TUNISIA: STOPPATA LA VOGLIA DI STATO ISLAMICO… PER ORA.

di REDAZIONE

Che sia stata fatta valere o meno la ragionevolezza della politica rispetto alla passione, la scelta di Ennahdha di non toccare il primo articolo della Costituzione della Tunisia, che ne sancisce le radici storico-religiose, ma anche la laicità dello Stato, rischia di aprire, in seno al partito di maggioranza relativa, una ferita di cui oggi è difficile valutare la portata.

La decisione di confermare l’articolo 1, non inserendo, quindi, la dicitura che avrebbe definito la Tunisia come uno Stato islamico e non di religione islamica (e quindi spianando la strada per l’adozione della sharia come elemento fondante della Costituzione) di fatto ha segnato un momento politico importantissimo per Ennahdha, spinto all’angolo, nelle ultime settimane, da manifestazioni, a Tunisi e altrove, in cui migliaia di persone sono scese in piazza sostenendo che la legge coranica, perchè espressione di Dio, non può che prevalere su quella degli uomini. Un passaggio che è apparentemente solo religioso o filosofico, perchè, di fatto, determinerebbe in Tunisia uno Stato ad un passo dalla teocrazia, perchè a sostenere la sharia, in piazza, non sono gli islamici tour court, ma quella frangia – il salafismo – che vede e legge tutto in funzione dell’islam.

Non è certo un caso se proprio il ministro tunisino per gli Affari religiosi, Noureddine el-Khademi, ha denunciato lo snaturamento delle moschee divenute, dalla «rivoluzione» in poi, luoghi di politica e non più di religione. La decisione di Ennahdha, quindi, è importante e ad oggi, in mancanza di spiegazioni ufficiali, si deve considerare come presa per evitare che le frizioni, emerse in sede di Assemblea costituente, si potessero acuire portando alla paralisi. Ma se questo può essere inteso come un passo politico, molto di più ci si attende da Ennahdha come partito di maggioranza in seno al governo e titolare dei dicasteri più importanti, quali quello dell’Interno, cui, formalmente, spetta la difesa dello Stato e delle sue prerogative, dentro i confini nazionali. Cosa che, a dire il vero, si sta vedendo poco, come testimoniano le intemperanze dei salafiti che ieri hanno preso possesso di avenue Bourghiba per una manifestazione a sostegno della sharia e contro recenti episodi di profanazione del Corano.

Ormai c’è l’abitudine alle intemperanza dei salafiti, che ieri hanno tentato di sloggiare, con la forza, una manifestazione di attori e associazioni culturali colpevoli di avere scelto come luogo per il loro evento quello che gli integralisti avrebbero voluto come punto di partenza del corteo. Ma a fare effetto non è stata la sassaiola o il lancio di uova contro gli artisti, quanto il fatto che i salafiti hanno dato la scalata all’Orologio, monumento che campeggia in piazza 14 gennaio, per issarvi i vessilli di Hezb Hettahir, partito fuorilegge, ma che agisce nella totale impunità. E la polizia? Già, la polizia. C’era, non ha fatto nulla per impedire le bandiere dei salafiti sull’Orologio nè per fermare lo sceicco che chiedeva alla gente di prepararsi perchè sta arrivando il momento di uccidere tutti gli ebrei che vivono in Tunisia. Non solo la polizia non ha fatto nulla, ma ha persino chiesto agli artisti (insultati, minacciati ed attaccati) di evitare di creare problemi con i salafiti.

Dalla caduta del regime, le tensioni sono tutt’altro che dipanate.

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