          E avanti con i luoghi comuni.
          Le materie prime.
          Chissà come facevamo con la liretta ad essere la 5 potenza industriale al mondo.
          Dunque, essendo l’Italia un paese trasformatore, la componente materia prima viene ampliamente superata dal costo del lavoro. Maggiore e’ il valore aggiunto, minore e’ l’influenza del costo materia prima.
          Ergo, se esso fosse il 30%, con la svalutazione determinata da € exit esso aumenterebbe del 25%.
          Altresì il costo manodopera e progettazione, che risulterà il 70% della composizione del prezzo, si abbasserà dello stesso 25%. Lasciò a lei calcolare cosa convenga.
          Riguardo allo svalutare o rivalutare, le ricordo che la svizzera sta stampando a manetta per tenere svalutata la sua moneta. Tutti deficenti gli svizzeri ?
          Per favore, basta luoghi comuni e falsi miti, si informi.

        • Marco Mercanzin says:

          Guardi la percentuale di petrolio nelle ns importazioni : http://twitter.com/Fmirw/status/422725615284793344/photo/1

          • pippogigi says:

            L’italia con la lira aveva un inflazione a due cifre, fece il primo fallimento nel 1993, governo tecnico Amato-Ciampi, quello del prelievo forzoso notturno sui c/c, da allora non vi è stato altro che un proseguio di crisi. Sull’essere la 5 potenza industriale avrei dei dubbi, temo che la cosa sia nata solo dal confronto dei PIL, ma il PIL considera la spesa del settore pubblico alla stregua dei consumi privati e degli investimenti, in poche parole eravamo una potenza perché avevamo tanta spesa pubblica.
            Per la Svizzera rimane come sopra un tasso di cambio di 1.2 con l’euro, quindi paga meno le materie prime (di cui non mi pare ricca) paga di più per gli stipendi (ma il cuneo fiscale è inferiore) e campa benissimo.
            Dubito fortemente che un azienda trasformatrice abbia come principale voce di costo il costo del lavoro e non le materie prime, comunque libero di avere le sue convinzioni…..

            • Marco Mercanzin says:

              Ancora ci sti falsi miti. Ok. Proseguiamo con la demolizione.
              Le linko i dati sull’inflazione italica così la smette di raccontare balle : http://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Inflazione_italiana.jpg

              Come noterà l’inflazione a 2 cifre c’è stata solo negli anni 70 a causa degli shock petroliferi,ove ci furono aumenti del 400% del petrolio. Spero che il capitolo sia chiuso.
              Riguardo al 5 posto al mondo, parlavo di produzione, non di pil, produzione capito?
              Ecco il link con i dati : http://memmt.info/site/litalia-della-liretta-sfatare-il-mito/

              Infine la svizzera. Nn mi interessa il valore del cambio, mi interessa che sta tenendo artificialmente basso il cambio stesso, inflazionando lo con la stampa di moneta. Punto. Son deficenti a nn volere una moneta forte?

  2. Dal Col

    parkè te parli de nasion taliana co tanto sentimento?

    Te ghè istituio ente la to Jexolo : el Viale Padania e dapò a te ghe sigà su on mucio par l’endependensa del Veneto …

    No capiso sto to esar devegnesto on “nasionaleista talian”.

    Mi se el stado talian el falise a saria pì ke contento.

    Tornar a na valuda taliana, par mi lè n’oror!

    Pitosto o manco pexo o mejo saria agregarse come Land Veneto a li Länder de la Xermagna o cofà cantoni de la Xvisara col so franco, vuto metar.

    Ma deso a Jexolo xe riva Miss Talia vero?
    Valtri de Jexolo a si come coeli de Cortina: Talia sì, Talia no a seconda de le convegnese.

  3. Marco Mercanzin says:

    L’euro esploderà. Ma prima ci spolperanno ben bene, alla faccia di chi ritiene la moneta unica il moralizzatore della politica. Non ha moralizzato nulla, in compenso ci ha massacrati, e come nel 92, prima di uscire dal cambio semirigido dello SME, prima si regaleranno mld di € alle élite finanziarie in interessi, e poi si uscirà.
    E il bello e’ che proprio per nn fare default si dovrebbe uscire dal’€ : un ritorno a una valuta nazionale infatti, porrebbe in essere la Lex Monetae, che permette allo stato di ripagare i suoi debiti in nuova valuta.

    • Ma se paga col laoro, el sparagno e col paremogno ke se gà o se paga stanpando skei (o monea)?

      • Marco Mercanzin says:

        Scolta, se na economia la vale 100, ma i skei in circolasion i xe’ 60, secondo ti, pola girar sta economia?
        E quindi, chi xe’ che pol metarghe la difarensa sensa inciodarse de debiti fin ala morte?

        • Ma secondo ti l’economia talega (conprexi li debiti) la vale 100 ?
          E la colpa la saria ke manca skei, en volta ghè solké 60 skei al posto de 100?.

          Ma ti te lo, vero, ke en volta pal mondo li scanvi de beni (o merci o servisi) no li vien fati lomè co li skei ?

          • Marco Mercanzin says:

            Skusa berto, ma non se capisse un casso se te scrivi cussi’.

          • Se li skei ke çircola li xe manco dei beni, sti skei li ciàpa pì valor

            e al contraro

            se i skei li xe de pì dei beni ke ghè a dispoxision li perde de valor,

            Seto coante tranxasion o scanvi de beni ke li vien fati referendose al valor nomenal de li skei ma de fato sensa scanviarse skei e lomè baratando beni e servisi.

            Par somexo materie prime en canvio de manufati, makine, enpianti (tenologhie) o de altre materie prime.

            Se pol pagar co beni imobili, co beni presioxi, col laoro, co la sciavetù come na olta coando ke li debitori no pagava e li devegnea sciavi.

            Se ghè problemi ente l’ara talega sta a naltri vegnerghene fora, fando pagare ki ke ga fato i debiti e ki ke se ga ensiorà sol debito statal: parasidi, furbi, ladri, poledeganti, enprenditori, bankeri, finansieri d’asalto, fanfaroni e enbrojoni vari, pensionadi d’oro e falsi malà, conpensi de oro de li statali e de li para stadali, bebi pensionà, scansa fadighe e fanuloni o broxe sol colo, ,,,
            Semo naltri ke ghemo da darse da far no podemo spetarse ke sia li altri “stati e povoli d’Ouropa” a metar le robe a posto ente lara talega.

            • Marco Mercanzin says:

              Giusto. Meno soldi ci sono più valgono. Si chiama deflazione. Il contrario della inflazione.
              Cioè i prezzi si abbassano. Si aspetta ad acquistare sapendo che i prezzi caleranno, le aziende nn lavorano, il credito costa di più essendo la moneta più rara.
              La moneta nn e’ ricchezza, ma mezzo di scambio e misura del valore di un bene.
              Essa nn deve essere ne troppa ne troppo poca.

              • El problema lè kel stado talian el se ciucia tuti li skei kel pol par pagarse li entaresi sol debeto e par mantegnerse a la granda co tuti li privilej, le robarie, li spreki, le e responsabeletà …

                prasiò nol paga le enprexe ke le ga laorà par lù e coeste le sara, le falise … le banke no le presta skei parké li risci li xe alti.

                La colpa lè prinçepalmente del Stado Talian ladro e parasidaro co le so clientele vanpire e canibali.
                Dapò vien tuto el resto.

  4. lory says:

    una nuova moneta si ! ma che non si chiami Lira, Perchè questo vorrebbe dire ancora Italia.

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