BRESCIA: UNA PROVINCIA MESSA SOTTO IL TACCO LEGHISTA

di GIULIO ARRIGHINI

Se la Padania, nella storia della Repubblica italiana, ha sempre sofferto di una sotto rappresentanza politica, la Provincia di Brescia, con l’avvento del potere leghista e, con una popolazione di un milione e trecentomila abitanti, ha, sul piano della rappresentanza toccato il minimo storico.

Alle elezioni politiche del 1992, la campagna elettorale personale di Calderoli (vietata dallo statuto, ma autorizzata in segreto da Bossi) ha consentito a Bergamo, e non era mai accaduto dalla cosidetta “unità d’Italia”, di eleggere un deputato in piu’ di Brescia all’interno dello stesso collegio elettorale. Un anno fa , l’imposizione nella lista elettorale regionale del “Trota”, con una lista preconfezionata a vantaggio del rampollo di casa Bossi, e un sostegno delle sezioni della valle Camonica, con a capo la falsa psicologa Monica Rizzi, il presidente della Provincia di Brescia Daniele Molgora e il vice sindaco del Comune di Brescia oltre a un consenso di 12.000 preferenze portano un varesino a rappresentare i bresciani nel consesso regionale. Nonostante le cronache riportino di ben due case affittate a Brescia dal neo consigliere regionale a spese del movimento, di Renzo Bossi, a Brescia, non sono rimaste che le promesse da campagna elettorale (nella quale Maroni garantiva per il “trota” dicendo che con un cognome così non si poteva sbagliare scelta).

Al contempo, dal consiglio regionale, sono piovute sul territorio bresciano autorizzazioni alla realizzazione di nuove discariche, come quella denominata “Bosco Stella”, nel territorio della Franciacorta, avversata dai quattro sindaci dei comuni interessati, a cui la Lega, sul territorio, si dice contraria, ma in Regione, con l’assessore Belotti, si esprime pubblicamente a favore.

Lo stesso dicasi per quanto riguarda la gestione delle acque del lago d’Idro e la relativa realizzazione di una galleria utile ai soli interessi elettorali dell’accoppiata Lega-PdL, impedita, fino ad ora, dalla determinazione del sindaco di Anfo (Unione Padana) a cui in questi giorni si è affiancata l’amministrazione di Idro. E che dire della centrale operativa del 118 sottratta al territorio bresciano?

Come si può ben constatare, la presenza di Renzo Bossi sul nostro territorio, ha, quantomeno aperto una stagione della quale avremo fatto volentieri a meno. Quella di una manifesta avversione dell’istituzione regionale verso la provincia di Brescia e, come dimostra il caso di Anfo e della Franciacorta, di un’avversione dell’istituzione regionale verso piccole comunità che rivendicano il diritto all’autonomia nella gestione del proprio territorio.

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2 Comments

  1. Vittore Vantini says:

    Caro Giulio, anche la Lega (è più che evidente ormai) si è prostituita nelle logiche spartitorie, nelle lotte a coltello per le poltrone e a raffazzonare il peggio che c’era in giro. Ma certo che tutti o quasi sapevano e non tanto “perché non potevano non sapere, quanto per il fatto che, se si va a sfogliare centinaia di asserzioni dei capi leghisti, vi è la prova di quanto facevano illegittimamente. Speriamo che gli elettori ne traggano le dovutissime conseguenze.

  2. mostassu says:

    La cosiddetta centuria perduta di Nostradamus dice che ”Bossut sarà trahi par una femme cui nom part per S e grassa che lo abbandonò per sete di potere ” e sarà ‘sauvè par une magonà che vieve in terra bagnata dal gran lac”. Tutto fa ritenere che la salvazione venga dal bresciano…..poi la centuria parla di fuco e fiamme distruggitrici e di una finale amarissimo, secondo la traduzione del Viroli.

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