Troppe ore a scuola, per sfornare cosa poi…?

di SERGIO BIANCHINIsondaggio e Abravanel 1

La genericità è la madre di tutte le grandi campagne sui mali e le terapie della scuola. Perché qualunque precisazione su qualunque argomento suscita infinite controversie. E quindi anche Abravanel, nell’esporre sul corriere dei giorni scorsi i risultati di un sondaggio di opinione sulla scuola deve limitarsi ad osservazioni e proposte “impressionistiche” augurandosi un dibattito più ampio.

Racconta così che gli ”italiani”(i 1000 consultati) ritengono i docenti impreparati e incapaci, che la valutazione degli alunni è considerata soggettivistica e multiforme, che si ritiene inesistente ancora un vero metodo di valutazione delle scuole , che la riforma Renzi  sia una cosa timida e che la vera riforma della scuola debba ancora venire.

Sono cose condivise da moltissimi e non da oggi.

Le cure dei mali e la riforma vera? Anche qui rimaniamo nello stile impressionista.

Abravanel chiede di : cambiare il modo di insegnare, valorizzare i test Invalsi, allungare il tempo scuola dei docenti,valutare i presidi che poi devono poter  valutare i docenti.

Abbiamo sentito mille volte trattare queste problematiche su cui a parole ci sono amplissime convergenze che puntualmente divergono sulle proposte organizzative successive e così veri passi avanti non se ne fanno.

Su un punto solo Abravanel rompe la genericità, proponendo un orario per i docenti di trenta ore settimanali . Sono perfettamente d’accordo con questa proposta che sarebbe risolutiva della natura assolutamente unica e negativa del  docente in Italia. In Italia il lavoro docente statale è un lavoro part time che impedisce la vera modernizzazione della scuola. Al tempo corto dei docenti è legato il basso stipendio, la femminilizzazione del sistema e la lunga chiusura estiva delle nostre scuole. Ad esso consegue l’impossibilità delle attività di recupero mirato pomeridiane o dei corsi di riparazione estivi.sondaggio e Abravanel 2

La richiesta di allungare il tempo docenti viene avanzata timidamente forse perché è chiaro il muro che le vestali scolastiche alzeranno di fronte all’avanzata di questa idea. Ma si potrebbe fare un compromesso, e cioè lasciare la possibilità del tempo attuale ridefinito come tempo parziale  introducendo gradualmente l’insegnante a tempo pieno.  Un insegnante ben pagato, con le sue 36 ore settimanali (come i docenti regionali) di cui 18 di docenza. A questo docente e solo a questo dovrebbe essere assegnato il coordinamento delle classi  ed un ruolo preminente nel rapporto scuola famiglia.

Questa misura da sola modificherebbe di gran lunga la funzione docente.

Per quanto riguarda la soggettività assoluta nei voti dati agli alunni più volte ho proposto che in ogni istituto si svolga una prova quadrimestrale somministrata dal gruppo dei docenti della stessa materia e corretta collegialmente. Ho proposto inoltre di spostare tutte le verifiche e le interrogazioni al pomeriggio in ore specifiche dedicate alleggerendo così le mattine che, con ore ridotte a 45 minuti, vedrebbero soltanto spiegazioni, conversazioni ed esercitazioni.

Per la valutazione dei presidi ho più volte proposto che sia l’organizzazione ordinaria del sistema scuola la via per selezionare i dirigenti, abolendo gli uffici scolastici provinciali e dislocando i presidi a livello distrettuale(200.000 abitanti) sotto la supervisione di un dirigente scolastico distrettuale. Verrebbe così abolita la titolarità di istituto a favore di una titolarità di distretto con utilizzo annuale in una scuola del distretto stesso a discrezione del DSD.

La stessa cosa dovrebbe valere per i docenti che diventando titolari non di istituto ma di distretto sarebbero meno inamovibili e piu facilmente valorizzabili o neutralizzabili.

Per quanto riguarda la valutazione degli istituti scolastici penso che ogni scuola dovrebbe, annualmente , effettuare alcuni sondaggi standard, sempre uguali negli anni, i cui risultati dovrebbero essere pubblicizzati . Un sondaggio  tra gli alunni sul gradimento e le difficoltà della scuola e per raccogliere suggerimenti, uno tra i genitori  ed uno tra i docenti.

Servirebbe inoltre una serie ben definita di statistiche annuali, sugli esiti scolastici classe per classe e su altri indicatori come:  caratteristiche dei genitori, qualità alunni in ingresso, provvedimenti disciplinari, infortuni, assenze degli alunni .

Il giornalino annuale di istituto con tutti questi elementi (sondaggi e statistiche) dovrebbe essere obbligatorio e contenere anche i risultati delle prove INVALSI. Si formerebbe così gradualmente il metodo di comprensione e valutazione della realtà dei singoli istituti scolastici e del loro andamento negli anni.

Una cosa però nell’articolo di Abravanel mi ha deluso fortemente perché, nella frettolosa genericità, si allinea ancora una volta alla seconda grande anomalia (dopo quella dei docenti) del sistema scolastico italiano e cioè il tempo scuola degli alunni.

“L’Italiano ha voglia di scuola! Il 75 % degli intervistati vuole più ore per recuperare chi è indietro, valorizzare i più capaci, fare più sport e arte”

L’impaginatore ha tradotto con un occhiello così ”Le famiglie chiedono….un maggior numero di ore in classe…). In effetti è l’impaginatore che piega la dichiarazione di Abravanel secondo il pensiero sindacal correct, ma Abravanel avrebbe potuto evitare questa strumentalizzazione pronunciandosi esplicitamente su questo tema cruciale.

Ebbene, ecco ancora all’opera il tempopienismo!  La” voglia di scuola degli italiani”, non precisata, si trasforma nella presunta richiesta di ..più ore in classe per l’alunno.. in un paese che ha il record europeo delle ore di lezione annue.

Mille volte ho segnalato che le nostre scuole sono le meno aperte d’Europa ma che il nostro alunno fa più ore in classe di tutta l’Europa e (salvo Israele) del mondo.

Proprio questa confusione(usata ad arte) tra ore in classe curricolari ed apertura della scuola  sta alla base del grande inganno sindacal-corporativo e della immobilità del sistema.

La scuola come edificio andrebbe aperta dal mattino alle 7 fino alla sera alle 19 in tutti i giorni lavorativi dell’anno. Le attività curricolari a classe intera dovrebbero svolgersi solo il mattino per 4 ore giornaliere di 800 annuali, ore ridotte a moduli senza cambiare il peso specifico degli insegnamenti.

Il tempo docenza risparmiato dovrebbe essere utilizzato poi massicciamente per le attività mirate di recupero e per le attività aggiuntive opzionali. Così, senza aumenti di spesa, si andrebbe incontro alle infinite istanze pigramente, eternamente, Verghianamente trascurate e incancrenite nelle nostre scuole. E guarda caso, diventeremmo anche.. europei!

Mi auguro che il coraggio dimostrato nel toccare il tabù dell’orario dei docenti spinga Abravanel ad attaccare anche il secondo grande tabù.

(gentilmente concesso dall’autore, pubblicato su Sussidiario.net)

 

 

 

 

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