Turchia: la lira continua a precipitare ed Erdogan ora è a rischio

di CLAUDIO PREVOSTI

A due mesi dalle cruciali elezioni amministrative del 30 marzo la lira turca continua ad affondare, spinta in giù dall’instabilità politica generata dalla Tangentopoli del Bosforo che fa tremare il governo del premier Recep Tayyip Erdogan, e resuscita lo spettro di una nuova grave crisi come quella vissuta dal paese nel 2000-2001. Dopo 11 anni di governo islamico e di boom economico l’incubo di una possibile ‘crisi alla spagnolà sta diventando il più serio rischio per il futuro politico del ‘sultanò di Ankara, che ambisce a diventare il nuovo capo dello stato alle presidenziali di agosto. Diversi analisti ritengono che Erdogan possa sopravvivere alla crisi di Gezi Park, forse a tangentopoli, ma non a una crisi economica. «I turchi ogni mattina guardano il corso del dollaro» spiega Zeynep, una giovane ex-protagonista delle manifestazioni di Gezi Park.

Il decennio di governo del partito islamico Akp di Erdogan ha coinciso con un periodo di stabilità politica e di forte crescita economica, che ha consentito al premier di vincere tre elezioni con livelli di consenso sempre maggiori, fino al 50% alle politiche 4 anni fa. Molti turchi non religiosi lo hanno votato perchè redditi e livello di vita hanno continuato a crescere, facendo del paese la 17ma economia mondiale. Ma l’impatto della crisi di Gezi in primavera e ora il terremoto corruzione hanno avuto effetti pesanti sulla valuta nazionale, giaà fragilizzata come quelle degli altri paesi emergenti dalle incertezze della politica monetaria della fed americana. Dal 17 dicembre, quando è esplosa la Tangentopoli del Bosforo che ha coinvolto decine di personalità vicine al potere islamico, la lira ha perso il 10% su euro e dollaro. Da maggio, rileva Zaman, si è deprezzata del 29%. «Il clima non è sereno, un adeguamento severo che potrebbe arrivare fino alla recessione se i capitali stranieri fuggono è possibile. È una ipotesi non trascurabile» afferma Sylvain Bellefontaine, analista di Bnp Paribas.

Da 15 giorni la lira tocca ogni giorno nuovi minimi storici. Martedì la Banca centrale (Bct) come auspicato dal governo Erdogan non ha toccato i tassi d’interesse per difenderla. Ma dopo il nuovo crollo di oggi – a 3,26 per un euro e 2,38 per un dollaro – la Bct ha annunciato una riunione urgente del comitato monetario domani sera. Nonostante le reticenze di Erdogan, che teme danni su crescita, deficit pubblico (già al 7%), e portafogli degli elettori, fortemente indebitati, si potrebbe andare al rialzo dei tassi. Non è detto che basti. Cresce il clima di sfiducia fra gli investitori stranieri. «Le imprese locali e estere vendono lire e comprano dollari» afferma l’economista Erdinc Tokgoz che prevede una fuga dei capitali.

Lo scontro politico in vista del 30 marzo e della grande battaglia di Istanbul è ogni giorno più avvelenato. Erdogan si è scagliato contro Mustafa Sarigul, il candidato sindaco dell’opposizione, che potrebbe vincere, sostenendo di avere prove che lo coinvolgerebbero a sua volta in casi di corruzione. Già nei giorni scorsi i beni di Sarigul sono stati sequestrati per un presunto prestito non pagato del 1998. Il capo dell’opposizione Kemal Kilicdaroglu ha sfidato Erdogan, «se ha un onore», a rendere pubblici i documenti su Sarigul. Per Kilicdaroglu il ‘sultanò è «pronto a tutto» per fermare le inchieste anti-corruzione e restare al potere. Durissimo il capo del secondo partito di opposizione Devlet Bahceli. Erdogan, ha detto, un giorno «finirà dietro le sbarre».

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