1866, LA GRANDE TRUFFA DEL PLEBISCITO VENETO

di SILVIA GARBELLI

E la verità, quella nascosta dalla ufficialità storica italiana e centralista, inizia a riaffiorare tra le pagine dei libri. Piccolo ma eccezionalmente incisivo, questo lavoro è frutto della ricerca e della tenace volontà di Ettore Beggiato, consigliere regionale veneto e promotore di numerose leggi in favore della cultura e storia veneta. Lo stesso Sabino Acquaviva, autore della prefazione, definisce il testo “importante, culturalmente e politicamente”, vero e proprio atto di valenza politica per rivendicare l’autonomia e l’indipendenza del Veneto. Acquaviva ha la consapevolezza di un’unificazione italiana “più imposta che voluta”, di una “storia che è stata travisata nei libri di scuola e imposta alle nuove generazioni”, ecco perché è essenziale scoprire le cause che hanno minato un’identità forte.

Prima di affrontare la narrazione degli eventi, Beggiato sottolinea nell’introduzione che “le potenze europee intendevano riconoscere al popolo veneto attraverso un plebiscito il diritto di scegliere il proprio futuro”. E’ opera di revisionismo consapevole di riscoprire una pagina di storia scritta dai vincitori che i “Veneti non dovevano e non debbono conoscere” e che riafferma la validità del principio di autodeterminazione, “ormai universalmente riconosciuto”, come “diritto umano, superiore ai diritti degli Stati”. Si afferma, infatti, come, dal plebiscito del 22 ottobre 1866 in poi, il popolo veneto viva in una condizione storica di “temporaneità”; la tradizionale serie di tentativi di riproporre la questione veneta proprio durante i 130 anni di presenza italiana ne è testimonianza viva: fra questi, l’episodio dei Serenissimi, 9 maggio 1997, o la recente risoluzione sul diritto di autodeterminazione approvata dal Consiglio regionale del Veneto del 22 aprile 1998.

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Seguono i quattro brevi capitoli di analisi della fase storica del fatal 1866: uno scenario estremamente dettagliato di clausole internazionali, di alleanze (come il Patto fra Italia e Prussia), di negoziati segreti con gli austriaci per giungere alla cessione pacifica del Veneto – a cui inizialmente l’imperatore Francesco Giuseppe si oppose – a fronte di una somma di denaro. Dopo la sconfitta italiana a Custoza il 20 giugno, quella austriaca a Sadowa il 3 luglio e la gloriosa battaglia della marina austro-veneta di Lissa del 20 luglio, l’Austria sottoscriveva l’armistizio di Cormons con l’Italia il 12 agosto. Ne conseguiva la cessione del Veneto alla Francia, con l’accordo di essere poi ceduto ai Savoia, in base al trattato di pace del 3 ottobre a Vienna fra Italia e Austria. Vi si riconosce però la “riserva del consenso delle popolazioni, debitamente consultate”.

Il 19 ottobre 1866 il Veneto veniva consegnato dai francesi a tre notabili ‘in una stanza dell’Hotel Europa di Venezia e la Francia rinunciava anche a essere garante internazionale. Ma l’allora presidente del governo italiano, Bettino Ricasoli, “interpreta pro domo sua i trattati”: nel libro sono riportati i documenti per comprendere come. Raccomandazioni e rassicurazioni da parte di alcuni Comuni sono la testimonianza di un risultato sconvolgente: i favorevoli al plebiscito risultarono essere addirittura il 99,9 %, quando, si afferma, gli aventi diritto al voto erano allora il solo 26% della popolazione: “maschi con più di 21 anni”. A tutto ciò si univa una campagna intimidatoria pro-annessione, in cui la libertà e segretezza di voto si avvalevano di biglietti di colore diverso e una palese dichiarazione del votante a favore o contro.

Le conseguenze del vergognoso plebiscito furono rivolte e manifestazioni di protesta verso restrizioni varie imposte dal nuovo Stato italiano: la proibizione di alcune manifestazioni religiose, la leva obbligatoria, la miseria e la povertà per tutto il popolo veneto, spesso costretto a emigrare in cerca di occupazione. Altrettanto deleteria è stata la sistematica distruzione del patrimonio culturale e linguistico veneto: l’arroganza unitarista del centralismo italiano si caratterizzava da subito attraverso la volontà annullatrice dell’identità locale. E, purtroppo, non solo in Veneto: nel libro è presente una lista dei molti popoli della penisola italica vittime dell’espansionismo sabaudo, insieme a brevi testimonianze di questa opera liberticida.

Interessanti sono anche le altre venti pagine che concludono il libro: sono documenti relativi ad armistizi, convenzioni, trattati, statistiche, manifesti e il citato Atto di consegna della Venezia alla Francia. Da leggere, come la postfazione di Flaminio De Poli, sinteticamente incisiva e identitaria, tesa a incoraggiare lo sforzo dell’autore Ettore Beggiato perché, come dichiarato nel giudizio, riportato a pagina 32, di Indro Montanelli “L’Italia è finita. O forse, nata su plebisciti-burletta come quelli del 1860-61, non è mai esistita…”

AUTORE: Ettore Beggiato; TITOLO: 1866: la grande truffa.   Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia; EDITORE: Venezia: Editoria Universitaria, 2007 (Seconda edizione); PAGINE: 80 pagine

PER APPROFONDIRE: Il Veneto nel 1866 non è mai stato ceduto all’Italia – Mocellin

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One Comment

  1. gigi ragagnin says:

    mi sembra impossibile che non sia possibile una via legale in europa o davanti alle nazioni unite per denunciare l’indebito acquisto da parte dell’italia del Veneto.

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