Troppi onorevoli non hanno mai lavorato un giorno. Ecco perché non sanno cosa vuol dire “produrre”

di GIANLUIGI LOMBARDI CERRIPARLAMENTO

 

Riprendiamo dal secondo punto l’analisi dei fattori del disastro italico:

-Leggi e Regolamenti disastrosi

-Politici per la maggior parte incapaci o inesperti

-Burocrazia troppo potente e non adeguatamente preparata.

 

Il Parlamento italiano non funziona e, quello poche volte che funziona in generale lo fa da cani. Perché avviene ciò? I motivi sono diversi , ma possono essere  sintetizzati dai seguenti punti. Naturalmente insieme alle modalità di  legiferare , che abbiamo illustrato nel capitolo precedente.

1.-Una nazione delle dimensioni dell’Italia non può, se non con grave danno, essere gestita, oltre che da criteri centralistici anche da persone che, nella maggioranza dei casi nulla sanno di Leggi e di organizzazione.

Quindi il Parlamento dovrebbe essere composto da persone con una validata esperienza nei due settori citati (o, almeno in uno). Nessuno afferma che i parlamentari dovrebbero avere 3 o 4 lauree, ma come minimo, possedere una non trascurabile esperienza lavorativa.

Poichè aver lavorato significa essere allenati a portare a buon fine nei tempi, nei costi e con la qualità previsti,  una qualsiasi cosa che costituisca un obbiettivo.

Un tornitore (e  pesco un lavoratore a caso) conosce abbastanza bene come funziona l’organizzazione della ditta in cui lavora, sa “chi fa che cosa “ ed è responsabile della qualità e della quantità del suo lavoro, misurate in maniera oggettiva.

Per contrapposto ad una Boldrina qualsiasi non darei la gestione di un pollaio di tre galline, certo che , in un breve lasso di tempo, le farebbe morire tutte.

D’altra parte anche il suo cursus honorum desta più di una perplessità.

Un letterato ( con tutto il massimo rispetto ) e in generale tutti i laureati in una  qualsisi “scienza dell’opinabile” sono abissalmente distanti dalle succitate indispensabili caratteristiche.

2.-Per far ciò bisogna che gli eletti , in fase di candidatura  debbano essere scelti in base ad un accettabile curriculum  e non per essere capaci di infiammare le piazze facendo a priori promesse che non potranno mantenere, o discettando di filosofie , molte delle quali , una volta applicate , hanno dato luogo a disastri umani ed economici.

3.-Diversamente far politica costituirà , come succede adesso, un modo per trovarsi uno stipendio ( sopratutto rilevante specie per persone che non hanno mai visto due biglietti da 100 uno sull’altro).

Agguantato lo stipendio si batteranno con ogni mezzo, lecito o illecito per mantenerlo “ a prescindere”, creando situazioni, che abbiamo ahimè sottocchio, di parlamentari che percorrono tutto l’arco costituzionale pur di  trovare qualcuno che non li mandi a casa.

4.-Questi personaggi impediranno con ogni modo che avvenga un ricambio che dovrebbe garantire l’abbandono di una qualsiasi seggiola politica dopo un massimo di due archi legislativi.

In caso contrario,  a poco a poco, i parlamentari diventano esperti di trucchi più o meno nobili per rimanere a galla, ben sapendo che se tornano a casa dopo pochi anni di politica non solo avranno un non indifferente problema di trovare uno stipendio cui sono abituati, ma anche solo di trovare un qualsiasi stipendio per umile che sia.

Per vedere una corretta strutturazione basta vedere che cosa succede in USA dove si verifica un continuo proficuo scambio di personale tra attività produttive e politica.

Non è tutto oro quello che luccica , ma campioni di incapacità e di imbecillità come si trovano da noi , saldamente piazzati al potere, in USA sono rarissimi.

In sintesi: diventare parlamentare o ministro dovrebbe essere un premio per una valida carriera e non una pura seggiola per raccomandati.

 

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